Tour de France finito. Passato l’entusiasmo per la conquista della più importante corsa a tappe (ahinoi è questa la più importante e non il nostro giro d’Italia)? Ma assolutamente no e non penso passi subito, almeno a me questa gioia, questo entusiasmo, quest’orgoglio nel vedere Nibali su quel gradino così in alto degli Champs-Élysées
21 Tappe e di questo tour rimane parecchio. Rimangono le strade inglesi affollate di tifosi, abbiamo così scoperto che il ciclismo è uno sport che piace anche in Inghilterra. E ci mancherebbe, dopo tutte le sterline investite dal Team Sky. Abbiamo anche scoperto nell’isola della Regina un modo diverso, un modo nuovo di tifare nel ciclismo. Si perché da che mondo e mondo in una competizione ciclistica si è sempre tifato per il ciclista che ci sta più simpatico, più bello, quello che sembrerebbe il più forte, fate voi (io personalmente ho sempre fatto il tifo per un mio connazionale, anche se questi possedeva scarse possibilità di vittoria). Il ciclismo non è il calcio, non si tifa la squadra, o meglio, se proprio vogliamo si fa il tifo per la squadra nella quale corre, pedala, il proprio beniamino, sia essa tedesca, americana, russa o kazaka (non italiana perché squadre italiane al momento ce n’è solo una e il prossimo anno forse neanche quella),ma è una conseguenza, in primis si fa e si è sempre fatto il tifo per il ciclista, è così in Francia, in Germania, in Spagna, e nella nostra trionfante Italia. Nel Regno Unito no, tifano tutti, o quasi, per il Team Sky, perché la squadra è inglese, e non per Froome che è loro connazionale e che tra l’altro corre per la Sky, o per Cavendish, no, assolutamente no, il velocista corre per una squadra belga. Strano, ma agli inglesi piace così, contenti loro!
Di questo Tour rimane sicuramente qualche caduta eccellente, ma che non è stata la causa della sconfitta dei malcapitati Contador e Froome su tutti. No, gli sconfitti sono tali non perché caduti, ma lo sarebbero stati ugualmente con la condizione di quello Squalo siculo che pedalava per strade inglesi e francesi asfaltate e lastricate di pavè. I minuti, non secondi, minuti, ai “big” li aveva già rifilati prima delle cadute. A proposito di pavè , rimane di questo tour quella tappa eroica, la quinta, sul pavè e con la pioggia a render tutto più difficile. Rimangono le fughe e la bellezza nel vederlo pedalare di Tony Martin, rimane la combattività, la grinta, la forza e la dedizione nei confronti del suo capitano di Alessandro De Marchi, italiano, vincitore del titolo di supercombattivo del Tour 2014. Non può non rimanere la vittoria di Trentin in volata su Sagan.
Di questo Tour fatto azzurro (in tutti i sensi, italiano e kazako) già il secondo giorno rimane tanto, tantissimo. Nella 101ma Gran Boucle abbiamo finalmente visto un uomo campione, Nibali, che spodesta dal trono giallo, con forza ma con delicatezza, imponendosi ma senza essere dittatore, campioni robotizzati, con ogni attimo e ogni cosa stabilita con rigore e puntualità, dalla merendina post-corsa, al numero di microfoni da avere davanti durante la conferenza stampa, che non davano la minima confidenza né a giornalisti né a tifosi (vedi Froome nella scorsa edizione). Oggi questo Tour ci consegna un uomo campione che, da vincitore sta sopra a tutti, ma, mantiene l’umiltà e la semplicità di colui che si sente ancora solo un ragazzo che va in bicicletta e corona un sogno. Un ragazzo che piace a tutti persino ai francesi, ai quali, i ciclisti stranieri che vanno a vincere in casa loro, di solito proprio giù non vanno, diciamo che proprio come simpatici non li hanno mai visti, invece oggi a questo ragazzo gli francesizzano anche il nome, tutti ad urlare il nome di Nibalì, sembrano quasi contenti. Non possiamo più dire “… e i francesi che si incazzano”, anzi, sembrano persino più contenti di alcuni addetti ai lavori di casa nostra che, cercando il cosiddetto pelo nell’uovo, addirittura rimproverano al Re della corsa gialla gli scarsi risultati ottenuti nella fase pre-tour. Senza parole. Anzi ricordo agli stessi che qualche anno fa elogiavano l’americano Armstrong quando vinceva il Tour, e non che in quegli anni vincesse poi così tante altre gare. Mentre invece Nibali, a parte quello che ha vinto gli anni precedenti, si è presentato al Tour con una divisa arricchita da una specie di bandierina italiana perché vincitore del campionato italiano di ciclismo su strada, non sarà ancora la maglia iridata, ma per me non è assolutamente poco, anzi. Abbiate pazienza arriverà anche quella. Apprezzate di più i prodotti nostrani.
Ancora di questo tour resta una cosa che fa un po’ sorridere, il nazionalismo a volte esagerato e forse anche un po’ ridicolo dei francesi, che sì hanno preso in simpatia Nibalì, ma scrivere che il tour quest’anno va ai francesi, parla francese mi sembra esagerato. Certo complimenti secondo e terzo classificato è un buon risultato, ma il Tour va ai francesi perché vi siete fermati ai due gradini più bassi del podio, alzate la testa più su, c’è un gradino più alto, ed è di un ragazzo italiano, che a sedici anni lascia la sua Sicilia per andare in Toscana e imparare a pedalare tra i grandi. Impara, anche bene, ed entra a suon di pedalate e scatti in salita nella storia del ciclismo, nella leggenda della tripla corona (vincitori delle tre grandi corse a tappe, Tour, Giro, Vuelta). Grazie Nibali, anzi grazie Vincenzo per le emozioni che ci hai fatto provare in questi 21 giorni, grazie da chi è innamorato di ciclismo e innamorato dell’Italia, finalmente riscattata (per ora dal punto di sportivo). E grazie anche a te Pirata per aver spinto più forte degli altri, a dieci anni dalla tua scomparsa, questo Squalo buono che ha onorato ogni giorno questa bellissima corsa e quella preziosa maglia.
A cura di Guglielmo Lentini.
