Marine Le Pen e Alessandra Mussolini. Due donne politicamente schierate, due cognomi che pesano e non passano inosservati.
La prima è figlia dell’85enne Jean-Marie Le Pen, presidente dal 1972 al 2011 del Fronte Nazionale, un partito di estrema destra, di cui ora lei stessa è leader. La seconda, l’eccentrica senatrice della Repubblica italiana Alessandra Mussolini, è invece figlia di Romano, quarto figlio di Benito; finora è passata dal Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale ad Alleanza Nazionale, da Azione Sociale al Popolo della Libertà, per poi aderire alla rinata Forza Italia, dopo la sospensione delle attività del PdL.
Ultimamente abbiamo sentito parlare delle due politiche per motivi decisamente differenti. Marine e il suo Front National hanno ottenuto un successo clamoroso alle ultime municipali francesi, al punto che l’estrema destra viene data addirittura come probabile primo partito alle prossime europee. Alessandra Mussolini invece è tristemente ed indirettamente salita alle cronache a causa di un’inchiesta su un giro di prostituzione minorile nel quartiere Parioli di Roma, in seguito alla quale suo marito Mauro Floriani è stato indagato. Insomma, una ride, l’altra piange.
Il successo politico dell’euroscettica Le Pen non è una vera e propria sorpresa: già suo padre 12 anni fa arrivò al ballottaggio presidenziale con Chirac. Inoltre non bisogna dimenticare che nel 2005 l’elettorato francese bocciò con un referendum la nuova Costituzione europea. Marine c’ha visto lungo. E’ stata costante e ha compreso che sventolando sempre la stessa bandiera prima o poi qualcuno ti riconosce il merito di essere politicamente coerente. Se poi il tuo partito se la prende con un certo tipo di Europa, che è solita paracadutare le sue idee dall’alto, stai certa che hai preso la strada giusta.
Difficile riscontrare tale coerenza nella nostra connazionale Alexandrà, perché se è abbastanza comune che un medico si dia alla politica, così come una showgirl, non è altrettanto comune che una donna nella sua vita riesca ad essere medico, attrice, cantante, modella, presentatrice, opinionista e politica. Verrebbe perciò da pensare che la nipote del Duce sia una vera e propria eccellenza del made in Italy alla pari del Parmigiano Reggiano, oppure è il caso di avanzare l’ipotesi che la senatrice le abbia provate tutte e alla fine solo la politica ha attecchito. (A voi la scelta).
Il destino vuole comunque che fra le due biondissime rappresentanti delle rispettive destre qualche punto di contatto ci sia, scavando nel passato. Per esempio papà Jean-Marie due anni fa è stato accusato di aver citato in pubblico una massima usata da Benito Mussolini, “Molti nemici, molto onore”, sebbene lui abbia poi specificato che quella frase “non è attribuibile a Mussolini ma, quattro secoli prima, al cavaliere Georg Von Freundsberg, al servizio dell’esercito di Spagna, che la pronunciò nella battaglia di Vicenza del 1513”. Ma va detto però che quando Le Pen padre aprì la sua casa di produzioni fonografiche SERP, non mancò un 33 giri di canzoni, discorsi e marce (tutti documenti autentici) relativi a “Mussolini e il fascismo”. Indi per cui Alexandrà può dirsi soddisfatta.
Ci sarebbe poi un altro scherzo del destino che accomuna le due ladies di metallo (il ferro appartiene alle presidentesse). Le trait d’union è la rivista Playboy. La madre di Marine, Pierrette Lalanne, oggi quasi 80enne, dopo aver divorziato dal severo Jean-Marie nel 1987, posò nuda per la celebre rivista erotica rivolta al pubblico maschile. Decisamente un grande sgarro per l’ex marito. Ora, come forse qualcuno ricorda, anche Mussolini nel lontano 1983 apparve a seno nudo sulla copertina di Playboy, accompagnata dal titolo: “Sensazionale: la nipote del Duce. La grinta del nonno Benito e il sex appeal di zia Sophia Loren”.
Quindi ci teniamo a precisare che l’Italia non ha nulla da invidiare alla famiglia Le Pen, soprattutto perché questa signora della destra italiana vanta anche altri meriti rilevanti al fine del bene comune: primo fra tutti aver difeso la libertà di espressione durante una puntata di Porta a Porta, quando la deputata comunista Katia Bellilo cercò di azzittirla con la seguente frase: “Se aveva vinto il tu’ nonno era finita”. Ricordiamo che le due politiche arrivarono quasi alle mani, salvo poi essere separate da Bruno Vespa e Chiambretti (con Alexandrà non si scherza).
C’è poi la partecipazione in veste di opinionista a La Pupa e il secchione, un programma che mirava niente meno che alla rieducazione culturale di giovani donne dall’aspetto fisicamente importante, che tuttavia non erano in grado nemmeno di pronunciare tutte le lettere dell’alfabeto in sequenza. Fondamentale anche la battaglia a favore della virilità italica, perpetuata attraverso la pubblica ostilità nei confronti degli omosessuali; storica la frase “Meglio fascista che fro***”. Non dimentichiamo infine il richiamo alla celebrazione della moda italiana con la memorabile maglia in cotone bianco riportante la scritta “Il diavolo veste Prodi”. Infine ci sono le ripetute battaglie sociali portate avanti con la signora di Mediaset, Electric Barbarella D’Urso.
Detto ciò: #DestraItalianaStaiSerena, con tutto il rispetto per la sobria Marine Le Pen, tu hai la folkloristica Mussolène.
A cura di Silvia Di Pasquale.
