Legge Stabilità: Stato garantisce il Garante (dell’esattore)

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Oggi approda in Parlamento il testo della Legge di Stabilità 2014, varato dal Governo Letta, e ora al vaglio del Senato e della Camera.

Il tema centrale, senza ombra di dubbio, è l’alleggerimento della pressione fiscale, con relativa abolizione dell’IMU, ma l’inesorabile introduzione di nuovi balzelli fiscali come la Tari e la Tasi, la doppia faccia della Trise (rinominata “triste”, in certi casi la rete non perdona). Tutto questo, però, agli italiani non è tutto chiaro, e l’incertezza regna sovrana.

Ed è proprio all’interno di questa incertezza che il Governo, rifugiandosi dietro ad una ipocrita azione di “spending review” (inglesismo per indicare il taglio di una spesa pubblica), ha definitivamente stralciato e svuotato lo Statuto del Contribuente, contravvenendo  al rispetto dei principi costituzionali (in particolare art. 3 e 53) nonché del diritto dell’Unione Europea.

 

Difatti, la Legge di Stabilità andrà a modificare per l’ennesima volta lo Statuto dei Contribuenti, poichè negli ultimi 13 anni il Parlamento ha legiferato aggirando i principi fondanti dello stesso, che con la legge n. 212 del 2000 fece da apri-pista per l’armonizzazione dei rapporti tra i cittadini e lo Stato in ambito fiscale.

Nello specifico la legge introdusse la figura del Garante del Contribuente, ovvero un organo collegiale di tre membri, scelti dal Presidente della Commissione Tributaria Regionale tra i migliori magistrati, professori universitari, avvocati, o notai, che avrebbe dovuto svolgere, in forma totalmente autonoma e indipendente, funzioni di interpretazione della norma tributaria e di tutela del contribuente, oltre che di vigilanza e  controllo sulla legalità giuridica nelle verifiche ed ispezioni fiscali.

Tutto questo, fin dalla nascita dell’organismo, apparve assolutamente e ipocritamente inattuabile, poichè il conflitto d’interessi da parte della Pubblica Amministrazione erano evidenti a tutti, basti pensare che la sede degli uffici del Garante sono presso le stesse commissioni tributarie, il personale amministrativo è alle dipendenze dell’Agenzia delle Entrate, e gli emolumenti del Garante sono stabiliti direttamente dal Ministero dell’Economia.

Successivamente, nel 2012, con Legge del 12/11/2011 n. 183 Articolo 4, avviene la prima e più assurda “decapitazione” della legittimità del Garante, difatti da organo collegiale diviene monocratico, sempre scelto dal presidente della commissione tributaria regionale.

 

E già qui sorgono i primi dubbi, ovvero come può un organo autonomo e indipendente, che viene nominato a suo insindacabile giudizio dal presidente della commissione tributaria regionale, operare con distacco e terzietà, per la tutela dei diritti del contribuente nel caso che lamenti disfunzioni, irregolarità’, scorrettezze, prassi amministrative anomale o irragionevoli o qualunque altro comportamento suscettibile di incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazione finanziaria?

Oggi, invece, cosa accadrà che, se il testo di legge in fase di approvazione verrà confermato, ci ritroveremo nuovamente davanti ad un nuovo sopruso da parte dell’amministrazione tributaria, difatti l’art. 13 dello Statuto del Contribuente verrebbe modificato, con l’assunzione del ruolo di Garante, e con tutti i relativi poteri, direttamente il presidente della Commissione Tributaria. Questo comporterà che se un giorno, o per meglio dire  da domani, un cittadino che reputa siano state lesi i suoi diritti di contribuente, oppure identificati comportamenti dell’amministrazione che determinano un pregiudizio del contribuente,  con conseguenze negative nel suo rapporto con l’amministrazione, non dovrà fare altro che rivolgersi al Garante: colui il quale presiede le Commissioni Tributarie, che risiede negli uffici di segreteria che dipendono dal ministero dell’economia e finanza, che ha sede negli stabili dell’Agenzia delle Entrate, che emana gli accertamenti sui quali vigilano a sua volta le Commissioni tributarie.

Il tutto sarebbe simpaticissimo se fosse una “supercazzola” di Ugo Tognazzi, una di quelle memorabili presenti nella saga di “Amici Miei”, ma nella realtà invece è l’ennesimo esempio di come la classe politica, e lo Stato, calpestano la dignità dei loro cittadini, e si trincerano dietro ai moniti dell’Unione Europea, con l’imposizione dei suoi vincoli di bilancio, che trovano giustificazione in una “spending review”, che in questo caso ponendola a confronto all’emorragia del terzo debito pubblico al mondo, rappresenta la vergogna di un’Italia artificiale, che guarda alla burocrazia e non al popolo.

 

Plaudiamo all’impegno del Governo a voler ridurre la spesa pubblica, difatti il Garante presterà la sua opera a titolo gratuito senza oneri per la finanza pubblica, ma Enrico Letta e i suoi ministri hanno calcolato il costo sociale di questa azione? Probabilmente no, perchè solo un ingenuo può immaginare che il Garante potrà fare da controllore al controllante, e viceversa, e come si può chiedere ai cittadini di avere fiducia nelle istituzioni, e nella giustizia, se lo Stato è sempre pronto a tutelare sè stesso?

Analoghe perplessità vengono proposte da il Sole 24 Ore, dove in un approfondimento di Guido Gentili del 20 Ottobre, si legge il commento di Gaetano Santamaria Amato, magistrato presidente del Consiglio della giustizia tributaria, che dichiara: “suona sicuramente come anomalo il collegamento tra giustizia tributaria e Ministero dell’Economia, parte sostanziale di ogni ricorso”. Ugualmente rincara Luigi Casero, viceministro dell’Economia affermando che “il conflitto d’interessi deve essere posto e risolto non solo tra giustizia tributaria e ministero”.

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