Il Faraone di Perugia: Lucianone Gaucci. Volume I

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Luciano Gaucci incarna in maniera perfetta il capitalismo familiare italiano del secolo scorso, ma in più aggiunge quella cialtroneria audace, all’italiana, che ha permesso a diversi personaggi di valere e di avere molto di più di quello che meritavano. Tuttavia bisogna partire da un punto fermo: Gaucci ci sapeva fare ed era un vulcano di idee.

Nonostante i soldi, le belle donne, il calcio, i cavalli, Buckingham Palace, George Bush, Muhammar Gheddafi, il presidente Gaucci è sempre rimasto quello che era, umile, lavoratore e furbetto.

250_gaucci_1_3Gaucci inizia gestendo la trattoria di famiglia a Roma, zona Cinecittà, da allora passerà a fare l’autista degli autobus all’Atac, linea 8, poi si sposa. Il suocero ha una ditta di pulizie, la Candida, e quando decide di ritirarsi in campagna subentra il genero Luciano Gaucci che si scopre grande gestore e manager. Da lì apre un’altra azienda di pulizie, chiamandola “La Milanese” perché «Ai romani dava un’idea di efficienza e a quelli del Nord sembrava una roba di lassù». Vince tanti appalti in tutta Italia e la sua azienda raggiunge 3500 dipendenti. Nel frattempo Gaucci ha rapporti con banchieri (Geronzi), presidenti della Roma (Viola), e politici (grande amico di Andreotti). Diventa vice presidente della Roma e va vicino a prendere direttamente in mano la società ma come lui stesso dice «per me Giannini era un giocatore a fine carriera e avrei voluto venderlo, per  questo Geronzi non mi diede l’ok finale per diventare presidente della Roma».

storico39201120102175247_bigUn saggio del fiuto e della fortuna di Gaucci l’abbiamo a Parigi nell’88. Gaucci possiede un cavallo che si chiama Tony Bin, l’anno precedente è arrivato secondo all’Arco di Trionfo. Il presidente sente che questo è l’anno giusto, guarda diritto in faccia Franco Carraro e l’Aga Khan e decide di puntare tutto su Tony Bin. L’Aga Khan possedeva tre dei cavalli che erano dati per favoriti. Gaucci va a sentire a quanto viene piazzato dagli allibratori il suo Tony Bin. A 25 gli rispondono. Luciano tira fuori 50 milioni di lire e li punta sul suo cavallo, vince e intasca 1,250 mld per la scommessa (lui dice 800) più 1,1 come premio per la competizione. «Mi danno un valigione pieno di banconote e alla dogana francese la guardia mi ferma e mi dice: ‘Che ha là dentro?’. Ah bello, gli faccio, ho vinto l’Arco di trionfo, famme passa’». Tony Bin fu pagato 10 milioni all’asta da Lucianone che lo rivende ai giapponesi a 7 miliardi e fino a quel momento gli ha fruttato 10 miliardi in premi alle corse. Un vero cavallo di razza.

0_luciano-gaucci_presidente-toyota_lapGaucci è sulla cresta dell’onda e la fortuna è tutta dalla sua parte, tanto che vince anche al Super Enalotto, fa 5+1 e incassa 2 miliardi e 800 milioni. Forse il vero Lucky Luciano dovrebbe rinunciare al suo soprannome per donarlo al gran culo del Gaucci nazionale.Il calcio è la sua passione e acquisterà di lì a poco il Perugia, il Catania e la Viterbese regalandoci gioie infinite per uscite, calciatori acquistati, episodi da circo, litigate, Rolex, cavalli regalati agli arbitri, Gheddafi jr e molto altro…

Raindog

Continua…

In collaborazione con Baluardi del calcio popolare

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