La Visione come base della conoscenza nella cultura occidentale

La Visione come base della conoscenza nella cultura occidentale

Qual è, nella cultura occidentale (filosofica, religiosa e scientifica), il rapporto tra visione – intesa anche banalmente come la vista – e la conoscenza? Ecco alcuni significativi esempi per viaggiare attraverso i secoli alla ricerca di risposte.

Partiamo dall’assunto fondamentale: si conosce ciò che si vede. E per fare un’analisi puntuale, vediamo come questo concetto viene introdotto dal padre della filosofia occidentale: Platone. Dopodiché proporremo un esempio tratto dalla religione cristiana, per finire con qualche parola sul metodo scientifico. In questo modo riteniamo possa emergere con chiarezza quanto, attraverso i secoli e i più diversi settori della cultura occidentale, questo assunto fondamentale sia rimasto pressoché invariato, come un fattore ereditario. 

La filosofia platonica

Com’è noto a tutti, la parola chiave all’interno della filosofia platonica è idea. In breve, l’idea per Platone è l’Essere per eccellenza: la forma pura di tutto ciò che è, il modello delle cose sensibili, che dell’idea non sono che la copia sbiadita. Ebbene, idea, parola per l’appunto greca e che in italiano si è mantenuta identica, deriva dal verbo greco ἰδεῖν: vedere. La conoscenza autentica per Platone è la conoscenza delle idee. Le idee, conosciute intellettualmente, sono allo stesso modo viste: bisogna prendere visione delle idee per attingere alla conoscenza autentica. La visione intellettuale – potremmo dire con l’occhio della mente – garantisce la vera conoscenza. Platone sancisce l’identità tra visione e conoscenza in maniera pressoché indelebile all’interno della storia della filosofia occidentale.

L’esempio cristiano

Il concetto secondo il quale il mondo sensibile sia una copia, o perlomeno di un livello inferiore rispetto al mondo ideale e ultraterreno, si mantiene, declinandosi in un senso leggermente diverso, anche all’interno della religione cristiana. Tra i tanti esempi che si possono addurre, possiamo ricordare un celebre passo tratto dalla prima lettera ai Corinzi di San Paolo (I Cor. 13, 12): <<Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente […]>>. Come ben si nota, anche in questo caso la visione perfetta, o la visione della perfezione, sono la chiave di accesso alla vera conoscenza: in ottica cristiana, tuttavia, la conoscenza perfetta è raggiungibile solo una volta superato il pellegrinaggio sulla Terra. Alla morte, se si verrà giudicati degni, si potrà esperire faccia a faccia la vera conoscenza, la beata visione: Dio.

La scienza moderna

Un ultimo esempio che possiamo portare è quello relativo alla conoscenza scientifica. Forse mai come in questo caso la coincidenza tra la visione e la conoscenza è tanto esplicita. Il sapere scientifico si nutre di ciò che osserva. L’osservazione dei fenomeni è la base per arrivare al fatto scientifico: si nota una regolarità in ciò che si vede, si propone un’ipotesi e la si pone al vaglio dell’esperimento. L’esperimento, inoltre, anche in laboratorio, non è altro che un’osservazione, per quanto chiusa entro un contesto le cui premesse sono arbitrariamente poste dallo scienziato o da un team di scienziati. Il risultato dell’esperimento, e lo stabilire il fatto che date delle determinate premesse si otterrà sempre lo stesso risultato, non è altro che vedere una regolarità della natura con i propri occhi. Per ritenere vera qualcosa, la si deve vedere. O ancora: gli atomi sono presenti come ipotesi scientifica sin dai tempi di Democrito (IV secolo a.C.). Eppure, sarà solo tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX che la teoria atomistica verrà finalmente accettata. Perché? Perché li si è potuti osservare, e di conseguenza creare modelli appositi.

Conclusioni

Insomma, come si può notare, la visione, anche se non è l’unico accesso alla conoscenza, è di fatto quello privilegiato. All’interno della nostra cultura, dalla religione alla scienza – passando per la filosofia – si è concordi nell’affermare ciò. D’altronde, in fisica come nel contesto culturale, nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma.

 

A cura di Riccardo Ventura

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