Donne Pro: il calcio femminile pioniere nella strada per la parità

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Un passo che il calcio femminile italiano aspettava da tempo: il professionismo! La notizia giunge come una fantastica e meritata sorpresa.

Professioniste di fatto

La stoffa delle calciatrici si è vista. Ad esempio a livello di Nazionale, in cui abbiamo conquistato la qualificazione al mondiale con ben due turni di anticipo nel 2019, subito dopo la batosta dei colleghi con la Svezia. Un mondiale giocato da protagoniste, giunto fino ai quarti, quando sulla carta non avremmo dovuto passare nemmeno la fase a gironi.

Anche oggi siamo in corsa per il prossimo mondiale e le nostre squadre femminili cominciano ad avere sempre più seguito. Anche in Europa, con la Juventus Women protagonista con una vittoria sempre inaspettata contro il Lione, che ha molta più esperienza. E non dimentichiamo che la finale di Champions League femminile si giocherà proprio a Torino, all’Allianz Stadium!

Eppure… C’è sempre un “ma”

Insomma, parliamo di un movimento che negli ultimi ha fatto e sta facendo molta strada.Dunque la notizia che le nostre atlete verranno considerate delle professioniste dovrebbe essere un’ottima notizia, no? E’ proprio quel “no”, quella minuscola negazione che si traduce in una minima percentuale di persone, soprattutto uomini, che storcono il naso.

Perché? Perché, a sentir loro “Quello non è spettacolo!”, “Potete giocare? E allora tenetevelo per voi! Il vero calcio è un’altra cosa e voi non ci arriverete mai!”. Nel 2022 il discorso sembra essere sempre quello: il calcio è una cosa da uomini. Il calcio femminile non merita di diventare professionistico poiché, a detta di alcuni, non porterebbe in scena lo stesso spettacolo e la stessa qualità del calcio maschile.

Probabilmente ci converrebbe avvisare gli amici spagnoli, loro che riempiono gli stadi la domenica, anche quelli dove si gioca calcio femminile! Chi glielo spiega a questi hater che al Wanda Metropolitano erano in 69.739 spettatori paganti (stadio pieno!) a guardare l’Atletico Madrid – Barcellona femminile?

Cosa vuol dire “professionismo”

Ci chiediamo se questi commentatori seriali sappiano cosa voglia dire “essere professioniste” per le giocatrici italiane. Per chiarezza, lo vedremo insieme!

Infatti, per adeguarsi alle normative UEFA, il calcio femminile italiano ha dovuto compiere questo passo che però, per adesso, sarà tutto a carico delle società. Già dallo scorso anno infatti, i contratti fra le calciatrici e le varie società, sono diventati accordi privati ed hanno cominciato ad avere una certa lunghezza, anche di tre o quattro anni.

Finora tutto ciò non avveniva, poiché tutte le serie femminili erano considerate dilettantistiche. Questo significava, e sarà così fino a luglio, che queste ragazze non stavano svolgendo una professione, ma un semplice hobby. Di fatto venivano pagate come i calciatori di alcune squadre Promozione, ultima categoria fra i dilettanti, prima di passare a quelle professionistiche.

Dal 1 luglio 2022 invece il calcio diverrà (anche se di fatto già lo è) la professione di queste ragazze. Un passo che arriva con molto ritardo rispetto al resto d’Europa, almeno lì dove il calcio femminile è ormai una realtà assodata.

Verranno anche pagati i contributi, riconosciute situazioni come invalidità, malattia e gravidanza, che finora, visto i tipi di contratti, non erano previste. Carolina Morace, grande calciatrice degli anni ’90, ci ha tenuto a precisare che “Io ho le ginocchia rovinate, avrei avuto diritto alla pensione dopo tanti anni di professionismo. E avrei avuto la pensione e sicuramente dei punti per l’invalidità”.

Insomma, la questione del professionismo, come vediamo, non è solo di prestigio, ma soprattutto “di civiltà e culturacome ha precisato la CT Milena Bertolini. Di civiltà perché finalmente si fa un passo in avanti verso la parità salariale (che ancora non c’è) e di cultura, perché anche queste ragazze hanno fatto del gioco del calcio il loro lavoro, non diversamente dai ragazzi.

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Il calcio femminile tra luci e ombre

Per quanto possiamo però essere felici permangono ancora delle ombre, come il fatto che, per mancanza di fondi, solo la Serie A femminile diverrà professionistica. E lo stipendio non sarà uguale ai colleghi di pari categoria, come attualmente accade negli USA, ma uguale a quello dei calciatori di Serie C.

Ulteriore precisazione, purtroppo dolceamara: le atlete donne, in Italia, non sono considerate professioniste. Nessuna di loro! Eppure, potremmo fare diversi nomi che hanno portato notorietà allo sport italiano: Federica Pellegrini, Valentina Vezzali, Bebe Vio. Il calcio femminile ha infatti “buttato un sasso nello stagno”, come ci ha tenuto a precisare il presidente del CONI, Giovanni Malagò.

Insomma, chi parla per dare fiato alla bocca, si renderà conto, in queste poche righe, che la questione è molto più complessa dello “spettacolo” a cui pensavano. E soprattutto, abbiamo aperto questa parentesi sportiva, eppure in quanti casi le donne non guadagnano quanto gli uomini? Perché nel 2022 siamo ancora costretti a vedere che un uomo viene preferito ad una donna? Perché, ogni volta, dobbiamo vedere i risultati ottenuti in campo lavorativo, sminuiti da commenti simili?

Non è una vittoria, ma nemmeno una sconfitta. Anzi, per rimanere in tema, diciamo che per questa partita d’andata ci accontenteremo del pareggio. Speriamo che, al ritorno, ci sarà da festeggiare una bella vittoria!

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