Esiste una coalizione di centrodestra?

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Il dibattito sul centrodestra italiano va avanti da mesi per non dire anni. Già il fatto che le liti e le rese dei conti si possano definire dibattito è un gran bel passo in avanti.

Le accelerazioni delle ultime settimane, innescate dalla decadenza di Berlusconi in Senato, i falchi, le colombe e le pitonesse nel Pdl che ridiventa Forza Italia, il sussulto di orgoglio di Alfano, al momento però non sembrano portare a nulla di concreto ne in termini programmatici che in senso strettamente elettorale. Consideriamo che la coalizione di centro destra era rimasta la stessa per diversi anni. Con le uscite momentanee prima della Lega, dopo con la separazione di casini e l’Udc. I primi rimangono a destra pur avendo prese le distanze dal governo Monti e Alfetta, governatori del Carroccio guidano le regioni più importanti del nord, Veneto, Lombardia e Piemonte, ma tra scandali e liti interne hanno visto drasticamente una perdita di consensi, vittime anche loro dell’effetto Grillo. Per Casini situazione diversa. Troppo puro per stare con un peccatore come il Cavaliere, Pierferdi è tornato al centro, fallendo l’esperienza del terzo polo con due compagni di avventura illustri come il Prof. Monti e il Sarkozy italiano, Gianfranco Fini, evaporato dalla scena.
Al momento i partiti collocati a destra, il centro ormai ci va d’ufficio, sarebbero PDL/Forza Italia, Fratelli d’Italia, anch’essi fuori dal governo delle larghe intese, e La Lega. A cui si aggiungono i partitini più estremi dello 0,0 qualcosa, Storace, duro e puro che non riesce a schiodarsi dallo 0, e Giannino,the graduate, la cui fuoriuscita dalla coalizione di cdx ha contribuito, in termini prettamente numerici, alla sconfitta alle ultime politiche.
Naufragata definitivamente l’idea che in Italia si potesse avere un sistema bipolare, il centrodestra ha dimostrato comunque negli ultimi anni di avere maggiore coesione della sinistra e dei partiti che la compongono. Ma resta da definire ancora quello che non è mai stato fatto: definire il concetto stresso di centrodestra e di destra. Come deve essere? Quali sono i confini dentro cui farne parte? Cosa ne sarà dopo Berlusconi? Questo momento che viene visto con terrore dai suoi fedelissimi e con eccitazione da liberazione dai suoi avversari. Ci sono uomini che invadono totalmente nel bene e nel male il periodo storico che vivono. Il post berlusconismo però potrebbe rappresentare l’opportunità per un ritorno della supremazia delle idee. Servirebbe un processo di spersonalizzazione che ormai ha contagiato come un virus tutti i partiti, basti pensare a quello che sta succedendo al PD con Renzi.
Quello che oggi sembra una realtà potrebbe cambiare nel giro di pochi giorni. Non si sa quanto reggerà il governo Letta, ma non sappiamo neppure da chi sarà composta la colazione che andrà a sfidare il PD, ma soprattutto Grillo e i milioni di elettori che sono rimasti a casa nelle ultime consultazioni, anche amministrative.
Storace spinge per rifare Alleanza Nazionale. Partito che in tempi di crisi avrebbe potuto raccogliere malcontento da chi i ogni caso non si considera berlusconiano. Ma si sa, le minestre riscaldate non funzionano.
Alemanno si smarca dalla nuova Forza Italia. Tenta la creazione di una sua sigla, Prima l’Italia, con un programma anti europeo e anti euro, impresa impossibile. Lo stesso Gianni ha visto che i suoi fedelissimi non lo hanno seguito. L’ex sindaco di Roma ha provato prima l’avvicinamento ai Fratelli d’Italia, ma qualcuno gli ha detto “tu no, il pallone è mio e ci gioco io”, evidenziando come spesso situazioni personali hanno la precedenza sulle questioni di partito. Alemanno non sarà il massimo, e lo ha dimostrato alla guida di Roma, ma se dobbiamo fare la classifica dei politicamente impresentabili non ha certo il primo posto.
Nelle ultime settimane proprio Fratelli d’Italia ha dato vita ad un laboratorio aperto a tutti coloro vogliano contribuire al nuovo centrodestra. In questo caso c’è pure Alemanno, ma anche Magdi Allam, Urso, Viespoli, ecc. Non mancheranno i finiani ormai orfani di Gianfranco, come non mancheranno coloro che non solo non hanno una bellissima fama ma neppure un proprio bacino elettorale. Un Ciocchetti ad esempio ci tiene a precisare che lui con la destra non c’entra molto ma magari qualche votarello ce l’ha. FDI comunque si fa forte su una leader giovane e spendibile, che non parla politichese stretto e che negli ultimi giorni si sta caratterizzando per essere la Marine Le Pen italiana. Ecco, meglio non fare paragoni tra persone , ma partiti la Le Pen è riuscita a far crescere il partito lasciato in eredità dal padre, ripulendolo dal marchio di movimento xenofobo e di estrema destra, ma di destra e basta. Il dibattito sul tema non è solo italiano infatti, ma anche in Gran Bretagna il neoconservatorismo si è posto la questione e la sua evoluzione.
A casa nostra tra riunioni e seminari si rischia di arrivare nuovamente impreparati, anche se il punto fermo sulle primarie e i congressi sono un passo in avanti, l’importante è non cadere nell’autoreferenzialità.
A molti basterebbe una destra moderna, liberale e identitaria. Speriamo che qualcuno lo capisca in mezzo al rumore del cantiere.

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