Arlecchino: il teatro, i colori e l’arte visiva

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Arlecchino: il teatro e l’arte visiva
fonte: web

Arlecchino, maschera della commedia dell’arte, nel teatro muta e si evolve. E se nella letteratura arriva perfino a rivoluzionarsi, nell’arte visiva Arlecchino trova la sua dimensione in un continuo cambiamento.

Il teatro nell’arte ha avuto un’evoluzione incredibile nel corso del tempo; in particolar modo a seguito della rivoluzione in ambito letterario apportata da Goldoni, il teatro non è più stato lo stesso. Questo ha comportato una rivisitazione delle maschere che hanno perso la loro stereotipizzazione: si è così partiti dalla commedia dell’arte per approdare nel “teatro di carattere” del ‘700. Lo studio goldoniano dei personaggi ha portato ad una riflessione sul ruolo degli stessi anche da parte dell’arte visiva che non ha rinunciato ad esprimersi.

In questo periodo in cui il carnevale colora le nostre strade abbiamo deciso quindi di analizzare nello specifico un cambiamento della figura di Arlecchino, un personaggio che da Picasso è stato ritratto nella sua essenza.

Picasso e il suo Arlecchino

La maschera leggendaria di Arlecchino è stata reinterpretata da Picasso, il quale ha messo su tela l’insieme delle sue conoscenze. Gli stilemi del Cubismo, del Surrealismo, del Neoclassicismo e dell’Espressionismo sono stati un punto di inizio da cui Picasso è partito per ritrarre la maschera di questo servo imbroglione. L’artista spagnolo, affascinato in modo incredibile da Arlecchino, ha addirittura deciso di rappresentarlo in modo diverso dandogli più volti.

La realizzazione delle tele che ritraggono Arlecchino vedono la costruzione della tecnica pittorica di Picasso, che è cambiata e si è rivoluzionata notevolmente negli anni. A seguito dell’esperienza cubista, l’avvicinamento alla corrente del Surrealismo avvenuta nel 1925 in un’Europa in crisi, è stato per quest’ultimo motore di ricerca. Infatti sempre negli anni ’20 Picasso si è riavvicinato all’Astrattismo, cercando la dimensione corretta con cui esprimere il proprio Io. Una ricerca che non si è mai arrestata e infatti grazie a questo incedere Picasso non ha mai smesso di porsi in rapporto dialogico con i valori del Neoclassicismo negli anni ’30, che è sempre stata per lui sprone e motivo di riflessione e con i valori dell’Espressionismo.

La riflessione sull’Io e sulla società, di Picasso è stata scomposta ed esaltata; questi ha visto la sua riproduzione attraverso la figura di Arlecchino e per questo lo ha riprodotto diverse volte. Infatti dal 1901 fino al 1936 Picasso ha deciso di rappresentare nella maschera di Arlecchino sé stesso ma anche “l’altro”. In questo modo Picasso si è servito di Arlecchino per ricostruire la storia di un racconto: l’evoluzione di una maschera, dei suoi valori e dell’uomo.

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