Sostegno a distanza: una legge per la trasparenza

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Il sostegno a distanza, demarcatore del grado di solidarietà di un popolo e unica speranza per milioni di bambini, è in caduta libera.

L’associazione Amici dei Bambini (Ai.Bi.), che da anni lavora per i bimbi di tutto il mondo combattendo l’emergenza abbandono, ha lanciato l’allarme e ha indetto un convegno al Senato, presso la Sala Zuccari di palazzo Giustiniani. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i drammatici dati emersi dalla nuova ricerca Eurisko: negli ultimi sei anni le famiglie sostenitrici sono diminuite del 65%, passando dai 4 milioni e 300 mila del 2007 al milione e mezzo dei sostenitori attuali. Dunque due famiglie sostenitrici su tre hanno abbandonato il loro impegno, lasciando presagire un futuro senza sostegno a distanza.

2 OTTOBRE ORE 18 SOSTEGNO SENZA DISTANZA

Hanno partecipato al dibattito anche rappresentanti delle istituzioni, disposti ad aprire uno spazio di cooperazione con le associazioni non governative. La senatrice Pd Stefania Pezzopane è intervenuta con la consapevolezza di chi conosce personalmente la questione: «La prima adozione a distanza l’ho fatta nell’89, era una bambina palestinese. Non fu un’esperienza positiva perché a un certo punto l’associazione scomparve, ma ho ritentato con altre associazioni e sono felice oggi di avere contatti con ben due bambine del centro Africa. La legge può aiutare a far superare la diffidenza, come può aiutare a creare per esempio nei Comuni degli elenchi di famiglie che hanno bimbi con il sostegno a distanza e fare tra Comuni un’operazione di controllo e verifica che i fondi che le famiglie offrono vadano effettivamente ai bambini, per farli studiare e vivere meglio».

Ai.Bi. ha voluto sottolineare che il crollo delle adozioni a distanza non dipende tanto dalla crisi economica quanto dalla mancata fiducia nei confronti delle associazioni. Il presidente di Ai.Bi. Marco Griffini ha dunque evidenziato come sia necessario dare garanzie e trasparenza, anche avvalendosi della legislazione, per questo è stato presentato un manifesto di legge che vuole sollecitare l’attività parlamentare a occuparsi della questione, magari introducendo un apposito Albo professionale, con regole chiare, che accomuni le associazioni che si occupano di sostegno a distanza. Griffini ha chiarito che «il manifesto è l’inizio di un percorso normativo che vuole dare una sorta di etichetta, di marchio, per cui un’associazione che vuole fare sostegno a distanza deve avere requisiti di trasparenza, di legalità e di vera relazione. Bisogna avere bilanci trasparenti ed evitare lo scandalo del bambino icona».

È d’accordo il deputato Pd Luigi Bobba, che si augura si possa intraprendere un dibattito parlamentare sul tema, in vista di una legge che deve «prescrivere alcune cose essenziali di rendiconto, in modo che il donatore possa verificare anche personalmente che quel dono che ha fatto produca il risultato che ci si attende». La norma può essere però solo il braccio di un’azione governata dallo spirito di solidarietà e dalla voglia di cooperazione.

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