La nascita del debito pubblico in Italia

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L’Italia ha un elevato debito pubblico e questa non e’ certamente una notizia recente. L’elevata quantità di debito ha radici ben profonde nella nostra cultura poichè il processo d’indebitamento e’ iniziato almeno 30 anni fa

La crisi ha ripuntato i riflettori su questo problema da qualche anno a questa parte. Infatti, il rapporto debito/PIL e’ balzato agli onori della cronaca, quasi fosse una novità, dall’inizio del cosiddetto credit crunch in poi, quindi dal 2007 sino ad oggi, creando non pochi disagi sia internamente che ai nostri partners Europei. Paesi come Germania e Francia, in particolare,  hanno più volte puntato il dito contro l’ eccessiva e sconsiderata propensione del bel Paese verso l’indebitamento ed hanno più volte invitato Roma ad adottare politiche più restrittive.

Abbiamo analizzato le dinamiche di crescita del famigerato rapporto debito/PIL Italiano e come quest’ ultimo si rapporti al debito degli altri Paesi Europei e non. Innanzitutto, è necessario fare una breve premessa, spesso ignorata, ma che genera confusione: il rapporto debito/PIL ed il rapporto deficit/PIL non sono la stessa cosa. Il rapporto deficit/PIL misura la relazione tra spesa annuale e variazione del PIL mentre il rapporto debito/PIL quantifica la relazione tra debito totale accumulato su base pluriennale e variazione del prodotto interno lordo. Come funziona la macchina del debito? Lo stato Italiano, cosi’ come accade in tutti gli altri Paesi, al fine di rifinanziarsi, emette titoli del debito pubblico e tramite la vendita di questi ultimi incassa il denaro necessario alle proprie operazioni.

Per quale motivo individui ed investitori acquistano tali titoli? La risposta e’ semplice: per guadagnare sugli interessi. Lo stato Italiano, vendendo il proprio debito sovrano, non fa altro che chiedere in prestito danaro, che pero’, alla scadenza del prodotto acquistato, viene restituito con il pagamento di un tasso d’interesse. Ora, gli strumenti che possono essere acquistati variano ed hanno scadenze diverse (annuali, biennuali, quinquennali, decennali, trentennali, etc) ed il pagamento del tasso d’interesse dipende dallo strumento utilizzato (gli interessi, infatti, possono essere pagati ogni trimestre, su base semi-annuale, annualmente, etc).

BOT ed i CCT sono comuni esempi di strumenti che permettono d’investire in debito sovrano e che possono essere tranquillamente acquistati negli uffici postali. BOT e CCT sono, probabilmente, il modo piu’ semplice d’acquistare debito sovrano Italiano ma vi sono strumenti ben piu’ complessi ed adatti ad operatori piu’ esperti. Un altro motivo per il quale individui ed investitori tendono ad acquistare titoli sul debito e’ la sicurezza. Infatti, il denaro piu’ gl’interessi maturati verranno restituiti e depositati a scadenza a meno che lo Stato non dichiari fallimento (vedasi Tango Bond Argentini nel 2001). Prima di procedere, e’ fondamentale sottolineare che la presente analisi e’ prettamente di natura economico–finanziaria e non ambisce a fornire alcun tipo di giudizio politico sulla gestione della res pubblica. In questa sede, ci si occupa di numeri: Vires in Numeris. Il primo grafico mostra la distribuzione annuale del rapporto debito/PIL per Italia (in giallo), UK (in rosso), Germania (in verde) ed USA (in blu) dal 1980 al 2013. E’ importante sottolineare che i dati per la Germania partono dal 1996 e che le serie storiche per i Paesi Europei sono state estratte dai database dell’Eurostat mentre per gli Stati Uniti i dati provengono dall’ US Bureau of Public Debt (agenzia facente capo al Ministero del Tesoro Statunitense):

debito-pil 1

Se si esamina la parte iniziale del grafico e’ facile notare che il debito pubblico Italiano ha iniziato a salire in maniera vertiginosa, rispetto agli altri Paesi Europei e USA, dal 1985 in poi. Nel 1980, il debito/PIL di Roma era al di sotto della soglia del 60% e, sebbene leggermente più elevato degli altri, era ancora a livelli accettabili. Si tenga inoltre presente che un debito/PIL pari a 50%–55% in un’ economia avanzata e’ considerato essere sistematico e pertanto sostenibile. Nel 1985, mentre il debito/PIL Britannico era pari al 47%, quello Francese era addirittura al di sotto del 30% mentre quello Americano sfiorava il 41,2%, il debito accumulato dallo stato Italiano era pari all’ 80,53%. La curva in giallo ha continuato la sua corsa verso l’alto sino al 1995, ove ha toccato il tetto temporaneo del 121,8%. Nel periodo 1995–2009, il debito/PIL Italiano e’ leggermente diminuito ma e’ rimasto comunque altissimo ed infatti, durante questo intervallo temporale, non e’ mai sceso al di sotto del 103,6%. Tutto ciò accadeva mentre gli altri Paesi in esame non andavano al di la’ del 68% (Germania nel 2006). Il grafico mostra, piuttosto eloquentemente, che l’unica esplosione di debito pubblico degna di nota per quanto concerne Francia, Germania e Stati Uniti e’ quella del 2009 causata dalla crisi finanziaria. Nel 2013, lo scenario post crisi, concernente il livello del rapporto debito/PIL nei maggiori Paesi Europei e USA è il seguente:

