Omicidio del Commissario Luigi Calabresi

Il 17 maggio 1972 a Milano il commissario Luigi Calabresi veniva assassinato davanti la sua abitazione.

Quando il commissario Luigi Calabresi fu ucciso, era il periodo degli anni di piombo, immediatamente successivo agli anni della Contestazione. Calabresi era addetto alla squadra politica della questura di Milano ed era spesso incaricato di seguire le manifestazioni, frequenti a quel tempo a Milano. Il 12 dicembre 1969 alle ore 16,37 esplode una bomba, nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, a Piazza Fontana. Una vera e propria strage: 17 i morti e 88 i feriti. Nello stesso giorno a Roma esplode una seconda bomba causando 13 feriti. Altre due bombe esplodono a Roma provocando 4 feriti. Inoltre,in quella stessa giornata viene trovata un’altra bomba, inesplosa, nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana. Si trattava di 5 attentati terroristici tutto nello stesso giorno in un lasso di tempo di soli 53 minuti. Furono fermate 80 persone nel corso delle indagini per accertare chi fossero i responsabili e tra questi c’era l’anarchico Giuseppe Pinelli. Fu proprio il commissario Calabresi a convocare Pinelli e a trattenerlo tre giorni consecutivi in questura. Il militante anarchico, dopo essere stato sottoposto all’ennesimo interrogatorio, cade dalla finestra del quarto piano dell’edificio e muore. L’ autorità giudiziaria archivia il caso come morte accidentale. La moglie di Pinelli, Licia, sostenuta da Lotta Continua, la formazione extra parlamentare di estrema sinistra, inizia ad accusare violentemente Calabresi, ritenuto colpevole della morte del marito, nonostante lo stesso commissario avesse ribadito più volte che non era neppure presente al momento della caduta. E’ in questo clima che si verificò l’omicidio; Calabresi  usciva da casa sua in Largo Cherubini, la mattina  del 17 maggio 1972 alle 9,15 e mentre attraversava la strada per raggiungere la sua macchina, un uomo lo colpì con due colpi di pistola uccidendolo. Dopo un iter processuale lungo e complesso nel 1997 si giunse a una sentenza in Corte di Cassazione che portò ad arresti e condanne definitive: questa individuò Ovidio Bompressi e Leonardo Marino come esecutori materiali del delitto e Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri come mandanti. I quattro appartenevano all’epoca dell’omicidio alla formazione di Lotta Continua, della quale Sofri e Pietrostefani erano stati fondatori.

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