Il giro del mondo in bici parte da Roma

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Prendete un ragazzo e una ragazza, due bici e quattro anni in giro per il mondo tra strade e alta montagna

Trasformare Roma in una grande e immensa pista ciclabile all’aperto, senza automobili e mezzi pubblici. Ma questi, per fortuna o pratica necessità, sono già in via d’estinzione. Eccolo l’ “I have a dream” di Ignazio Marino, il sindaco di Roma che fin dal primo giorno del suo mandato aveva dichiarato guerra a tutti i mezzi di locomozione provvisti di carburatore e marmitta. Telecamere, transenne e nastri sono tuttora i segni tangibili di questa guerra allo smog che punta a creare una “green zone” nel centro storico.

E intanto, sabato mattina, con un bel sorriso stampato sul volto e la tradizionale fascia tricolore che morbida gli ricadeva lungo il busto, il sindaco ha benedetto il viaggio di due concittadini, Daniele Carletti e Simona Pergola. Due ragazzi che due anni fa avevano iniziato a coltivare un sogno: girare il mondo assecondando le loro forti passioni, la bicicletta e la montagna. Due persone qualsiasi di 27 e 35 anni, semplici e genuine, che in un giorno sono diventate eroi inconsapevoli, bandiere patriottiche e capitoline dei messaggi di ecosostenibilità e di solidarietà.

E chissà che proprio loro, una volta tornati nella Capitale dopo quattro anni di pedalate in giro per il mondo, non trovino una Roma diversa, forse più eco che sostenibile.

In sella alle loro bici attraverseranno i cinque continenti percorrendo oltre centomila chilometri fra pianure, steppe, deserti, savane, valichi e passi montani. E non è un caso il nome che hanno scelto di dare all’iniziativa, “Dai sette colli ai sette passi”, per sottolineare il forte legame di Roma con il resto del globo e la sua particolare sensibilità nei confronti di un turismo responsabile.

Per questo i due giovani ciclisti romani, uniti nelle passioni come nella vita, hanno deciso di devolvere parte del ricavato dalle donazioni a una organizzazione non governativa statunitense, la “World Bicycle relief”, che si propone di regalare biciclette alle comunità del Terzo Mondo e formare meccanici qualificati.

Dopo il rituale taglio del nastro, Marino, Daniele e Simona si sono lanciati giù da Piazza del Campidoglo per raggiungere via del Corso. Il primo cittadino li ha accompagnati fino a Saxa Rubra nella sua inconfondibile mise anche se qualcuno, dalla folla, ha fatto delicatamente notare come, per motivi di sicurezza, fosse consigliabile indossare il caschetto protettivo. Un dettaglio che non li ha però fermati e distolto dalla loro missione. Alla festa hanno preso parte anche un centinaio di ciclisti, amatori o appassionati, provenienti da tutta Italia che li hanno scortati lungo il tragitto verso Formello.

I due ragazzi continueranno lungo la via Francigena con i suoi 800 chilometri e, secondo il loro piano di viaggio, dovrebbero entro agosto superare il primo valico di Col de la Bonette. L’itinerario li porterà verso l’Europa dell’Est, seguendo il corso del Danubio per arrivare poi in Turchia. Da lì pedaleranno per attraversare Caucaso, Himalaya e Tibet. Dopo India, Indonesia e Australia, voleranno fino in Alaska per percorrere i 30.000 chilometri della Transamericana per giungere in Argentina e nella Terra del Fuoco. Ancora aereo per loro fino in Sudafrica e risalita pedalando fino alle coste italiane. Infine, affidandosi nuovamente alla via Francigena, scatteranno fino a Roma. E magari, al loro ingresso, vedranno una città diversa, davvero più eco.

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