Riforma del Terzo Settore: lo stato attuale e quello che sarà

terzo settore

Sussidiarietà, civil act, impresa sociale, servizio civile universale; sono alcuni dei punti alla base del terzo settore che sarà

Era Aprile 2014 quando il Presidente del Consiglio Matteo Renzi,a pochi mesi dal suo insediamento, si presentava Festival del Volontariato di Lucca annunciando il progetto di riformare un ambito tanto importante quale il Terzo Settore, mostrando particolare interesse per realtà – come quelle del mondo non profit– dalle fondamentali capacità di affrontare numerosi problemi sociali.

L’interesse mostrato dal Premier per il mondo del non profit, espresso a Lucca, era già emerso nel programma presentato alle ormai lontane primarie in cui uscì sconfitto contro il collega/avversario Pierluigi Bersani. Così già da allora, quello che ha preso fin da subito il nome di Civil Act, si è inserito facilmente nel clima del “cambiare verso”, slogan passato di bocca in bocca nella fase di creazione del nuovo governo improntato al rinnovamento, innanzitutto di mentalità, in tutti i settori inerenti alla vita politica; e dunque anche al mondo del volontariato.

renzi civil actDopo un mese Renzi annunciava le linee guida della riforma affidandosi ai cinguettii di Twitter, ai quali ha abbondantemente abituato i cittadini nel tempo. Linee che partivano dalla stabilizzazione del 5×1000, passavano per il servizio civile, toccando il tema della revisione delle leggi riguardanti imprese sociali e volontariato. Di mesi ne sono passati ma la tanto attesa riforma ha visto solo nelle ultime settimane nuovi sviluppi, che si spera vadano nella direzione di una sua prossima attuazione.

Richieste di chiarezza riguardo il testo di legge in questione sono giunte lo scorso 22 Novembre a Firenze in occasione del convegno dedicato al tema, dal titolo “La riforma del Terzo Settore – Le idee del Governo, le proposte di Uneba”. L’obiettivo di quest’approfondimento, organizzato da Uneba – una fra le più rappresentative organizzazioni nazionali all’interno del settore sociosanitario, socioeducativo ed assistenziale – è stato quello di provare a creare un dibattito fra gli enti del settore e alcuni rappresentanti istituzionali, in modo tale da poter dar vita a una riforma ragionata e ricca di nuove opportunità per chi in questo mondo lavora.

Ma cerchiamo ora di capire come e perché nasce questa riforma.

Una revisione legislativa in questo campo si rende necessaria intanto per ridefinire chiaramente cosa sia il Terzo Settore e, una volta che questo sia chiarito, per poter permettere un nuovo sviluppo attraverso precise misure e regolamentazioni. La riforma del Codice Civile è di primaria importanza per superare una dicotomia ormai antiquata fra Stato e mercato aggiungendo al panorama il terzo settore, conferendogli lo stesso grado di importanza. Questa concezione è inoltre rafforzata dai dati Istat relativi alle realtà operanti nel non profit che mostrano percentuali in aumento sia per quanto riguarda le associazioni che per le persone impegnate in esse.

Una delle parole chiave per comprendere una riforma tanto indispensabile è la sussidiarietà, principio fondamentale della nostra Costituzione e idea di base del mondo non profit. L’articolo 118 recita infatti: Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà”.

Fra i temi principali esposti nelle linee guida spicca invece quello del servizio civile universale, una risposta importante alla realtà del lavoro giovanile: l’idea è quella di fornire esperienze propedeutiche che aiutino i giovani a inserirsi nel mondo del lavoro, dopo un periodo di formazione che consenta l’acquisizione di maggiori competenze.

social_enterprise_hands1Segue poi la riforma dell’impresa sociale che, tra le altre cose, rende obbligatoria l’assunzione dello status di impresa sociale per tutte le organizzazioni che abbiano determinate caratteristiche, oltre ad allargare i settori in cui le imprese sociali possono svolgere la loro attività principale.

Dal 1° Ottobre la Commissione Affari Sociali ha iniziato a esaminare il testo di legge e poi ha lasciato spazio agli interventi di proposte e critiche da parte di associazioni come il Forum del Terzo Settore, Cittadinanzattiva, Csvnet e Cnesc.

Gli enti del settore hanno mostrato apprezzamento per la strutturazione della riforma, tuttavia sono stati ben lieti di avere la possibilità di esser ascoltati, di mostrare i punti deboli di alcune proposte e presentarne altre. È infatti importante che il settore stesso si mostri pronto ad accettare i cambiamenti, qualora però essi si dimostrino un trampolino e non una mera limitazione burocratica.

La soddisfazione del mondo delle associazioni per il ruolo riservatogli e l’iniziale apertura alle proposte presentate inizia però a trasformarsi in un interrogativo in cui ci si domanda il perché di tante promesse di riforma strillate e rimaste ancora solo sospese nell’aria dei dibattiti di un’aula parlamentare.

E in questo clima di attesa si inizia a temere che l’apparenza abbia contato, anche stavolta, più della sostanza.

 

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