A scuola da casa: tra vantaggi e difficoltà, cosa ci è mancato?

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A scuola da casa: tra vantaggi e difficoltà, cosa ci è mancato?

“Non voglio andare a scuola!” quante volte abbiamo sentito o detto questa frase? Il desiderio di rimanere a casa ha sfiorato spesso le menti di alunni e professori”. Ma cosa è successo quando questo pensiero è diventato l’unica realtà possibile?

Nessuno poteva immaginare che la seconda parte dell’anno scolastico 2020 sarebbe stata all’insegna del lockdown. Eppure, è toccato a tutti! Dalla scuola dell’infanzia all’università, studenti ed insegnanti di ogni ordine e grado dal 4 Marzo si sono armati di computer, tablet e smartphone per seguire la famigerata didattica a distanza!!!

La scorsa settimana su OpenMag ci siamo chiesti se le app possano essere il futuro dell’istruzione. Ma, adesso ci chiediamo, come hanno vissuto la didattica a distanza i diretti interessati?

Gli insegnanti fra Skype, Zoom, Teams, Meet, Moodle e chi più ne ha più ne metta

Dall’attesa, tra una lotteria di possibili date di riapertura e scenari che già profetizzavano un non ritorno a scuola, si è dovuto passare all’azione! Così, scuole e università hanno dato una risposta, un po’ caotica, all’emergenza, con l’utilizzo dei più disparati strumenti e metodologie.

Primo dilemma: video-lezioni registrate o live con gli studenti? e di conseguenza: quale strumento utilizzare? Meet, zoom, teams, whatsapp, youtube…

Attenzione! Sapere dell’esistenza di queste piattaforme o come usarle non era per niente scontato!

E così, come le opzioni, anche le reazioni dei docenti sono state diverse. Qualcuno si è improvvisato il Salvatore Aranzulla delle piattaforme di didattica a distanza, fornendo un importante supporto ai colleghi meno edotti in tecnologie. Altri hanno fatto ricorso all’ “aiuto da casa”, chiedendo il supporto di figli e nipoti. Altri ancora, hanno optato per un più semplice “studiate da pagina a pagina”.

Ma dopo le prime prove, la didattica ha preso il via… e i docenti di tutta Italia si sono messi in gioco, e in molti casi, hanno totalmente dimenticato l’orario scolastico, rimanendo a disposizione di studenti e colleghi anche il fine settimana e a notte fonda.

….E gli studenti?

Va detto che anche gli studenti hanno raccolto la sfida! Non deve sorprendere che la difficoltà nell’accesso alla didattica a distanza possa esser stato tutt’altro che lineare anche per chi di solito sta dietro i banchi. Ad esempio per i più piccini è stato necessario il coinvolgimento a tutto tondo dei genitori, in costante contatto con maestri e maestre.

Ma anche per i più grandi partecipare alle lezioni online non è stato semplice. Mancanza di dispositivi come computer e tablet, assenza di connessione internet, e inesperienza rispetto alle piattaforme da usare sono stati tra i motivi che hanno creato non poche difficoltà.

Ma l’impegno non è mancato! Molti studenti si sono rimboccati le maniche, hanno seguito ritmi spesso più alti di quelli scolastici, si sono sperimentati nell’uso di nuove app, hanno preparato e inviato le consegne nei tempi stabiliti, e spesso hanno richiamato all’ordine professori meno pronti a spiegare tramite pc. Certo, le classi virtuali hanno spesso rispecchiato le classi fisiche. Così ci sono stati studenti attenti da una parte e studenti latitanti o distratti dall’altra, e con facili scusanti da giocare.

Un team chiamato “famiglia”

Si, anche le famiglie hanno avuto un ruolo fondamentale. Come accennato, i genitori sono stati supporter e tramite dei più piccoli: seguendo i video delle maestre e a volte lavorando con i bimbi per la realizzazione di lavoretti e compitini. Ma nel periodo del lockdown i membri della famiglia si sono spesso anche dovuti adattare ad una gestione quasi aziendale di casa. Dividere computer e connessione tra lezioni dei figli e smartworking dei genitori non è stato semplice, comportando rinunce e sacrifici da una parte e dall’altra. Ultimo, ma non per importanza, il cambiamento dell’organizzazione quotidiana che la scuola pre-covid dava e che il lockdown ha modificato in un “tutti a casa, tutto il giorno”.

Risate, gioie e iniziative tra le difficoltà

Non sono mancate le risate!!! Dai blocchi schermo con espressioni “strane”, alle improvvise cadute di connessione, alle conversazioni inconsapevolmente a microfono spento, fino a comparsate improvvise sugli schermi di genitori, nonni, figli, fratelli e sorelle e persino qualche animale domestico.

Non sono mancati neppure i momenti di gioia: interrogazioni di successo, esami superati, lavoretti per ai genitori, fino a discussioni tesi e proclamazioni online!

Tutti episodi che in alcuni casi hanno regalato spaccati di quotidianità di studenti e professori che si sono trovati su una stessa barca e hanno deciso di remare insieme.

Così, in questo periodo di difficoltà è spesso emerso un lato umano e l’iniziativa di chi non si è fermato alla superficie cercando soluzioni alternative. Abbiamo visto la maestra Angela tra i vichi di Napoli, insegnare ai bimbi senza internet, affacciati dal balcone. Il piccolo Giulio con il suo banco in campagna in cerca di una rete, assente tra le mura di casa. Abbiamo visto scuole che hanno distribuito gratuitamente tablet e pc per chi non poteva seguire le lezioni.

Cosa ci è mancato della scuola?

Le difficoltà sono state tante ma non è certo mancato l’impegno, né i vantaggi. Uno fra tutti, la possibilità di seguire le lezioni online ha aperto una porticina, garantendo il diritto allo studio anche a chi si trovava in situazioni di impossibilità a partecipare alle lezioni fisiche, per i più disparati motivi.

Tra i vantaggi della formazione online e le difficoltà evidenziate, è emerso però un aspetto importante: la centralità della socialità dal vivo e quindi la sua mancanza.

Incontrare gli altri, condividere con loro una quotidianità fatta di diritti, doveri, risate, giochi, arrabbiature, organizzazione e traguardi, sembrano aspetti dello spazio scolastico che la rete non può sostituire. Condivisione e scambio costante tra persone che contribuiscono a rendere unico il percorso: questo è un aspetto a cui è difficile rinunciare.

Forse, ad oggi, per quanto la rete ci dia grossi vantaggi, non siamo pronti a fare a meno dello stare insieme a scuola.  E così, studenti, genitori e insegnanti sembrano concordi nel desiderio di tornare tra i banchi.

Il loro auspicio rimane, per ora, una domanda aperta: “a settembre tutti in classe”?

 

di Linda Rombolà

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