Sacro e profano: l’amore che libera artisti e arte

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L’arte è diventata libera quando il sacro grazie all’amore ha lasciato il posto al profano. Un cambiamento profondo che ha superato i confini della tradizione e raggiunto la fantasia.

La linea di confine tra il sacro e il profano ha dato vita all’arte “libera”. Per secoli infatti gli artisti hanno dovuto adeguare il proprio stile alle richieste di committenti legati ad un ambiente religioso. A lungo l’arte è stata per questo figlia della religione: il sacro ha dettato nel tempo le proprie regole, definendo ogni caratteristica delle opere d’arte. Infatti nonostante la grandezza di pittori come Raffaello, Tiepolo o Bernini sia riconosciuta in tutto il mondo, le loro opere non possono essere definite “arte libera”.

L’estro di questi artisti è stato infatti imbrigliato e condotto verso una linea espressiva ben definita dalla retorica religiosa. Volendo rintracciare un momento storico in cui l’arte si è allontanata dal sacro per addentrarsi nel profano, si può prendere ad esempio La Gioconda di Leonardo da Vinci. Grazie a quest’opera l’amore è riuscito a superare gli ostacoli del tempo, facendo prevalere la profondità delle emozioni di un’arte profana rispetto alla complessità di un simbolismo sacro.

La storia della Gioconda

sacro e profano: quando l'arte diventa liberaQuest’opera tra le più famose al mondo, può oggi essere considerata un simbolo dell’amore e dell’arte profana. Questo quadro di cui ancora oggi non conosciamo con esattezza tutta la verità è un’opera d’arte libera dal sacro e dal suo simbolismo. La Gioconda rappresenta la forza di un’amore provato da un uomo per la propria moglie defunta. Infatti grazie a degli studi recenti sembra che l’identità che si cela dietro la figura della Gioconda sia quella di Pacifica Brandani. Questa gentildonna italiana, sposata con Giuliano de Medici, ha perso la vita poco tempo dopo la nascita del proprio figlio, Ippolito de Medici.

Quando il bambino, cresciuto con il padre, ha chiesto di poter conoscere il volto della madre, Giuliano de Medici si è rivolto a Leonardo da Vinci. Questi avrebbe allora, secondo tali studi, immortalato la bellezza di Pacifica Brandani in un’opera che purtroppo non è mai giunta al legittimo proprietario. Infatti a causa della morte di Giuliano de Medici, La Gioconda ha continuato a viaggiare nei secoli. Tuttavia in questo modo la storia ha potuto farsi portavoce di come quest’opera sia divenuta non solo simbolo dell’amore ma esempio dell’arte libera svincolata dal sacro.

Quando l’arte diventa libera

L’arte ha voluto nei secoli far sentire il bisogno di essere libera. La manifestazione di questa necessità si è espressa nel momento in cui gli artisti hanno deciso di lasciare il sacro e abbracciare il profano: l’allontanamento dai dogmi della religione ha infatti permesso all’arte di affermarsi nella sua essenza. Prendendo in considerazione gli studi di Walter Benjamin si può andare nel profondo della questione, attraverso riflessioni che conducono alla scoperta dell’importanza dell’hic et nunc di un’opera d’arte: questa per essere vera deve rispettare il contesto storico in cui è nata, rimanendovi fedele. Ma è quando quel momento di verità rimane valido nel tempo che l’arte è veramente libera. E probabilmente è la forza di quest’arte libera che ha permesso al sorriso enigmatico della Gioconda di continuare ad affascinare chi lo guarda.

Così, quando la religione è stata messa in secondo piano rispetto alla riflessione introspettiva dell’Io, il sacro ha perso la sua predominanza. In questo modo l’arte profana ha avuto modo di esprimersi libera rinascendo svincolata dai dettami religiosi. L’imposizione dell’arte su commissione legata al simbolismo del culto, è diventata antica nell’epoca moderna e per questo non più valida.

Sacro e profano, il contrasto nel mondo dell’arte che ha cambiato la storia degli artisti. Un percorso volto alla ricerca della libertà in cui l’arte ha imparato a  rispettare se stessa.

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