Afghanistan: come si è arrivati alla situazione odierna

Cosa sta succedendo in Afghanistan? Il punto sulla situazione facendo un passo indietro.

Prima di parlare di quello che sta succedendo oggi è bene fare un passo indietro come ci si è arrivati.

L’Afghanistan è una terra da sempre caratterizzata da conflitti e lotte per il potere.

Dal 1996 al 2001 il paese era nelle mani del partito talebano con il nome di Emirato islamico dell’Afghanistan. A seguito dell’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001 gli USA pretendono dai talebani l’estradizione del capo di al-Qaida ma loro rifiutano. Per questo il 7 ottobre 2001 l’Afghanistan viene attaccato militarmente dagli Stati Uniti, che il 13 novembre riescono a sconfiggere il regime.

Queste azioni danno inizio alla guerra, circa 14.000 persone muoiono sotto il fuoco degli scontri, tra cui 3.800 civili, altre 20.000 persone moriranno successivamente a causa di malattie e fame provocate dal conflitto.

Una vera e propria catastrofe umanitaria.

 

Cosa succede dopo l’arrivo degli USA?

Il 2001 termina con l’appoggio ufficiale dell’ONU all’intervento militare e con la creazione della missione NATO International Security Assistance Force (ISAF), di supporto al governo afghano dopo il rovesciamento dell’Emirato islamico dell’Afghanistan e alla quale l’Italia prese parte.

La missione favorisce la ricostruzione del paese, l’addestramento delle forze di polizia locali e la preparazione di elezioni democratiche, le quali si tennero nel 2003, anno in cui vennero dichiarati terminati i combattimenti e preparata la nuova costituzione Afghana.

Nel 2004 si tennero le elezioni, vinte da Hamid Karzai che venne proclamato presidente della Repubblica islamica dell’Afghanistan. Il suo mandato venne confermato per la seconda volta nel 2009.

 

Nel 2011 si tenne la Conferenza di Bonn per avviare il ritiro delle truppe internazionali e la ricostruzione dell’Afghanistan e nel 2013 l’ISAF trasferisce la responsabilità della sicurezza alle forze afghane.

L’anno successivo la missione termina e inizia Resolute Support (RS), che mira ad addestrare e fornire consulenza e assistenza alle Forze Armate e le istituzioni afghane per migliorarne la funzionalità e l’autonomia.

Questa missione, a differenza della precedente, si caratterizza per l’assenza di combattimenti e per il fatto di essere numericamente molto più contenuta. Inoltre, viene avviata in una situazione completamente diversa rispetto a prima, infatti venne considerata come un punto di arrivo degli sforzi fatti, che hanno portato alla creazione di uno stato di diritto, con istituzioni e forze di sicurezza che riescono a garantire la sicurezza del paese.

L’accordo con i talebani e il ritiro delle truppe straniere: l’Afghanistan oggi

Nel 2017 l’America, guidata da Donald Trump, dichiara l’intenzione di ritirare le truppe il prima possibile e nel 2018 avvia trattative di pace con i talebani, giungendo nel 2020 ad uno storico accordo di pace che prevede il ritiro delle truppe straniere dall’Afghanistan da un lato, e la rottura di ogni legame con il jihadismo da parte dei talebani dall’altro.

Da subito si era consapevoli del fatto che questo accordo bilaterale non avrebbe garantito la pace, e purtroppo questo è stato dimostrato dalle attuali vicende.

Il ritiro delle truppe straniere quest’anno ha consentito ai talebani di avanzare sempre più velocemente, arrivando lo scorso 15 agosto a conquistare Kabul, e con essa l’intero paese, dimostrando la debolezza dell’ormai ex governo afghano e l’instabilità perenne del paese.

Ci si chiede se gli sforzi fatti negli ultimi 20 anni siano stati vani e quale sarà il comportamento dei talebani, i quali assicurano il rispetto degli accordi fatti e dichiarano di aver perdonato tutti coloro che sono andati contro di loro. Inoltre sostengono di essere cambiati di voler iniziare una “nuova era” garantendo sicurezza per ambasciate e Ong e rispetto dei diritti delle donne, le quali rischiano di pagare il prezzo più chiaro in questa situazione.

Il timore è che non sia affatto così e purtroppo le ultime vicende non fanno che avvalorare questa tesi. Ci sono varie testimonianze di donne allontanate dal proprio luogo di lavoro e dalle università, di pestaggi di donne e di ragazzi puniti per indossare jeans e di violenze da parte dei talebani.

La popolazione è nel panico e teme il ritorno alla sharia più integralista. Migliaia di persone sono state evacuate e altrettante vogliono andarsene, le strade che portano all’aeroporto di Kabul sono bloccate da fiumi di persone disperate e si temono ondate ingestibili di profughi.

Lo scenario attuale è preoccupante, ler questo si parla della necessità di attivare corridoi umanitari internazionali.

La situazione è critica ed in continua evoluzione.

 

A cura di Silvana Deroma

 

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