1)   Debito/Pil per la Germania arriva a quota 81% (l’Italia tocca questo livello nel 1985 e quindi 28 anni prima)

2)   Debito/Pil per la Gran Bretagna arriva a quota 89,1% (l’Italia tocca questo livello nel 1987 e quindi 26 anni prima)

3)   Debito/Pil per la Francia arriva a quota 90,6% (l’Italia tocca questo livello nel 1988 e quindi 25 anni prima)

4)   Debito/Pil per gli Stati Uniti arriva a quota 100,1% (l’Italia tocca questo livello nel primo trimestre del 1993 e quindi 20 anni prima)

Al fine di render ancor più chiara la comprensione del livello debito/PIL Italiano rispetto agli altri Paesi, si faccia riferimento al prossimo grafico:

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Ogni curva rappresenta l’eccesso del rapporto debito/PIL dell’Italia rispetto al Paese di riferimento in termini percentuali: la curva in rosso indica l’eccesso del debito Italiano rispetto a quello Britannico, quella verde l’eccesso del debito Italiano rispetto a quello Tedesco, quella bianca l’eccesso di debito Italiano rispetto a quello Francese e quella blu rispetto a quello Americano. Se la curva e’ al di sotto dello 0 significa che l’Italia ha un debito minore rispetto al Paese di riferimento ma non abbiamo neanche un’osservazione che rientri in questa definizione. Il debito accumulato dal bel Paese nel 1990 era 75,99% piu’ alto di quello Statunitense, 151,62% piu’ alto di quello Britannico e 173,82% piu’ elevato di quello Francese. Tuttavia, il resto del grafico evidenzia un netto calo nelle curve ed infatti nel 2005 il debito Italiano risulta esser superiore “solo” del 58,1% rispetto a quello di Berlino, del 60,09% rispetto a quello di Parigi e del 65,7% rispetto a quello di Washington pur rimanendo 154,03% piu’ alto di quello Londra. La situazione non migliora nell’intervallo 2009–2013 poichè l’abbassamento delle curve non e’ dato ne’ da una riduzione del livello del debito Italiano nè tantomeno da un aumento del PIL ma da un peggioramento dello scenario economico globale. Cio’ nonostante la differenza in termini relativi rimane ancora considerevole e, fatta eccezione per gli USA, la distanza tra Italia e Francia, Germania e Gran Bretagna fluttua, in media, intorno al 46,5%.

A questo punto si potrebbe obiettare che Germania, Regno Unito, Francia ed USA siano tutte economie che hanno sempre performato meglio dell’Italia e che pertanto il paragone, tra Italia ed i sopra citati Paesi, non regga. Ovviamente, l’obiezione e’ errata ma assumiamo, per ipotesi, che sia corretta. Introduciamo due nuovi Paesi, Grecia (in viola) e Spagna (grigio), e confrontiamo il livello del loro debito con quello Italiano:

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L’Italia (in giallo) rimane l’economia più indebitata sino al 2007 quando viene superata dalla Grecia il cui rapporto debito/PIL, a causa della crisi, arriverà a toccare 170,3% nel 2012 per poi calare a 157,2% nel 2013. La Spagna, invece, e’ sempre rimasta molto lontana dai livelli d’indebitamento Italiani ed infatti il dato per il 2013 e’ pari all’ 86%. Il prossimo grafico quantifica in termini percentuali l’eccesso di debito Italiano rispetto a quello di Madrid ed Atene:

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L’unico Paese che riesce a battere in negativo l’Italia e’ la Grecia. Infatti,  il debito Italiano, nel 2008, risulta esser 1,71% più basso di quello “Ellenico”. Ciò non ostante, l’ indebitamento Greco non s’arresta e, nel 2012, arriva ad essere il 28,13% più alto di quello di Roma sebbene il divario Roma–Atene, nel 2013, si riduca a –19,21%. La Spagna, invece, resta molto distante dai parametri Italiani. Il rapporto debito/PIL Italiano era 255,38% piu’ elevato di quello Spagnolo nel 1980 ma la percentuale scende al 127,07% nel 1990, all’ 82,50% nel 2000 ed e’ pari al 115,56% nel 2010. Nel 2013, la Spagna registra un livello d’indebitamento che e’ inferiore a quello Italiano del 47,67%. L’Italia ha raggiunto e superato l’attuale rapporto debito/PIL di Madrid (86%) circa 26 anni fa e cioe’ nel 1987.

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Vito Turitto
Vito Turitto e’ un Volatility Trader. Ha iniziato la sua carriera nel mondo del trading nella City di Londra occupandosi di options sul petrolio e, in minor intensita’, al mercato dell’ oro. Fondatore di HyperVolatility e tra i suoi interessi vi sono il volatility modelling, econometria finanziaria e la finanza quantitativa. Vito Turitto viene frequentemente intervistato da CNBC e le sue ricerche quantitative vengono regolarmente pubblicate negli Stati Uniti. Vito ha ottenuto una laurea in Relazioni Economiche Internazionali presso l’ universita’ di Roma "La Sapienza" ed ha ricevuto il suo Master of Science in Finanza Internazionale ed Investimenti in quel di Londra con una tesi riguardante la proiezione futura della volatilita’ nel mercato Americano del petrolio WTI effettuata tramite l’ausilio di modelli di volatilita’ stocastica.