Gianmarco Pozzecco è indubbiamente il giocatore più eccentrico che il basket italiano abbia conosciuto.
“Il Poz” rappresenta al meglio lo sportivo di successo: capacità di leadership, grinta, carisma, talento a non finire, un cuore enorme e quel mix di impulsività e simpatia che gli ha permesso di farsi amare anche dagli avversari. Debutta nel 1991 in A2, nella Rex di Udine. Fa un salto a Livorno qualche anno dopo prima di mettersi definitivamente in mostra a Varese, dove nel 1999 porta a casa Scudetto e Supercoppa italiana deliziando il pubblico con tutto ciò che rientra nel repertorio di un play di valore. Passa alla Fortitudo Bologna nel 2002, dove si fa conoscere anche per le litigate col suo coach finendo persino fuori rosa (noi diamo ragione al Poz).
La sua voglia di vivere sempre nuove esperienze lo porta prima al Saragozza nel 2005 e poi al Chimki, dove rimane fino al 2007, anno in cui sceglie di tornare in Italia, molto a sud, precisamente in Sicilia a Capo d’Orlando, piccolo centro di 13.000 abitanti che mangia basket da tempi immemori. Non è chiaro se sia stato prima il Poz ad innamorarsi di Capo
d’Orlando o viceversa, fatto sta che vive un’esperienza fantastica nell’Orlandina Basket, centrando il sesto posto nella massima serie. Lascerà il basket giocato nel 2008, durante Avellino – Orlandina Basket, a gara già decisa, venne interrotto il gioco a 3 minuti dal termine per permettere al Poz di salutare.
Tutti in piedi al Palasport Giacomo Del Mauro. Ci mancherebbe. Gira per gli studi di Sky per qualche tempo, ma Pozzecco non può stare troppo lontano dal parquet e a quanto pare nemmeno da Capo d’Orlando. La svolta arriva nel 2012 quando viene chiamato ad allenare l’Orlandina Basket. Il Poz arriva quando la squadra siciliana si trova in ultima posizione, finirà il campionato all’undicesimo posto meritandosi la conferma.
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La stagione seguente si ritroverà ad allenare Basile e Soragna, suoi ex colleghi in Nazionale, ingaggiati durante il mercato estivo dall’Orlandina Basket. Le attese sono quelle di un grande team, lotterà per la promozione. Ci riuscirà a cronometro fermo grazie al ripescaggio, dato che Trento al tempo si mostrò più solida e vinse 3-0 la serie della finale, dopo un campionato da protagonista chiuso al primo posto, proprio davanti alla squadra allenata da Pozzecco. Quel che più colpisce, è che il Poz si cala talmente bene nella realtà di Capo d’Orlando da essere ricordato anche e soprattutto per quei piccoli gesti che la quotidianità di un piccolo centro può dare.
Lo si vede guidare un trenino in giro per il paese, curare le aiuole davanti al PalaFantozzi, divertirsi e chiacchierare con chiunque facendo a volte il pagliaccio perché il mondo, diciamolo, ha bisogno di pagliacci. Una gran bella persona il Poz. Anche quando si faceva fischiare i tecnici alla panchina o quando lanciava la giacca durante le partite, sempre tutto con classe, sempre quel mix tra impulsività e simpatia.
Tornerà nella sua Varese da allenatore nel 2014, si regalerà la vittoria nel derby contro Cantù alla prima giornata, ma concluderà la sua esperienza a febbraio 2015 dimettendosi.
Ora è in Croazia a fare l’assistente a Zagabria, siamo certi che sentiremo parlare di lui per ancora tanto tempo, magari tornerà persino a giocare o lo vedremo alle Olimpiadi con la nazionale di curling. Dopo tutto col Poz niente è “impozzibile”.


