Best & back: Silicon Valley andata e ritorno

1
1494

Poeti, santi, navigatori e, perché no, startupper. Gli italiani sempre più protagonisti della smart-economy. Non tanto grazie ai provvedimenti dei governi che in questi anni si sono succeduti, ognuno nascondendosi dietro spot zeppi di retorica. Ma per merito di enti pubblici e privati, che incentivano lo sviluppo di idee e progetti innovativi.

Il programma Best&Back è tra le best practice che l’Europa ci invidia. Promosso da Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, quest’anno il Business Exchnge and Student Training prevede l’assegnazione di un minimo 3 borse di studio per la frequenza di un corso universitario alla Santa Clara University, in California, nel cuore dell’imprenditoria hi-tech: la mitica Silicon Valley. Borse di studio che coprono totalmente i costi dell’esperienza, dopo la quale gli startupper nostrani saranno “costretti” a tornare in Italia per finalizzare lo sviluppo della business idea. Come dire, facciamo fuggire i cervelli, ma solo temporaneamente e per una giusta causa: formare gli imprenditori del futuro.

Best&Back, presentato martedì a Luiss Enlabs, è rivolto ai laureati italiani di età massima di 35 anni, il bando scade il 18 aprile, quindi se volete fare l’application non temporeggiate. Ma vi avvisiamo: la concorrenza è forte.

Alla presentazione del programma, grande partecipazione dei giovani imprenditori che affollano le stanze e i corridoi di Enlabs. Nel corso del pomeriggio sono intervenuti il fondatore dell’hub romano, Luigi Capello, il ceo di Italian Business & Investiment Initiative, Fernando Napolitano, la rappresentante di Invitalia, Gabriella Forte e Kathleen Doherty, vice capo missione dell’Ambasciata americana in Italia che ha aperto la sessione con i saluti istituzionali.

Un interessante dibattito si è aperto attorno alle esperienze vissute dagli startupper che hanno partecipato alle scorse edizioni di Best&Back. Dalle testimonianze di Arianna Tibuzzi, Cosimo Palmisano e Andrea La Mesa, è emerso un quadro sorprendente: gli innovatori che si formano all’estero, poi tornano in Italia. E tornano per applicare quelle conoscenze al nostro sistema, oltre che a insegnare quanto appreso negli Stati Uniti a nascenti startupper.

A cura di Lucio Perrotta.

LASCIA UN COMMENTO

1 COMMENT

Comments are closed.