Tornano le avventure di Asterix

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Il conto alla rovescia per gli appassionati di fumetti di tutto il mondo si sta concludendo. Giovedì 24 ottobre sarà nelle librerie “Asterix chez les Pictes” (“Asterix e i Pitti”), la 35° avventura del guerriero gallico nato dalla matita di Albert Uderzo e dalla macchina da scrivere di Renè Goscinny.

Liberi i profani di considerarla un’esagerazione, ma la data è storica. Dalla scomparsa di Goscinny nel 1977, Uderzo aveva continuato da solo una delle saghe più fortunate della storia, con fan in tutto il mondo (complessivamente 350 milioni di copie vendute). Per questa opus n. 35, il grande fumettista italo-francese ha deciso di passare la mano a due nuovi autori, ovviamente scelti da lui, dopo un’articolata selezione: il disegnatore Didier Conrad e lo sceneggiatore Jean Yves Ferri. I due nuovi autori sono coetanei del personaggio di cui narreranno le nuove gesta.

Asterix nasce sul n.1 della rivista Pilote, il 29 ottobre 1959, conquistando immediatamente un successo planetario che lo porterà ad essere una delle bandes dessinées più tradotte al mondo, latino compreso. La trama la conosciamo tutti: nel 50 a.C. solo un piccolo villaggio di guerrieri simpaticissimi ma litigiosi, all’estremo nord-ovest del territorio francese (cioè, gallico…) resiste alle vittoriose armate di Giulio Cesare, grazie ad una pozione magica che li rende fortissimi ed invincibili. I due campioni del villaggio, il piccolo guerriero biondo Asterix e il suo migliore amico, il colossale Obelix, vivono continue avventurose vicende, in casa propria e in tutto il mondo conosciuto (e oltre, visto che arriveranno addirittura in America), non perdendo occasione per ridicolizzare l’egemonia romana e tornando a casa, ogni volta di più, innamorati della loro Gallia.

Non c’è bisogno di domandarsi chi rappresentino i romani, con le loro basi militari sparse in tutto il mondo, in un fumetto che altro non è che la metafora in cui intravedere il contesto storico mondiale della seconda metà del Novecento. Tra inglesi eccentrici, tedeschi irascibili, spagnoli fieri e un po’ fuori dal mondo, corsi animati da perenne spirito separatista eccetera, in Asterix si vede abbastanza chiaramente in controluce quello spirito di “grandeur”, negli stessi anni predicato dal generale De Gaulle. Il 26 novembre 1965, “Asterix” sarà addirittura il nome del primo satellite francese lanciato in orbita. E’ curioso come un personaggio diventato a tal punto icona dello spirito d’oltralpe sia stato partorito da due autori tanto impregnati di cultura fumettistica americana.

Albert Uderzo, classe 1927, i cui genitori, padre vicentino, madre spezzina, si stabiliscono in Francia subito dopo la Prima guerra mondiale, inizia a disegnare adolescente, profondamente influenzato dalla lezione di Walt Disney (un’ammirazione e un amore che Albert non nasconderà mai); Renè Goscinny, classe 1926, parigino, ex-contabile, non riesce ad essere assunto come disegnatore proprio dai Disney Studios e, tornato in patria, si dedica alla scrittura, dimostrando di aver perfettamente appreso il mordente della Bibbia della satira americana, la leggendaria rivista “Mad”. I due hanno già diversi personaggi alle spalle, sia insieme che per proprio conto. Altissima qualità grafica e di scrittura, umorismo e ritmo che non conoscono mai pause o cedimenti, la continua presenza di riferimenti storici e culturali alti o altissimi, citazioni letterarie e cinematografiche, un continuo gioco di inserimenti, tra i personaggi secondari che popolano di volta in volta le singole storie, di “sosia” di personaggi storici, cinematografici o della tv francese e internazionale (Churchill, Mussolini, Chirac, Laurel & Hardy, Lino Ventura, Sean Connery, Kirk Douglas, Arnold Schwarzenegger, per citarne solo alcuni). Questi i principali ingredienti di un trionfo che si trasferirà sul grande schermo dapprima con cartoni animati (nel 1974 apriranno gli studi d’animazione “Idefix”, dal nome del minuscolo cane che accompagna sempre Obelix che esisteranno però solo per quattro anni) e, in anni più recenti, con film veri e propri. Un parco divertimenti, “Parc Asterix”, aperto nel 1989, e ancora giocattoli, videogames, gadget d’ogni tipo. Dopo l’improvvisa scomparsa di Goscinny, la serie aveva perso un po’ di quell’impronta satirica fulminante che era il marchio di fabbrica inconfondibile dello sceneggiatore. Uderzo comunque è riuscito nei primi anni, a mantenere il tutto su livelli alti. In tempi più vicini a noi però, le storie più recenti avevano innegabilmente fatto registrare la necessità di un cambiamento decisivo.

Da parte di milioni di lettori in tutto il mondo, la fiducia in questa svolta, c’è. Asterix e Obelix se ne vanno in Scozia (Conrad e Ferri hanno voluto esordire con un albo a schema classico, basato sul viaggio). Dal canto suo, Uderzo ha voluto dare a tutti la rassicurazione massima, parlando di “una storia all’altezza di Goscinny”.

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