Olimpiadi di Tokyo: viaggio all’interno della disparità di genere

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Olimpiadi di Tokyo: viaggio all'interno della disparità di genere

“No alle riunioni con troppe donne, parlano più del necessario”. Queste le parole di Mori in occasione delle Olimpiadi di Tokyo. Quali sono state le reazioni del mondo dello sport e a che punto siamo riguardo la parità di genere?

L’antefatto

Partiamo da un episodio che ha suscitato molto scalpore nella comunità internazionale, sportiva e non solo. Sappiamo che le Olimpiadi di Tokyo sono state spostate alla prossima estate, sperando che il Covid-19, nel frattempo, decida di rallentare la sua morsa sul mondo. Tutti sono d’accordo, le federazioni, il comitato olimpico, atleti, atlete. Su una cosa però, non sono tutti d’accordo: la presenza delle donne nel comitato organizzatore.

“No alle riunioni con troppe donne” tuona Yoshiro Mori, ormai ex-presidente del Comitato Olimpico di Tokyo. Motivo? “Parlano più del necessario e poi, sono troppo competitive! Se parla una, poi tutte le altre alzeranno la mano per fare altrettanto!”. Mori parla riferendosi all’aumento della presenza femminile all’interno del Comitato Olimpico, passata dal 20% al 40%.

Nel 2021, alla soglia dei Giochi per eccellenza, nei quali scendono in campo anche i valori, siamo ancora costretti a sentire questo. Che le donne sono “troppe”, nonostante siano invece ancora in minoranza; che parlano “troppo”, eppure sempre meno degli uomini; insomma che quasi non dovrebbero esprimere la loro opinione.

Reazioni forti

Per fortuna, la reazione a queste parole è stata forte, sintomo di quanto ormai ci sia una certa consapevolezza verso questo genere di episodi. Prima fra tutti la Toyota, casa automobilistica giapponese e main sponsor dei Giochi, che minaccia di andarsene. A stretto giro, la governatrice di Tokyo, Yuriko Koike, minaccia inoltre di boicottare una riunione già fissata col Comitato Olimpico Internazionale. E anche la gente comune scende pacificamente in piazza. Infine, 500 volontari preposti all’organizzazione dell’Olimpiade, si ritirano in segno di protesta.

A Yoshiro Mori, oltre che chiedere scusa, non resta che rassegnare le dimissioni e al suo posto, viene messa proprio una donna: Seiko Hashimoto. Già atleta per il pattinaggio e il ciclismo, ora ministra per le Olimpiadi, la Hashimoto ha dichiarato che farà di tutto per l’ottima riuscita dei giochi di Tokyo.

Questo è un caso abbastanza recente e anche molto eclatante, ma quante volte, non abbiamo trovato nessun tipo di reazione ad un episodio del genere? Siamo sicuri di fare tutto il necessario perché la parità del genere venga rispettata nel mondo dello sport?

Dal dire al fare…

Sapete, per esempio, che dal 1985 esiste una Carta Europea dei Diritti delle Donne nello Sport? Qui, viene affermata la parità di genere e vengono evidenziate disuguaglianze e barriere che il mondo dello sport oppone alle atlete, come si propone anche di abbatterle.

“Lavorare per la trasformazione organizzativa delle associazioni/federazioni e inserire le donne in varie aree e ruoli”. Recita così una delle “raccomandazioni” della Carta. Eppure, Yoshiro Mori ne avrebbe fatto volentieri a meno, delle donne, nel Comitato Olimpico. Certo, questa carta nasce europea, ma non vuol dire che anche nel resto del mondo non possano prenderne ispirazione.

La Carta si esprime anche su questioni di leadership, affermando che le donne debbano esprimersi tanto quanto gli uomini e che i due sessi debbano essere rappresentati in maniera equa. Eppure, nell’irreprensibile Comitato Olimpico Internazionale, lo stesso che si è indignato per le parole di Mori, sapete quante donne ci sono? 4 su 16 posti, cioè un quarto. Abbiamo 1 vice presidente, la marocchina Nawal El-Moutawakel (su quattro), e tre membri esecutivi per dieci posti: Claudia Bokel (Germania), Anita de Frantz (USA), Gunilla Lundberg (Svezia). Un po’ contraddittorio, non trovate?

Ma se andassimo a prendere un caso specifico, di un paese europeo, che ha quindi sottoscritto questa carta? Non serve andare lontano. In Italia ci sono solo due donne all’interno del Comitato Olimpico, la vicepresidente Alessandra Sensini e la rappresentante dei tecnici Valentina Turrisini. Insomma, poca la rappresentanza femminile ai piani alti.

Scarsa visibilità

“Le atlete devono avere le stesse opportunità di essere rappresentate dai mass media, tanto quanto gli atleti”, altro punto non scontato, a cui avevamo già accennato. Perché c’è molta meno attenzione verso gli sport declinati al femminile, che verso quelli al maschile? Non è forse sport in entrambi i casi? La stessa Cristiana Girelli, attaccante della Nazionale Femminile di calcio, dal palco di Sanremo, lancia il messaggio che “La Nazionale non è solo una”. Hanno dovuto fare meglio degli uomini, le ragazze del calcio, per far notare la loro presenza.

Come fare?

Eppure, oramai si prendono questi episodi ad esempio, per far vedere come le cose siano cambiate. Solo parole. Molte situazioni, e duole dirlo, tornano troppo spesso al punto di partenza. Perché “la Carta” non basta. Ad una buona teoria, dovrebbe sempre seguire un’ottima pratica, cosa che a molti sembra purtroppo sfuggire. Una Carta tutela, raccomanda, sancisce delle regole, ma che controlla che queste vengano seguite?

Ecco perché è importante sottolineare l’episodio di Tokyo 2020/2021. Perché lì, le buone intenzioni non sono rimaste “lettera morta”. È questo il tipo di esempio che ci serve! In quel caso, ci sono state diverse azioni, che non solo hanno portato Yoshiro Mori a capire di aver sbagliato (e di molto), ma anche ad una reazione concreta e significativa: mettere una donna a capo del comitato organizzatore. Episodio che segna dunque un “prima” e un “dopo”, che ci dà l’esempio su come comportarci in seguito.

L’8 marzo è appena passato, speriamo di collezionare sempre più esempi che sappiano guidarci verso una sempre più consapevole parità di genere. Non solo nello sport, ma in tutti quegli ambiti in cui essa viene ancora considerata un optional.

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