Il 13 ottobre 1894 si aprì ufficialmente il “caso Dreyfus”, l’ufficiale ebreo dello Stato Maggiore dell’esercito francese Alfred Dreyfus venne sottoposto a ispezione con l’accusa di essere una spia per i tedeschi
Due giorni dopo l’ispezione, il 15 ottobre, Dreyfus venne arrestato e a dicembre il processo lo condannò ai lavori forzati. A gennaio con una pubblica cerimonia di degradazione, gli vennero strappati i gradi dall’uniforme e spezzata la spada. Dreyfus continuava a gridare la sua innocenza ma fu condotto sull’isola del Diavolo, nella Guyana francese a svolgere i lavori forzati. Dopo un paio di anni il nuovo capo dell’ufficio dell’Esercito che si era occupato del caso, ne propose la riapertura. A questo punto vi fu una mobilitazione a livello internazionale a difesa di Dreyfus. In Belgio fu pubblicato il saggio “L’Affaire Dreyfus” a difesa della sua innocenza e anche Emile Zola si espresse con un articolo che enfatizzava l’errore compiuto. Nel 1898 finalmente ci fu la confessione da parte di due militari di aver falsificato i documenti che avevano portato alla condanna. A questo punto però lo Stato Maggiore, non potendo smentirsi, ridusse la condanna dando a Dreyfus delle attenuanti. Consigliato dagli avvocati Dreyfus pur di essere liberato accettò di proclamarsi colpevole per servirsi della domanda di grazia. Così facendo ottenne la grazia del Presidente della Repubblica e fu liberato nel 1899. Soltanto nel 1906 venne definitivamente riabilitato e potè tornare nell’Esercito.
