Needo, un nido “on demand” per tutte le famiglie

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Siamo arrivati all’appuntamento di maggio con la rubrica “A lei per lei” e questa volta parliamo della start up innovativa Needo e della sua fondatrice Vanessa Boccia.

Abbiamo da poco festeggiato la Giornata internazionale dedicata alle famiglie e anche se questa ricorrenza è stata segnata da molte polemiche, soprattutto legate al concetto di famiglia “non tradizionale”, noi vogliamo dare spazio alle storie che danno un contributo importante alla società, che forniscono una soluzione innovativa e dinamica ad un problema diffuso, piuttosto che polemizzare su questioni trite e ritrite.

Per questo la rubrica “A lei per lei” dà spazio alla storia della start up Needo, fondata da Vanessa Boccia per rispondere ad una reale esigenza delle famiglie italiane: quella di trovare un luogo, magari vicino alla propria azienda o al proprio comune, che permetta ai giovani genitori di conciliare la vita lavorativa con il bisogno di stare vicino ai propri figli.

Le aziende, i piccoli comuni e qualsiasi tipo di attività pubblica o privata possono richiedere questo nido mobile: un container antisismico ed ecosostenibile che può ospitare più bambini al suo interno. Il progetto si prefigge non solo di realizzare lo spazio necessario, ma anche di trovare il personale educativo qualificato che si occupi della formazione e delle attività ludiche per i più piccoli.

Lasciamo quindi la parola a Vanessa Boccia che ci racconta con entusiasmo la nascita di questo progetto e la sua evoluzione.

Needo
Vanessa Boccia, founder di Needo

Parlaci del tuo lavoro. Quali sono state le esperienze o le inclinazioni personali che ti hanno spinta a creare Needo, un progetto tutto tuo?

L’animo è sempre stato un po’ creativo ed infatti, nonostante gli studi di economia aziendale, decido di dare una svolta alla mia vita trasferendomi dalla provincia di Modena a Milano per studiare Interior Design allo IED (Istituto Europeo di Design). Dopo qualche anno di esperienze lavorative non proprio soddisfacenti, decido di mettermi in proprio e provare a partecipare ad alcuni concorsi di idee. Dopo diversi premi vinti arriva Needo, la prima idea che andasse incontro ad una vera esigenza e pertanto decido di coltivarla.

Come hai mosso i primi passi nell’imprenditoria? Quali sono state le difficoltà iniziali e quali invece le opportunità?

Nel 2016 mi iscrivo ad un corso gratuito della Camera di Commercio di Modena, nel quale le start up avrebbero potuto sviluppare in maniera più concreta la propria idea. Grazie all’aiuto di un consulente, ho redatto il mio primo business plan, che negli anni è cambiato totalmente, e grazie a questo ho cercato un primo approccio con le realtà aziendali. Ho realizzato un questionario per capire se nelle imprese l’esigenza era sentita ed ho cominciato a mettere a punto l’idea.

La prima vera difficoltà è stata sicuramente fare focus sul modello di business, il primo vero approccio alla tua idea ed i mille dubbi: ma ci sarà il mercato? È sostenibile? Qual è il target?

Tutte domande che pian piano hanno ricevuto risposte, ma un’altra vera difficoltà è stata la burocrazia. Needo è un progetto sicuramente ambizioso e per quanto di natura nobile, tocca temi delicati con normative molto stringenti e molto severe talvolta. Pertanto barcamenarsi non è stato semplice e non lo è tutt’ora. Un altro tema da non sottovalutare è il team. Ho capito quanto sia fondamentale scegliere le persone giuste per inseguire il proprio sogno. Nessuno ci crederà quanto te che lo hai creato e voluto con tutte le forze, ma bisogna trovare persone competenti e con voglia di fare e fare bene. Non sempre si ha la fortuna di incontrarle.

In cosa si differenzia Needo rispetto all’offerta degli altri asili nido?

Needo si differenzia dagli altri servizi, proponendo una soluzione chiavi in mano. Un pacchetto completo che comprende la fornitura di strutture modulari a noleggio, completamente arredate.

Grazie alla rigenerazione di container marittimi in ottica di economia circolare, i moduli che variano al variare delle esigenze, diventano uno spazio sicuro e confortevole per i piccoli ospiti. Il container è una scelta ecosostenibile ed antisismica e può viaggiare via ruota, via rotaia e via nave raggiungendo qualsiasi luogo, in Italia ed all’estero.

Inoltre offriamo tutta la parte del servizio educativo appoggiandoci a reti di cooperative sparse sul territorio italiano.

Com’è composto il tuo team e qual è il vostro metodo di lavoro?

Nel 2020, anno difficile per tutti, Needo ha trovato partners importanti che sostengono l’iniziativa. Rispetto all’inizio infatti ora abbiamo una parte commerciale, fondamentale per farci conoscere anche fuori regione.

Insieme abbiamo lavorato sui target da raggiungere e iniziato una campagna di comunicazione mirata a raggiungerli. Parliamo di scuole pubbliche e private per ampliamenti di situazioni esistenti, garantendo il distanziamento tra i ragazzi, PMI, e centri commerciali. Il modello di business prevede un noleggio triennale della struttura che potrà essere riscattata o restituita alla fine del contratto.

