Il 21 aprile del 753 a.C., secondo lo storico latino Varrone, viene fondata da Romolo la città di Roma.
Romolo e Remo, i gemelli, discendenti di Enea di Troia, sono tra le figure più importanti della mitologia greca, in quando a loro si deve la nascita della città di Roma.
Tutto nasce dai dissi tra i due fratelli. Romolo infatti vuole chiamarla Roma e costruirla sul Palatino, mentre Remo la vuole chiamare Remora sull’Aventino. L’autore Tito Livio nel primo libro della sua opera storica Ab urbe condita descrive la leggenda relativa alla fondazione:
“Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, interrogati mediante aruspici, chi avrebbe dato il nome alla città e chi vi avrebbe regnato. Per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l’Aventino. Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi dodici quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re entrambi. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dallo scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette [più probabilmente il pomerium, il solco sacro] e quindi Romolo, al colmo dell’ira, l’avrebbe ucciso aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura». In questo modo Romolo s’impossessò del potere e la città prese il nome del suo fondatore.”
