NeuroArt, quando arte e scienza si incontrano

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NeuroArt è una mostra che unisce il fascino dell’arte alla didattica e al progresso della scienza, un mix interessante di innovazione e interattività

La sfida della mostra NeuroArt, a cura di Manuela Enna e Martin Romeo, è riuscire a spiegare la scienza attraverso l’arte in maniera interattiva, stimolando le attività sensoriali dei visitatori, rendendo artistica e personalizzata l’esperienza vissuta: gli osservatori diventano parte delle opere stesse, e gli artisti che le hanno ideate accompagnano il viaggio personale di ciascun individuo alla scoperta dei propri perché, dei propri mondi interiori, delle meraviglie nascoste nella scienza stessa, troppo spesso percepita come distante, lontana e difficile.

Manuela Enna ha gentilmente risposto a qualcuna delle mie domande, per raccontarci le origini dell’idea e del progetto, le prospettive future e le caratteristiche specifiche della mostra Neuroart.

  1. Che cosa è NeuroArt, chi siete, e come è nata l’idea?

Io e Martin Romeo siamo due ragazzi di circa 28 anni. Io sono biotecnologa e ho un master in comunicazione della scienza e volevo creare delle mostre che riuscissero ad immergere il visitatore in un ambiente più intimo, estetico ed emotivo per riuscire a catturarne l’attenzione e per osmosi trasmettere informazioni scientifiche. Così ho conosciuto Martin, a Venezia, lavoravamo nello stesso spazio espositivo “l’Officina delle zattere” e lì abbiamo costruito “”, la prima delle nostre mostre che parla di neurobiologia. La mostra è formata da diverse stanze in cui si parla di diversi argomenti. Gli argomenti vengono spiegati in chiave scientifica e poi reinterpretati attraverso l’arte interattiva.

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2. Quale è stato l’impatto di NeuroArt sulle persone che hanno visto la mostra?
Io sono stata veramente felice di vedere come, una mostra ancora semplice poichè la prima come NeuroArt, sia riuscita nell’intento: stupire, meravigliare, mettere le persone a loro agio in modo tale da potersi incuriosire nei confronti della scienza. I nostri migliori visitatori non sono chi già ama la scienza ma gli architetti, i filosofi, tutti quelli che pensano che sia una cosa distante da loro, asettica, noiosa. Ho visto facce contente ed è questo che ci spinge a migliorare e proporre qualcosa di migliore!

3. Parlami delle stanze e delle opere principali, come funzionano e chi sono i loro autori? 
NeuroArt è composta da 5 stanze, la prima parla di evoluzione e di capacità cognitive e a questo concetto viene affiancata la storia illustrata da Francesca Rizzato in cui si riflette su come gli uomini, che pensiamo all’apice dell’evoluzione, abbiano anche acquisito dei comportamenti autodistruttivi dai quali però vi è la possibilità di uscire.

Nella seconda stanza si riflette sul rapporto tra gli esseri viventi e il mondo e su come le loro capacità cognitive gli permettano di prendere determinate decisioni. Si entra in contatto con l’opera di Anni Garza Lau: un proiettore mostra su uno schermo una foto fatta da un edificio di Città del Messico. Indossando un caschetto che rileva gli stati d’animo del soggetto, il clima nel paesaggio proiettato cambia a seconda degli stati d’animo e delle sensazioni che si provano. Se il soggetto è ansioso il cielo si oscura e iniziano a vedersi lampi e saette, se si è pensierosi nevica a diverse intensità, se si è sereni aleggia costantemente il sole. Una esperienza bellissima che ti cattura in prima persona e ti mette a nudo con le tue emozioni e sensazioni.

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La terza stanza, quella in cui si spiegano diversi esempi di sostanze che possono interagire e modificare le percezioni sensoriali e nervose, è resa meravigliosa dalle opere di Andrea Santini: al centro della stanza troviamo una linea di fialette di 10 cm, e attraverso l’accensione di un piccolo proiettore compaiono all’interno delle fialette piccole figure di uomini e donne, nudi, che si muovono e sembrano essere rinchiusi al loro interno. Il casco di Lorentz Potthast (foto cover), invece, ti fa provare il senso delle percezioni rallentate, come in seguito all’effetto di sostanze sul sistema nervoso: si vede tutto a rallentatore. Questa seconda opera a Roma non era presente perché Lorentz ci aveva chiesto se poteva partecipare ad un festival molto importante in Sud Africa e gli abbiamo fatto i nostri migliori auguri!

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Nella quarta stanza si parla di ricordi e l’opera di Martin Romeo ne rappresenta proprio il concetto preciso: ricordi sfuggenti, che tornano alla mente e svaniscono poco dopo. Si può impugnare un led, rosso o blu, all’interno di una stanza buia. Passando il led accanto ad un muro vuoto verranno proiettati, secondo la scia seguita dal led, frammenti di ricordi, sbiaditi, fugaci, imprecisi, della mente di un estraneo. E’ come entrare nella mente di qualcuno che non si conosce e cercare di afferrare un suo vago ricordo. Quando ci aggrappiamo fermamente a un frammento di passato, sappiamo che non potrà mai riaffiorare nitido e chiaro nella nostra mente.

L’ultima stanza, in collaborazione con il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, un’organizzazione educativa senza fini di lucro, fondata nel 1989 per promuovere l’indagine scientifica e critica sui “fenomeni paranormali”) fa ritornare tutti bambini. Una gabbia al centro della stanza è proiettata anche sullo sfondo del muro di fronte. Scuotendo la gabbia reale si liberano alcuni uccellini nella proiezione, dalla gabbia chiusa. Un gesto semplice ma meraviglioso, le persone rimangono estasiate, io stessa ogni volta che lo faccio o lo guardo mi sento meglio! La gabbia come gabbia della mente, gli uccellini come poteri extrasensoriali che vanno oltre il limite umano, l’ultima stanza infatti parla di alcuni casi, studiati da diversi scienziati, di persone con “poteri paranormali”.

4. Quali sono le vittorie ottenute e gli obiettivi futuri?

NeuroArt, dopo essere stata portata a Genova per il Festival della scienza 2014 ora ha un tour che, partendo da Roma, toccherà città come Verona, Torino, Milano, Ferrara. Oltre a questa mostra ne presenteremo una (stiamo partecipando al bando) sulle piante al Festival della scienza di Genova 2015, con Stefano Mancuso come referente scientifico. Inoltre abbiamo un’altra mostra per l’Expo2015 a Venezia, nel padiglione ACQUAE . La nostra mostra sarà presente in 8/10 hotel a cinque stelle sul Canal Grande e parleremo di alimenti tipici veneti legati all’acqua per composizione o per via dei viaggi che li hanno fatti giungere nel veneziano.
Speriamo che la ditta “NeuroArt” (si abbiamo dato alla ditta di organizzazione mostre il nome della nostra prima mostra) continui a farcela, anche in un periodo di crisi come questo, perchè io credo che solo credendo nella cultura e in ciò che di bello offre il nostro Paese si possa riuscire a farcela senza dover emigrare. Lottiamo per migliorare le cose quì!

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Nuove, interessanti iniziative proposte nel panorama italiano da giovani che non si arrendono allo status quo ma lottano per restare nel proprio Paese a diffondere innovazione, cultura, e insieme ad essi, speranza.

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