Lo strano caso di Piero Marrazzo e Mamma RAI

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L’ex Presidente della Regione Lazio è tornato in Tv da protagonista, in veste di conduttore del programma di Rai2 “Razza Umana”. Una scelta inaspettata, ma soprattutto coraggiosa, considerando lo scandalo sessuale che nel 2009 aveva disintegrato la sua carriera politica, insieme a quella professionale di giornalista.

 C’era una volta in Italia la vergogna, un sentimento nobile e riparatore, che fungeva quale elemento salvifico ogniqualvolta un politico, un giornalista, uno sportivo, un comune lavoratore commettevano  qualche “pasticciaccio brutto”, che suggeriva loro un decoroso ritiro dalla scena pubblica.

Poi quel sentimento si è estinto a vantaggio della voglia di apparire, sempre e comunque, al di là del giudizio negativo della gente.

Non so voi, ma io ho provato un profondo senso di quella vergogna quando ho visto il giornalista, nonché ex Governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo condurre il programma “Razza Umana”, in onda il mercoledì in seconda serata su Raidue.

Non sono riuscita a fare a meno di pensare all’uomo, Piero, nella sua veste di frequentatore di trans.

Ammettiamolo: la sua vicenda è troppo colorita per essere dimenticata in nome del contenuto di un programma, indubbiamente interessantissimo, che investiga sulla diversità del genere umano per “scolpirne l’essenza più profonda”.

Penso alla sua famiglia e all’imbarazzo che potrei provare io nel vedere mio padre in Tv, dopo tutto quello che è successo.

C’è poco da scherzare gente, perché nella vicenda del complotto ai danni di “Marrazzo”, ci sono di mezzo anche due morti. Siamo oltre il solito scandaluccio del politico di turno che viene beccato in compagnia di alcune amiche di letto, per poi essere ricattato, nel suo caso dai carabinieri.

Dopo tre anni dai fatti avvenuti, dopo aver chiesto perdono e dopo essersi rifugiato perfino in un monastero, nel 2012 Marrazzo è tornato a fare il giornalista, realizzando per Rai3 un interessante documentario sull’Armenia, nel quale compare anche un testimone d’eccezione: il grande cantante di origini armene Charles Aznavour.

Oggi invece riapproda in Tv proprio in veste di conduttore, mettendoci la faccia. Era necessario?

Una redazione televisiva è composta da diverse figure, che cooperano alla buona riuscita di un programma. Il suo contributo potrebbe darlo anche dietro le quinte. E invece no.

Forse la RAI vuole che purghi ulteriormente le sue pene al cospetto di tutti noi telespettatori, attraverso una trasmissione che a suo modo ha  un contenuto sociale: quello dell’accettazione della diversità umana.

Non è  più giusto lasciare spazio a qualche giovane e talentuoso giornalista disoccupato?

Lo so che molti di voi stanno già pensando : “Abbiamo i pregiudicati in Parlamento, quindi non dobbiamo meravigliarci”.

Ma questo giochino (scusate il termine renziano) del bue che dice cornuto all’asino e viceversa, non potrà essere tollerato all’infinito.

Si potrebbe cominciare per esempio  abbandonando quell’atteggiamento poco produttivo, che ci porta a difendere a  priori chi fa parte del nostro schieramento politico, come nel caso dei compagni di partito di  Marrazzo.

Chi sbaglia, paga. Punto.

A cura di Silvia Di Pasquale.

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