Un giudizio è un’opinione, spesso e volentieri valuta qualcosa. Oggi analizziamo difficoltà e critiche verso quello che era lo sport italiano per eccellenza e che oggi ci lascia spesso con l’amaro in bocca: il calcio.
Al tempo degli Dei del calcio…
Per chi è nato negli anni 80/90, i cosiddetti “Millennials”, il calcio era una sorta di mitologia con i suoi eroi e le sue imprese. Si ascoltava alla radio e lo si guardava in tv, spesso tutto di domenica, con i primi anticipi e posticipi che facevano capolino insieme alle pay tv.
C’erano principalmente le Tre Grandi (Inter, Juventus e Milan) che si davano battaglia nei primi posti e facevano bella figura anche in Champions League. E anche fra le cosiddette “piccole” si trovavano squadre pronte a far parlare di sé, come il Parma ad esempio.
E poi c’erano loro. Gli eroi: Totti, Del Piero, Pirlo, Buffon, Inzaghi…Fra questi nomi ci sono i vincitori di quel fantastico mondiale 2006, alcuni di loro anche secondi ad Euro 2000.
In quell’era anche talenti internazionali come Ronaldo Ronaldinho, Shevchenko e grandi nomi sceglievano l’Italia.
E oggi?
Oggi gli dei sono caduti e con loro tutto quel fantastico mondo del calcio che avevamo imparato a conoscere e di cui andare fieri.
Il giudizio sullo stato di salute del nostro calcio è impietoso. I grandi nomi giungono spesso solo a fine carriera. Nelle coppe europee facciamo fatica ad arrivare ai quarti. Tre qualificazioni al mondiale andate male e un europeo a cui abbiamo rimediato una figuraccia da campioni in carica.
La Figc sembra essere in caduta libera. La classe arbitrale è commissariata e i nostri giovani preferiscono e fioriscono altrove. Il Borussia Dortmund ha tre titolari italiani, che hanno fatto un solo anno di giovanili prima del salto: Samuele Inacio, Luca Reggiani e Filippo Mane.
Insomma, il giudizio è presto fatto. Scolasticamente diremmo che “ha le potenzialità, ma non si applica” o quantificheremmo il voto in un orrendo e perentorio “5”. Non un “3”, un “gravemente insufficiente”, per cui verrebbe la voglia di dimostrare che è stato un errore di valutazione o un momento “no”.
No, è un “misero” 5. Non abbastanza bravi da stare coi migliori e nemmeno troppo scarsi per stare nelle retrovie. Posizionati nel limbo, luogo dal quale secondo Dante non si può uscire.
Di contro, quando i vecchi Dei cadono ne arrivano sempre di nuovi. E l’Italia non fa eccezione.
Gli Dei dello Sport nell’Era “Gen Z”
Se prima era solo il calcio, ora i nuovi Dei parlano la lingua anche di altri sport. Tanti gli esempi.
I divi del tennis maschile come Sinner e Musetti, che sono entrambi in Top Ten mondiale. Poco dietro ci sono Cobolli, Darderi e Berrettini. Quest’ultimo capace di arrivare in finale a Wimbledon contro un certo Djokovic, prima che gli infortuni prendessero il sopravvento.
E la nostra Jasmine Paolini nel tennis femminile, che fa sempre ben figurare. Insieme a Sara Errani, data già “in pensione”, campionesse olimpiche a Parigi 2024.
E anche nella terra dei motori non si scherza: la Ferrari sembra aver ritrovato un barlume di speranza con questi nuovi regolamenti. Ma la vera sorpresa, guida per la Mercedes: Andrea Kimi Antonelli, da Bologna, è primo in classifica di F1!
Anche altri campi ci hanno regalato sorprese, non solo pensando alle scorse Olimpiadi Invernali, dove abbiamo fatto incetta di medaglie e anche di record, da padroni di casa. Ma anche in sport come il rugby, dove abbiamo battuto la mitica Inghilterra proprio al 6 Nazioni.
Rimanendo nel calcio, le nostre ragazze della Nazionale Femminile hanno sicuramente più voglia di dimostrare dei maschietti. Vuoi perché il calcio femminile è in generale poco considerato, vuoi perché in Italia il movimento sta ottenendo riconoscimenti solo da poco. Ma anche qui, siamo arrivate a un passo dalla finale dell’Europeo, pur essendo considerate fra le squadre meno forti.
Persino a livello mediatico e di pubblicità, il calcio sembra non attirare più: se si passeggia nelle grandi città, i cartelloni delle pay tv ti comprano con Sinner, Antonelli e persino Leclerc, che pur non essendo italiano, ha il pregio di guidare per la Ferrari.
Il calcio italiano e i suoi protagonisti non vendono più come prima. Non lo facevano all’estero da tanti anni. Ma è triste pensare che oggi nemmeno in Italia lo facciano tanto.
Cosa è cambiato?
Ci siamo stufati del calcio o è il calcio che ha perso la sua aura? O forse entrambe le cose?
Quello che sicuramente è cambiato è l’idea di calcio, che era lo sport nazionalpopolare, quello a cui tutti avevano accesso e che si giocava di solito per strada. Poi è entrato nei campetti delle società piccole e grandi e per la strada si è giocato meno.
Già a 14 anni arrivano i procuratori e gli agenti e si entra nel discorso economico, soprattutto se qualcuno mostra un po’ più di talento rispetto agli altri. Ma poi quasi nessuno arriva ad alti livelli e non si capisce bene dove si inceppi il meccanismo.
E se per l’Italia valeva il detto per cui “la classe operaia va in Paradiso”, adesso non più. Non c’è più una vera e propria classe operaia e il Paradiso nemmeno lo vediamo, calcisticamente parlando.
Siamo sempre lì, nel limbo: non dannati, ma nemmeno santi. Anime perdute, rimaste nell’abisso.
Riusciremo a “riveder le stelle”?