Con la pandemia del Covid 19 sono cambiate abitudini e stili di vita. Le famiglie si sono ritrovate a condividere gli spazi della casa tutti i giorni, unendo il lavoro alle attività quotidiane. Needo è riuscito a dare un supporto alle famiglie anche in questa particolare situazione?

A febbraio di quest’anno sono diventata mamma ed ho potuto toccare con mano le difficoltà di un genitore alle prese con il lavoro in smart-working e la cura della famiglia. Personalmente credo non sia la strada giusta verso i temi di conciliazione.

Needo è nato come soluzione di welfare aziendale e penso che solo in questo modo, cioè offrendo un nido in azienda, si possa aiutare concretamente le famiglie. In questo modo non perdo tempo prezioso per portare il bambin* al nido, magari scomodo al lavoro, posso allattarlo, vederlo nelle pause e soprattutto non ridurre l’orario di lavoro. La flessibilità oraria è uno dei nostri punti di forza.

Maggio è il mese in cui si festeggia la Giornata internazionale della famiglia, eppure in Italia ci sono pochi incentivi e aiuti da parte dello Stato per genitori e familiari. Secondo te quale cambiamento importante dovrebbe essere messo in atto per migliorare la situazione? 

Purtroppo ad oggi è stato fatto ancora poco, o forse nulla a sostegno della genitorialità. Si è trascurato molto il dato della natalità, da anni ai minimi storici. Credo che oltre ai vari incentivi economici, comunque insufficienti a garantire serenità e stabilità, debbano essere cambiate le politiche riguardanti i congedi parentali, dare sostegni alle aziende che assumono personale femminile o che realizzano asili nido.

È necessario lavorare al reintegro e l’assunzione di quelle donne che ad oggi non lavorano perché madri. Sono tante le cause dell’abbandono dai luoghi di lavoro: costi troppo alti dei nidi privati, liste di attesa di quelli pubblici, baby-sitteraggio costoso, lontananza dei nonni che a volte oltretutto lavorano ancora, ecc..

Nonostante i tanti passi avanti, c’è ancora tanta discriminazione nei confronti delle famiglie “non tradizionali”. Da quello che hai potuto constatare nel tuo lavoro, aziende e piccoli comuni, i destinatari dei servizi Needo, come si comportano con queste tipologie di famiglie?

Anche su questo aspetto c’è ancora da lavorare, ma credo che qualcosa si stia muovendo favorevolmente. Se ne parla sempre di più, le pubblicità da qualche tempo hanno sdoganato l’argomento e spero sia un primo passo verso la libertà dell’individuo. Detto questo non ho mai trovato chiusura da parte dei miei interlocutori pertanto la direzione è quella giusta.

Nel tuo lavoro c’è qualche figura femminile che ti ha fortemente ispirata?

Si, una in particolare c’è. Luisa Spagnoli che circa 100 anni fa, realizzò il primo nido aziendale nella fabbrica Perugina. Il primo vero esempio di welfare, pensato da una donna per le donne. In questo modo la conciliazione era totale, potevano allattare durante l’orario di lavoro, non obbligandole a ridurre notevolmente le ore lavorate e quindi lo stipendio.

Quello che questa donna imprenditrice ha fatto è stato permettere alle madri di continuare a sentirsi madri senza trascurare il lavoro. Credo che da lì in avanti non si siano poi fatti i passi giusti, ma è tempo di rimediare.

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Luisa Spagnoli

In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti ad una donna che vuole fondare un progetto tutto suo?

Prima di tutto non le mentirei sulle difficoltà. Ce ne sono tante, a volte ci si domanda “ma chi me lo ha fatto fare?”, si lavora nei weekend, si rinuncia a ore di svago per ultimare un preventivo, si fanno i conti con uno scarno conto corrente. Ma se la passione e soprattutto la perseveranza saranno le sue alleate, credo che possa nascere qualcosa di grande e bello. Alla base ci devono essere questi ingredienti per costruire qualcosa di solido. Il resto è un contorno.

Needo
Vanessa Boccia, founder di Needo

 

La storia di Vanessa Boccia e della sua start up Needo ci insegna che un giovane genitore non deve per forza compiere una durissima scelta: rinunciare al suo lavoro, al progresso nella carriera e al raggiungimento dei suoi obiettivi personali oppure perdere l’occasione di stare più vicino ai propri figli.

Le aziende o gli enti statali possono scegliere le soluzioni di Needo per creare strutture dalle caratteristiche dinamiche e modulabili dove la flessibilità è la parola chiave.

Festeggiare la famiglia significa sostenerla giorno dopo giorno e non potevamo che scegliere questo progetto per omaggiare e supportare la genitorialità che, ricordiamolo sempre, non è un concetto fermo e cristallizzato in dinamiche antiche o obsolete, e in quanto tale va rispettato, attualizzato e supportato in ogni frangente.

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