Ciak, si gira. Presidenti nello Studio ovale

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Ciak, si gira. Presidenti nello Studio ovale

Eroi, farabutti, romantici, comici o eletti chissà come. Il cinema si è spesso divertito a immaginare improbabili Presidenti degli USA.

Tutto si può dire dell’elezione di Donald Trump, tranne che non sia stata un colpo di scena. Per decenni, il miliardario newyorkese, ancora lontano dalle tinte forti della sua avventura politica, è stato un’icona ricorrente della cultura pop nella tv, nei fumetti, nel cinema, a cominciare dalla nota profezia dei Simpson sulla sua elezione. Con il cameo in Mamma ho riperso l’aereo nel 1992, The Donald è un futuro presidente USA che recita in un film di fiction, 28 anni dopo l’ultimo ruolo cinematografico di Ronald Reagan, in Contratto per uccidere di Don Siegel (1964). Un noir tratto da Hemingway, originariamente pensato per la tv, con cui Reagan conclude la sua non memorabile carriera artistica. Due anni dopo verrà eletto Governatore della California. Nel gennaio 1981, giurerà come 40° Presidente.

La Casa Bianca è uno dei luoghi più visitati dal grande schermo. Tralasciando coloro che si sono misurati con figure di presidenti realmente esistiti (i Lincoln di Daniel Day Lewis e Walter Houston, il Nixon di Anthony Hopkins, il Clinton di Dennis Quaid, il George W. Bush di Josh Brolin, ecc.), sono molti i divi che hanno impersonato inquilini immaginari del 1600 di Pennsylvania Avenue.

I Presidenti “super”

Valorosi, coraggiosi, indistruttibili. I Presidenti supereroi o giù di lì sono quelli forse più capaci, per ovvi motivi, di solleticare la sensibilità del pubblico a stelle e strisce. Ne fornisce un esempio perfetto Bill Pullman in Independence Day, presidente ex-pilota da caccia che non esita un istante a tornare a volare contro i cattivissimi alieni di turno. Coraggio e abnegazione a iosa, senza purtroppo altrettanta ironia, per il blockbuster di Roland Emmerich del 1996.

Niente extraterrestri, ma terroristi emersi dal caos in cui versa la Russia del 1997 per il Presidente Harrison Ford in Air Force One di Wolfgang Petersen. Quando i cosacchi guidati dal feroce Gary Oldman si impadroniscono del velivolo presidenziale prendendo decine di ostaggi tra cui la First Lady e la figlia, il Primo cittadino non ci pensa nemmeno a lanciarsi con il paracadute; si nasconde a bordo ed organizza la guerriglia, mentre a terra c’è la trepidante vice Glenn Close.

Non può fare nulla, se non incoraggiare il mondo ad intraprendere una nuova vita, il Presidente Morgan Freeman che in Deep Impact (1998) assume la guida (potrebbe essere altrimenti?) dell’umanità superstite alla rovinosa collisione della Terra con una cometa.

Vorrebbe essere tutt’altro che un eroe il Jack Nicholson di Mars Attacks!, pavido Commander in chief  che si illude di poter affrontare pacificamente gli invasori alieni, in questo feroce apologo di Tim Burton del 1996.

I Presidenti della porta accanto

All’estremo opposto ci sono i presidenti “normali”, che affrontano l’eventualità di essere l’uomo più potente del mondo con il buon senso (?) “del cittadino comune”. Michael Douglas ne Il Presidente – Una storia d’amore, arrivato alla Casa Bianca contemporaneamente alla morte della moglie, troverà nuovo slancio ideale grazie all’amore dell’attivista ambientalista Annette Bening. Dirige Rob Reiner, con un occhio a Frank Capra.

Così come è sempre il “movente passionale” a indurre l’ex-presidente Gene Hackman a candidarsi a sindaco di una piccola cittadina in Due candidati per una poltrona (2004), sfidando addirittura l’idraulico del paese Ray Romano. Umorismo, attori in parte ed un protagonista eccelso per una commedia leggerissima.

E se il Capo si sente male? Lo si rimpiazza. In Dave – Presidente per un giorno di Ivan Reitman (1993), Kevin Kline interpreta sia il bieco Presidente Bill Mitchell che sia il sosia chiamato a impersonarlo dopo un ictus. Il guaio è che il miglioramento dell’uomo sotto tutti i punti di vista diventa quasi impossibile da nascondere.

Hanno fin troppi difetti da “cittadino della strada” gli ex-presidenti Jack Lemmon e James Garner in Fuga dalla Casa Bianca (1996), che riescono a mettere da parte l’odio reciproco e sventare le losche manovre del loro successore Dan Aykroyd.

Mascalzoni al potere

Ma il Presidente è un modello di virtù? Nel 1998 Mike Nichols, con il suo consueto sguardo ultra-caustico, ne I colori della vittoria, cuce addosso a John Travolta i panni di un futuro presidente con un bel po’ di scheletri nell’armadio. Ma non è ancora niente.

È ancora Gene Hackman, diretto da Clint Eastwood in Potere assoluto (1997), ad incarnare forse il peggior soggetto della filmografia presidenziale. Il Presidente Alan Richmond fa uccidere l’amante che si ribella alle sue violenze, ma non ha fatto i conti con lo scassinatore Clint che ha visto tutto.

Dunque, non c’è altro da dire… Se non che staremo a vedere come evolverà lo sguardo della macchina da presa sullo Studio ovale nei prossimi quattro anni.

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