Al G8 di Genova muore Carlo Giuliani

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Il 20 luglio 2001 a Genova, durante gli scontri tra i manifestanti  e le forze dell’ordine in occasione del G8, viene ucciso Carlo Giuliani

Carlo Giuliani faceva parte dei manifestanti no-global che si scontrarono con le forze dell’ordine a Piazza Alimonda, nei pressi della Stazione Brignole. Tre carabinieri si trovavano a bordo di una Land Rover che rimase bloccata per via del corteo che avanzava. Carlo Giuliani, con il volto coperto da un passamontagna, prese un estintore scagliato da un altro manifestante e a sua volta lo intende lanciare contro i carabinieri. Il carabiniere Mario Placanica, dopo aver intimato di allontanarsi ai manifestanti che avevano preso d’assalto il veicolo con sassi e bastoni, esplose due colpi di pistola. Un proiettile raggiunge Carlo Giuliani al volto e subito dopo l’automobile delle forze dell’ordine nell’effettuare la manovra che gli permetterà di spostarsi, passerà due volte sul corpo di Giuliani. Gli scontri e l’accaduto vengono filmati dalla telecamere degli operatori che si trovano sul posto. Nelle prime ore dopo l’accaduto si pensò che il manifestante fosse stato ucciso da un sasso che appariva nelle fotografie vicino al suo corpo. L’autopsia confermò la morte avvenuta per la ferita da arma da fuoco. Dall’inchiesta per l’omicidio risultò che Mario Placanica aveva sparato per legittima difesa. La famiglia Giuliani fece ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’uomo che arrivò alle stesse conclusioni dell’inchiesta italiana però dispose che lo Stato avrebbe dovuto pagare alla famiglia del manifestante 40000 euro per non aver avviato un’indagine adeguata in seguito alla morte del giovane. Nel 2008 Placanica, assistito dall’avvocato Taormina, ha sporto denuncia contro ignoti per la morte di Carlo Giuliani, in quanto dalle perizie non risulterebbe traccia della camiciatura del proiettile che ha colpito Giuliani. L’ipotesi è quella che il colpo quindi non sia stato esploso dal carabiniere ma da un’altra arma, di un ufficiale o da un civile. In seguito a un altro ricorso della famiglia Giuliani alla Corte europea è stata ancora una volta confermata la legittima difesa ma si è criticata la gestione italiana del summit per quanto riguarda i sistemi di sicurezza. La stessa corte ha definitivamente assolto lo Stato italiano con sentenza definitiva nel 2011.

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