Italiani in vacanza: come riconoscerli all’estero

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Openmag affronta oggi il tema degli italiani in viaggio: stereotipi e luoghi comuni analizzati in chiave per lo più ironica, in un elenco tutto da scoprire.

Ricordate “Turista fai da te? Italiani … No Alpitour? Ahi ahi ahi…”. Bene: ci sono viaggiatori navigati e quelli che, dopo anni di sacrifici, si concedono la vacanza sognata da una vita e organizzata al dettaglio, nel villaggio italiano dove si parla e si mangia italiano. E poi c’è quello che sta nel mezzo: la scienza dovrebbe avviare un serio studio su quella specie di italiano che l’antropologia definisce homo turisticus, riconoscibile in ogni parte del mondo, in vetta alle Ande o nel mare dei Caraibi, nella metropolitana di New York o su un tuk tuk della Thailandia.

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partenze degli italiani

L’homo turisticus italiano lo si riconosce già in aeroporto. Insieme ai suoi simili, questi italiani hanno serie difficoltà a formare una fila al check in, ammassandosi sul banco della compagnia aerea per timore di non trovare posto. Neanche fosse sull’autobus da Roma Termini per Città del Vaticano! Altra caratteristica quella di partire con due, tre valigie del suo stesso peso, con il guardaroba estate/inverno “sia mai cambiasse il tempo”. E poi quell’irrefrenabile istinto di parlare senza soluzione di continuità con i suoi simili, facendo in modo che tutti, ma proprio tutti, sappiano qual è la destinazione del viaggio.

italiani in partenza
italiani in partenza

Occhiale da sole anche alle otto di sera, bermuda bianco e polo di marca in bella vista. Sempre pronto a scherzare e con il sorriso stampato in faccia. L’italiano in vacanza all’estero si riconosce da un miglio: riescono a identificarlo sia i “suoi simili” (a chi non è capitato, passeggiando mentre si è in vacanza fuori dalla penisola, di incrociare una persona e subito da lontano identificarla come italiana) che gli stranieri, trascinati da stereotipi e luoghi comuni che, spesso, nascondono un fondo di verità.

Cercare di riconoscere gli altri italiani dalla faccia, anche se è molto più facile dedurlo dagli abiti.

Durante il breakfast in hotel rovesciare tonnellate di cibo nel piatto e di seguito giustificarsi con i commensali spiegando che si fa colazione solo in queste occasioni, altrimenti di solito ci si fa sì e no un caffè.

“Ma quanti italiani ci sono?! Chiederlo compulsivamente ovunque ci si trovi.

Essere moderatamente seccati quando si viene salutati da altri italiani.

Di fronte a una qualunque opera d’arte degna di nota, diventare super esperti rammentando che in Italia siamo sommersi dalla bellezza, e proprio per questo, non vi facciamo più caso.

Se ci si trova in paesi nordeuropei fare commenti sulla pulizia ossessiva delle strade; inevitabile dire: “Se getti una carta a terra ti arrestano”.

Se si è in paesi extraeuropei, alla prima schifezza che si incontra per strada osservare che sembra di essere a Roma.

Stupirsi che all’estero la nostra lingua abbia un folto ed eterogeneo gruppo di fieri appassionati.

Cercare di recuperare in un quarto d’ora al duty free i regali che si è dimenticato di acquistare durante tre settimane di vacanza. Orientarsi pateticamente su quegli oggetti che potrebbero passare per produzioni tipiche. Dolersene, e soprattutto ,vergognarsene.

Trovarti a tavola con stranieri, parlare di cibo (diverso da quello che si sta mangiando) e poi dimostrare autoironia osservando che è tipico degli italiani parlare di cibo mentre si sta mangiando.

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italiani a tavola

E ancora…

Anche se non si conosce neppure il nome della città che si sta visitando, provare un senso di superiorità ogni volta che si incrocia un gruppo di turisti al seguito di un accompagnatore. Sentirsi un po’ come Chatwin, durante il suo viaggio in Patagonia.

Indignarsi nei confronti dei compatrioti che non appena toccato terra dopo un volo aereo, danno libero sfogo ad applausi e varie esultanze. Chiedersi quale alternativa all’atterraggio ben riuscito avessero preso in considerazione.

Infine però, il turista italiano ha una particolarità che nessun altro turista, da qualsiasi parte del mondo provenga, possiede: non abbandona mai il proprio simile nelle difficoltà. È pronto a dividere il cibo, i soldi, anche gli averi pur di non lasciare un connazionale nel pantano.

E questo, in fondo, ci rende orgogliosi di essere italiani, seppur con tutti i difetti raccontati da quegli stereotipi che ci calzano spesso a pennello.

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