Tumore al seno: 10% in più di guarigioni in 15 anni

Il 14 e il 15 novembre il Regina Elena di Roma ospiterà il 3° International Meeting of New Drugs in Breast Cancer, dedicato completamente ai nuovi trattamenti per il carcinoma del seno. Oltre 200 esperti provenienti da tutto il mondo discuteranno le più recenti scoperte in ambito terapeutico, che puntano soprattutto all’assetto genetico e molecolare del singolo paziente.

Il convegno, giunto alla sua terza edizione, punterà sui numeri per dimostrare l’efficacia dei nuovi trattamenti. In 15 anni le percentuali di guarigione del tumore al seno hanno fatto un gran passo avanti. Ad oggi le terapie innovative, in unione alla prevenzione e a programmi di screening ben strutturati, hanno portato la soglia di guarigione a circa il 10% in più, passando da un 78% dei tempi passati all’87% di oggi.

A disegnare un quadro della situazione è stato il Professor Francesco Cognetti, Direttore del reparto di Oncologia Medica del Regina Elena di Roma e Presidente dell’International Meeting on New Drugs in Breast Cancer. “Nel corso degli anni – ha spiegato Cognetti – è cambiato l’approccio nei confronti di questa malattia. (…) Sia dal punto di vista diagnostico che dal punto di vista terapeutico. Il tumore alla mammella non può essere considerato più un’unica malattia, ma una serie di patologie differenti ed è per questo che è importante soprattutto l’assetto genetico e molecolare della singola paziente. Da qui deriva poi lo sviluppo di nuovi farmaci che sono specifici verso la normalità molecolare di cui la singola paziente può essere portatrice. Le ricerche condotte in questi anni hanno comportato lo sviluppo di farmaci specifici molecolari cosiddetti intelligenti che sono già in uso nella pratica clinica quotidiana”.

Sulla nuova tipologia di farmaci Cognetti ha poi precisato che “la maggior parte dei nuovi farmaci si rivolgono a quelle pazienti che sono portatrici di un fattore di crescita, il fattore HER2, che rende la malattia molto più evolutiva e molto più aggressiva. Si tratta di farmaci che hanno una notevole attività e riducono molto l’impatto del fattore di crescita stesso, inducendo risposte anche nella lunga durata. Inoltre, se applicate dopo il trattamento chirurgico, possono diminuire di molto il rischio che la paziente possa andare incontro ad una recidiva della malattia”.

Uno dei trattamenti oncologici che ha riscosso risultati eccellenti nel trattamento del tumore al seno HER2 positivo, una forma che ogni anno in Italia colpisce circa 10.000 donne, è il T-DM1, il primo di una nuova classe di farmaci, denominati farmaci anticorpo coniugati (ADC) o anticorpi armati. “Il farmaco T-DM1 è stato approvato negli Stati Uniti come seconda linea di trattamento nella fase metastatica” ha detto Cognetti, precisando che si tratta di “un farmaco che rappresenta un prodotto di fusione tra un citotossico, quindi un farmaco chemioterapico, e un anticorpo monoclonale che va a legare il recettore di HER2. Il complesso viene veicolato specificamente sulla cellula neoplastica, esercitando tutta l’azione su di essa e risparmiando i tessuti sani, col vantaggio di una notevole attività, ma anche di una scarsa tossicità”.

In Italia il farmaco verrà approvato a breve dall’Agenzia regolatoria europea, dopodiché potrà essere esaminato dall’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, che dovrà poi approvarne la commercializzazione.

La ricerca scientifica fa segnare quindi un avanzamento nella battaglia al tumore del seno ma la diagnosi precoce rappresenta sempre il primo tassello per rendere qualsiasi terapia sempre più efficace.

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