Contro i crimini d’odio una giornata di commemorazione Europea

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uniti contro i crimini d'odio

Lunedì 22 Luglio si celebra la giornata d’azione per le vittime dei crimini d’odio. Nasce in ricordo dei giovani uccisi ad Utoya e per tutti coloro che hanno subito un crimine d’odio.

L’eccidio di Utoya

La prima volta che si è parlato apertamente di crimini d’odio è stato il 22 luglio del 2011, durante un campus giovanile, un uomo vestito con un’uniforme simile a quella della polizia e munito di falsi documenti, arrivò sull’isola e aprì il fuoco sui partecipanti. Morirono 69 persone, 110 feriti di cui 55 in maniera grave. Fu l’atto più violento che accadde in Norvegia do

po la fine della seconda guerra mondiale. L’uomo, una volta arrestato, si difese sostenendo che il suo gesto serviva per “mandare” un messaggio al popolo norvegese e fermare il movimento laburista, un partito di sinistra e centro sinistra.

Campagna No Hate Speech Movement

Il Consiglio d’Europa, ideatore del No Hate Speech Movement, ha pensato di commemorare queste vittime dedicando loro una giornata d’azione. Queste azioni sono mirate ad agire positivamente verso coloro che, influenzate negativamente dai messaggi d’odio, violano i diritti umani. Dal 16 al 22 luglio ogni anno vengono pubblicati post e articoli riguardanti vittime di qualsiasi crimine d’odio.

Perchè si rende necessaria questa campagna?

I dati statistici parlano chiaro. I crimini d’odio sono in costante aumento, infatti gli hate crime commessi in Italia sono raddoppiati passando dai 473 del 2013 ai 1048 del 2017. I crimini maggiormente commessi e denunciati riguardano sopratutto le aggressioni fisiche nei confronti degli stranieri, circa il 79%.

Cosa fa l’Europa contro i crimini d’odio?

Non esiste una norma che definisca con precisione in cosa consista lo “hate speech”, ma l’Europa si sta muovendo per trovare un equilibrio tra chi chiede una rigida regolamentazione e chi difende la libertà di espressione.

Le espressioni di odio si sono sempre verificate, specialmente attraverso l’uso dei media tradizionali.

Al giorno d’oggi è facile diffondere e alimentare pregiudizi sopratutto attraverso il web, infatti tali espressioni, possono circolare con estrema rapidità raggiungendo un enorme audience, stimolando così la crescita di tali espressioni.

Per contrastare i discorsi d’odio nel web si sono create diverse correnti di pensiero. Una sostiene che bisognerebbe regolamentare più rigidamente la Rete, ostacolando la diffusione di opinioni discriminatorie, e l’altra che sostiene che questa prima corrente non sarebbe efficace in quanto andrebbe ad alterare il sistema di protezione della libertà di manifestazione del pensiero e le strategie commerciali dei player dell’economia digitale. La CEDU (convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) giustifica queste limitazioni della libertà di espressione se necessarie allo sviluppo di una società democratica e vieta che l’esercizio di qualsiasi diritto possa tradursi nell’eccessiva compressione dei diritti altrui.

Libertà di espressione

Non tutti concordano con questa tendenza di repressione on line attraverso gli strumenti del diritto penale nazionale, delle manifestazioni del pensiero riconducibili allo hate speech. Il tema è molto delicato, perchè spesso i diritti vanno in conflitto tra di loro ed è difficile capire dove finisce il limite della libertà garantita da un diritto ed inizia la violazione di un altro. Noi crediamo che la libertà di un individuo finisce laddove danneggia quella di un altro, ma chiaramente non è sempre facilissimo tracciare una linea netta e definitiva.

E voi, cosa ne pensate?

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