La rivoluzione di Lech Walesa

Il 14 agosto 1980 il sindacalista polacco Lech Walesa guida lo sciopero nei cantieri navali di Danzica

Nato nel 1943, Lech Walesa ivenne elettricista nei cantieri navali di Danzica e si impegnò fin da giovane nel sindacato per la difesa dei diritti dei lavoratori. Già negli anni Settanta prende parte a uno sciopero che viene represso nel sangue e viene imprigionato. Proprio per aver proposto la realizzazione di un monumento in ricordo degli operai uccisi dalla polizia, viene licenziato. Decide quindi di formare un’organizzazione sindacale segreta, ma viene scoperto e arrestato per aver favorito attività anti-sovietiche. Nell’agosto del 1980, dopo essere stato rilasciato, scavalca il muro del cantiere navale e si mette alla guida del movimento di sciopero. Le sue azioni coinvolgono altri lavoratori che organizzano manifestazioni e scioperi in tutta la Polonia. Nel settembre dello stesso anno, fonda una rete di sindacati che assume il nome di Solidarność, la prima organizzazione indipendente sovietica di cui ricoprirà la carica di Presidente fino al dicembre 1981. Segue un periodo difficile, nel Paese viene dichiarata la legge marziale e Walesa viene internato come oppositore. Nel 1983 gli viene conferito il Premio Nobel per la pace che ritirerà per lui la moglie. Nel 1988 chiede il riconoscimento legale del sindacato ed elezioni libere per il Parlamento. La sua organizzazione, ormai diventata politica, vince le elezioni del 1989. L’anno successivo Walesa diviene presidente della Polonia, carica che ricoprirà fino al 1995, portando a termine il processo rivoluzionario da lui iniziato avviando con il libero mercato un periodo di crescita.

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