L’odio nel mondo e la sua storia

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La storia dell’uomo ha da sempre avuto fasi più o meno difficili riguardo la convivenza pacifica in diverse aree del mondo, in particolare riguardo ad un tema non ancora risolto: l’odio per la diversità. 

La natura dell’odio

L’odio, per definizione è uno dei sentimenti più pericolosi che l’uomo può provare verso i suoi simili. E’ un sentimento distruttivo, attraverso il quale non si può risolvere nessuna questione ma si possono solo generare reazioni sproporzionate di violenza e aggressività. Nelson Mandela ci ricorda che “essuno è nato per odiare per odiare un’altra persona per il colore della pelle, o il suo passato o la sua ragione. La genete deve imparare ad odiare..”. Questo ci ricorda che l’educazione e la cultura diffusa in un periodo storico gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo di sentimenti d’odio in una determinata società, di conseguenza l’umanità ha una grande arma per combattere l’odio che è l’educazione.

Le vittime

Quasi tutti i gruppi di persone vittime dell’odio non possono difendersi, sia perché generalmente  sono espressione di una moniranza o comunque attaccati in una occasione di impoteza e disarmo, sia perché il gruppo a cui appartengono non sta mettendo in atto azioni violente nel momento di subire violenza e quindi non hanno la possibilità di poter reagire. Le vittime delle azioni di odio sono attaccate generalmente per il colore della pelle, per il sesso, la religione, l’orientamento sessuale, il pensiero politico, la nazionalità o l’etnia. 

In questi ultimi anni, purtroppo, i casi di discriminazione che sono sfociati in vere e proprie tragedie sono state in preoccupante aumento. Il caso del 22 luglio 2011 in Norvegia è stato uno dei primi e più violenti episodi di efferato odio nei confronti di persone con una ideologia diversa. In questa data, il giovane norvegese Anders Behring Breivik, allora 32enne, piazzò una bomba nel pieno centro di Oslo che uccise 8 persone. A questo fatto susseguì una sparatoria nell’isola di Utoya, dove erano radunati 600 giovani laburisti, che provocò 69 vittime. Da allora, come già raccontato in un nostro approfondimento, il 22 luglio è diventata una giornata Europea contro l’odio, per commemorare le vittime di questa tragica giornata.

La storia infinita della violenza

Dopo questa giornata la violenza sembra essere diventata altamente contagiosa e si sono verificate molte altre tragiche giornate in cui ha prevalso l’odio, per citarne solo alcune l’attentato alla sede di Charlie Hebdo in Francia il 7 gennaio 2015, gli attentati di Parigi tra cui al Bataclan del 13 novembre 2015, i tre attacchi terroristici di Bruxelles il 22 marzo 2016, la strage di Orlando avvenuta all’interno del night club Pulse l’11 giugno del 2016, l’attentato terroristico del 14 luglio 2016 a Nizza o l’attentato di Londra del 22 marzo 2017 sul ponte di Westminster. 

La forza dell’emulazione

Particolarmente degno di attenzione per la sua genesi e tragicità è il recente attentato in Nuova Zelanda, avvenuto il 15 marzo del 2019. Un terrorista, registrando un video in diretta sui social, entrò armato in due moschee uccidendo più di 40 persone durante l’ora della preghiera del venerdì. Questo episodio è ancora più importante da menzionare poichè il protagonista della tragedia ha affermato che si è ispirato alla strage compiuta ad Utoya, con l’intento di uccidere gli “stranieri invasori”.

Questo è un grande campanello di allarme che dovrebbe far capire l’urgenza di attivare una azione coordinata in tutti i continenti per fermare l’ondata di odio e di emulazione che attraversa culture, società e paesi con un solo scopo: eliminare il diverso.

Fermare l’odio si deve e si può

Tutte queste tragedie sono legate alla paura della diversità e di ciò che non si conosce, alla mancanza di una educazione che valorizzi la diversità. Un’educazione che promuova la conoscenza dei diritti umani e il rispetto per l’essere umano in quanto tale. L’odio guadagna spazio nella società engrazie al consenso che ottiene sta penetrando anche all’interno dei governi di alcuni Stati.

In questo scenario terrifico però il cambiamento è ancora possibile. Molte persone già vittime di discriminazione e odio hanno fatto prima di noi, come Martin Luther King, Rosa Parks, Nelson Mandela, Malcolm X, Malala Yousafzai e perfino Michelle Obama, ognuno può contribuire a combattere la diffusione dell’odio, della discriminazione e dell’ingiustizia. 

La loro testimonianza ci insegna che chiunque attraverso atti di coraggio quotidiani può produrre una emulazione al contrario. E’ sufficiente non restare in silenzio. Denunciare ciò che non va può influenzare il cambiamento dal basso per un mondo più giusto, più equo e più rispettoso della diversità umana.

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