L’Italia spaccata dalla rabbia e dalla geografia

Rabbia e manifestazioni in Italia

Da una parte un pomeriggio di straordinaria follia, dall’altro un mese e mezzo di proteste pacate ma dirette. Com’è stato fino ad oggi il racconto di questa rabbia?

Un’Italia che più che mai, dimostra tutte le sue doppiezze, davanti a una rabbia sociale che ha scelto di ignorare per troppo tempo e che ha trovato sfogo nei modi più diversi. E in diversi modi si è deciso di trattarla.

La Rabbia parte dal Sud

Gli agricoltori e gli autotrasportatori del Sud hanno iniziato con le proteste a fine settembre eppure, fino a circa la metà di ottobre, sembrava che queste proteste non esistessero. Donne e uomini portati allo stremo a causa del caro benzina e del carovita generale.

Si fanno presidi sulle autostrade e si dice che la circolazione verrà bloccata, se dalle istituzioni non arriveranno risposte. E non solo non arrivano le risposte, ma tutto ciò sembra non succedere.

Quasi nessun giornale, telegiornale o testata di rilievo sembra voler dare spazio a ciò che accade. E il risultato è che buona parte d’Italia non sa che al Sud si protesta.

Lo sa chi abita da fuorisede al nord, perché cerca le notizie sui social o le riceve dai parenti. Lo sa chi ha amici che abitano sotto Roma a iniziano ad avvertire i primi disagi nei supermercati. Qualche testata dà notizie che però si perdono spesso non essendo riprese dal mainstream.

In un universo parallello…

Al Nord, in quegli stessi giorni, tutto procede tranquillamente. Non ci sono scaffali vuoti o autotrasportatori lungo la tangenziale di Milano a presidiare entrate e uscite. E se qualcuno, in un ufficio sperduto della provincia padana, fa notare cosa accade nel luogo da cui proviene gli viene risposto “Ma cosa stai dicendo?!”, magari anche con una risatina.

Eppure, quelle proteste vorrebbero solo attirare l’attenzione delle istituzioni e del governo su problemi che toccano tutta Italia, non solo il Meridione. Ma è sembrato che non meritassero nessun tipo di attenzione o riflessione alcuna.

Attacco a Milano, o forse no?

E poi, un pomeriggio di sabato, in cui in tutta Italia sono previste manifestazioni, a Milano accade di tutto: ragazzini che creano disordini, spaccano vetrine e rubano la merce da alcuni negozi delle vie del centro.

Devono intervenire le forze dell’ordine, ci sono scontri, arresti, feriti. E c’è una narrazione degna di un attacco terroristico alla città. Tutte le televisioni dedicano servizi su servizi. I giornali del giorno dopo dedicano pagine agli identikit dei facinorosi, a parlare delle vetrine rotte e di chi ci lavora, a elogiare le forze dell’ordine.

Quest’azione non aveva nulla della protesta per motivi sociali, nonostante prima si sia svolta una manifestazione, estranea a questi episodi. Aveva solo l’obiettivo di creare del caos e di fare rumore. Che dire: obiettivo centrato.

2 pesi e 2 misure

A queste persone è bastato un pomeriggio per ottenere visibilità, organizzandosi su Telegram per distruggere le vetrine dei negozi di Via Torino. Tanti sono minorenni, addirittura bambini di 11 e 12 anni.

Al contrario, tanti lavoratori che protestano civilmente da un mese, hanno avuto in cambio 2 incontri col ministro Salvini, in cui ha promesso fondi che in realtà avrebbero già dovuto essere erogati.

Sulla benzina e il gasolio che continuano ad aumentare di prezzo, nessuna parola. Sulle trasferte che stanno “strozzando” la categoria, nulla. Nessuna riflessione, nemmeno ad ampio raggio.

Si registrano però diverse identificazioni fra i camionisti per aver bloccato la circolazione.

C’è rabbia e rabbia

C’è da dire che entrambe sono espressioni di una certa rabbia sociale presente in Italia da diverso tempo, che da qualche parte doveva pur trovare sfogo. Nelle giovani generazioni, spesso emarginate perché di seconda generazione, in casi come quello descritto sopra è stata distruttiva. Negli adulti si è trattato di protesta civile, ma non riconosciuta.

Due facce, due modi di trattare l’Italia. Un’Italia del Nord che merita attenzioni e non deve essere toccata, soprattutto nel suo cuore pulsante, Milano. Un’Italia del Sud lasciata, ora più che mai, a se stessa, che sembra non debba fare notizia a meno che non sia mare o mafia.

Italiani o ancora Meridionali e Padani?

Chi scrive, è una calabrese che abita a Milano da quasi 10 anni ed ha vissuto le due facce della medaglia.

La prima è quella di sapere di far parte di un altro mondo, in cui solo tu e gli altri fuorisede sapete cosa sta accadendo “a casa”. Un mondo di cui l’Italia del Nord era all’oscuro, a meno che non avesse un qualche tipo di contatto.

La seconda, andare su Via Torino -la via degli scontri- 2 giorni dopo e vedere che alcuni negozi portano ancora i segni sulle vetrine. Segni che appaiono guarda caso su negozi specifici, di marchi sportivi, comunque mirati. Per devastare, per distruggere invece di chiedere nuova dignità. Ma a parte quei segni vedere che per il resto la vita scorre tranquilla come sempre.

Storie che ci dimostrano, ancora una volta, di come l’Italia risulti tagliata in due, con un dualismo Nord/Sud, che non è mai stato così profondo.

Come profonda è la rabbia che percorre il paese. Una rabbia che è ormai esplosa e sarà difficile spegnere, visto il mese ricco di scioperi e proteste che ci attende. Solo, ci si augura che queste non siano violente, ma che portino verso un cambiamento ormai necessario.

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