La Formica d’Oro e il richiamo della comunanza

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Si è celebrata il 25 Febbraio 2017, presso la Sala Solferino della Croce Rossa di Roma, la X edizione del premio Formica d’Oro: storia di un trionfo del Terzo Settore contro il vuoto isolazionista.

Il 26 Febbraio 2017 è una data fondamentale per i cosiddetti cultori dell’Academy e dell’enorme macchina industriale hollywoodiana, essendo questo, nonostante l’alta tensione attuale, il fatidico giorno (o meglio notte) degli Oscar. E se senza ombra di dubbio oggi tutti i cinefili del mondo potranno placare l’affannosa “sindrome da premiazione”, ieri, in un bizzarro quanto reale parallelismo, è stato il Terzo Settore in tutte le sue sfaccettature a dominare la scena romana, festeggiando gli “Oscar della solidarietà” con la X Edizione del Premio Formica d’Oro.

L’operosità “d’Oro” come sinonimo di associazionismo.

Ieri 25 Febbraio 2017 si è tenuta alle ore 16.00 presso la Sala Solferino della sede della Croce Rossa a Roma la X edizione della premiazione del non profit regionale promossa dal Forum Terzo Settore Lazio in collaborazione con l’Associazione per la salute mentale Progetto Itaca Roma; la conduzione sapiente dell’evento viene affidata a Daniela Pascolini congiuntamente a Gianni Palumbo, portavoce del Forum Terzo Settore Lazio, i quali hanno assegnato oltre 20 riconoscimenti ai realizzatori di esperienze innovative o in qualche misura promotrici dello stile di vita/lavoro facente capo al mondo solidale.

Indispensabile sottolineare come l’assegnazione della Formica d’Oro sia stata razionalmente suddivisa in 6 diverse aree comprendenti Organismi del Terzo Settore regionale, Media e Comunicazione, Enti Locali, Ricerca, Servizio Civile e singole personalità, pur avendo tutte come comune denominatore l’affermazione della “laboriosità dei piccoli”.

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#Formicadoro2017: Premiazione 2.0

Ad aprire le danze sono due giovani donne premiate nella sezione “Ricerca”: La Professoressa Francesca Dragotto che ha utilizzato il potere della lingua italiana per sottolineare la brutalità della violenza di genere e richiama per questo il contrasto alla violenza sulle donne del Progetto Campo di Marte, e Francesca Gaglione con una tesi- progetto sull’economia sociale in collaborazione con l’Associazione Spes Contra Spem.

Nella sezione della Formica d’Oro che riguarda gli “Organismi di Terzo Settore“, quindi associazioni, cooperative sociali e istituzioni di volontariato, si succedono sul palco storie di realtà  più o meno note ma tutte di importanza fondamentale per l’enorme contributo umano: dall’Esercito della Salvezza che ha promosso il cappuccino sospeso nei bar di San Lorenzo e Tor Bella Monaca, al mondo dell’accoglienza e sostegno a forme di disagio che si riconosce nell’operato della coop sociale PID, donatrice di una chance di rinascita per ex detenuti che rivendicano una possibilità di redenzione.

Il ruolo della verità.

Colpisce dritto al cuore della platea, oltre alla premiata AVI- Agenzia per la Vita Indipendente, unico esempio di servizio civile nella capitale in cui persone con disabilità si aiutano tra di loro, il racconto per la sezione Enti Locali/Enti Pubblici, dell’IPAB Sant’Alessio, simulacro sia della cecità come riscoperta di se stessi attraverso la significativa esperienza della Black Box, che del buio come equalizzatore universale.

Impossibile poi non accomunare due percorsi di vita totalmente differenti, uno scelto e l’altro imposto, assimilati dalla ricerca costante della verità: la giuria ha infatti assegnato il premio per la sezione “Personalità” ai genitori di Giulio Regeni, i quali hanno avuto il merito di rompere le catene dell’omertà sulla questione dei diritti umani, e nella sezione “Media e Comunicazione”  alla giornalista Federica Angeli, per la denuncia della criminalità organizzata nelle zone periferiche dimenticate dalla Capitale; entrambe le esperienze empatiche sono state simboliche testimonianze non solo di coraggio, ma di lotta senza esclusione di colpi all’isolazionismo.

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L’attualità dell’emergenza.

premio 2017Tuttavia nel corso della premiazione un filo “dalle tinte fosche” si dipana lentamente: l’emergenza del Centro Italia infatti ha un ruolo principe nel corso del pomeriggio, e sia il cesto con prodotti tipici messo in palio per l’estrazione tra i partecipanti, che le numerose organizzazioni presenti (tra cui la stessa Croce Rossa), ricordano la fatica e i momenti di cedimento che ora lasciano spazio alla speranza della ricostruzione: dal lavoro di onlus come Missionland, un’organizzazione il cui motto è “ridurre le distanze donando i mezzi”, ai volontari della Brigata Garbatella che hanno recentemente acquistato una tensostruttura per poter ricoverare animali a rischio nelle zone colpite dal sisma.

In questo connubio di gioia ed emotività non manca assolutamente l’intrattenimento, affidato alla compagnia teatrale Butterly della Comunità Capodarco di Roma con la performance “Quattro formiche sulle ali di una farfalla” suddiviso emblematicamente in quattro parti: la finestra di fronte, profughi, le gabbie, la conquista del paradiso. Attraverso un ensemble di stasi e movimenti, le “formiche operose” di nero vestite compiono un viaggio metaforico tra le questioni spinose della società moderna, scandagliando l’animo umano in un modo assolutamente innovativo.

Il momento dell’oggettività.

Nello spirito celebrativo della Formica d’Oro non mancano le antinomie, o meglio i punti di criticità: in una società dove aumentano in modo esponenziale le istituzioni legate al mondo del Terzo Settore, facendo registrare un incremento continuo che da dieci anni ad oggi registra picchi del 28%, e in cui proporzionalmente crescono le grida di aiuto e il risentimento per l’abbandono da parte di importanti fasce dimenticate della collettività, viene spontaneo chiedersi se un premio ogni anno, per giunta senza eguali in tutta Italia, possa essere sufficiente o no.

Naturale conseguenza è domandarsi quindi se l’attenzione mediatica vada di pari passo con un fenomeno sociale esplosivo e se non sia il caso che riforme e disegni di legge vengano sostenuti da reali politiche inclusive. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

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