Apple, con MacBook e Apple Watch un’autostrada verso il futuro

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apple watch

Pochi giorni fa si è concluso l’attesissimo keynote di Apple, l’evento che, per due volte all’anno, svela al mondo le novità della società della mela.  Protagonista di questa edizione l’Apple Watch

Nonostante la novità più grande fosse stata già rivelata, ovvero lo smartwatch Apple Watch, questo ultimo keynote ha segnato un importante cambiamento strategico per l’azienda fondata da Steve Jobs.

Apple Watch

Il primo è stato, infatti, l’ingresso della multinazionale di Cupertino nel mondo del lusso grazie all’Apple Watch: sono modelli con una cassa appositamente realizzata in leghe d’oro rosa o giallo 18 carati, due volte più robusta dell’oro tradizionale e pensata appositamente da Apple. Il valore? Oltre i 10.000 euro. Bisogna dire che Apple si stava preparando nel migliore dei modi a questo ingresso, assumendo nel suo gruppo nomi illustri del mondo della moda e del lusso, come ad esempio Paul Deneve, ex-CEO sempre di Yves Saint Laurent, e presenziando a vari eventi di settore.

Una mossa che non deve sorprendere perché da sempre Apple crea strumenti di lusso, desiderabili e accattivanti. Il modello da 10.000 euro offre una sponda al modello da 550 euro, più appetibile perché alla portata di…portafoglio.

Apple Watch vincerà la sua sfida: riuscire a vendere uno smartwatch, oggetto di per sé inutile, ma che potenzialmente può rivoluzionare il modo di percepire un orologio. Apple Watch rispetto ai concorrenti ha un grande vantaggio: è bello, è un oggetto di design che puoi mostrare al polso con orgoglio ed è perfettamente integrato con iPhone, grazie al firmware iOS 8.2. Insomma ha le carte in regola per dimostrarsi un ottimo prodotto nonostante siano ancora manifesti alcuni difetti, come quelli riguardanti la durata della batteria: solamente 18 ore.

 MacBook

L’atra novità è una linea completamente nuova di MacBook, linea che presenta tutte le caratteristiche per essere una vera rivoluzione sia per Apple sia per il mondo dei computer. Per la prima volta nella sua storia è stato scelto di usare solo connettori standard e non appoggiarsi a soluzioni proprietarie, e per farlo ha deciso di anticipare tutti e usare USB 3 Type C, il nuovo standard USB, che permette con un unico connettore di caricare il dispositivo e veicolare informazioni.

Apple nella sua storia ha sempre scelto di utilizzare connettori proprietari. Per esempio fu la prima ad introdurre il Fireware oppure la porta Thunderbold o meglio ancora il connettore MagSafe (di cui sentiremo la mancanza); questa volta invece ha scelto di utilizzare uno standard riconosciuto, certamente ancora poco diffuso, ma comunque uno standard, che apre la possibilità alla creazione di infiniti dispositivi compatibili, anche a basso costo.

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Questo MacBook presenta caratteristiche veramente rivoluzionarie: è il primo Mac fanless dopo molto tempo, scheda logica ridotta all’osso che però non accetta compromessi per quanto riguarda potenza e prestazioni, batteria a lunga durata, peso di 0.92Kg e un design invidiabile. Per realizzare questo MacBook, Apple ha reinventato tutto, dalla tastiera che utilizza un meccanismo a farfalla per diminuire lo spessore alla nuova batteria a livelli che permette di sfruttare gli spazi vuoti del case per arrivare al nuovo trackpad che rivoluziona radicalmente l’esperienza utente introducendo i livelli di pressione e introducendo tutta una serie di nuove gesture.

Il MacBook è un gioiello di design e tecnologia che fa però una scelta molto radicale: introduce una singola porta USB 3 Type C, che svolge tutti i compiti, ma, finché non saranno disponibili più hub e adattatori, sarà una grande limitazione per l’uso quotidiano. Certo è che Apple ha messo in vendita degli adattatori che permetteranno un uso normale del dispositivo, ma è anche vero che la funzione d’uso di questo device è in giro, quando dà il 100% del suo potenziale.

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Vera innovazione?

Dalla morte di Steve Jobs, Apple è molto cambiata. Molti dicono che non innova più, che è uguale agli altri. Io credo non sia così. Apple ha sempre innovato in un unico vero campo, il rapporto tra gli uomini e le macchine. Apple è l’unica società che nella storia sia riuscita conciliare i rapporti tra queste due entità, creando nuovi standard di interazione, spesso è riuscita li dove molti hanno fallito, è riuscita a migliorare grandi prodotti e grandi tecnologie, come dice Craig Federighi: «Nuovo è semplice, migliore è difficile».

Spesso la vera innovazione non è creare qualcosa di nuovo, ma migliorare quello che già esiste. Questo si è verificato ancora una volta: Apple è riuscita a creare uno smartwatch che veramente potrebbe funzionare, che può diventare di diritto un oggetto che vale la pena possedere, al pari di quello che successe con l’iPhone e poi con iPad. iPhone 6 da molti è stato preso come una sconfitta da parte di Apple. Beh, non è vero, sono riusciti lì dove molti falliscono, a migliorare un loro stesso prodotto senza andare contro la loro stessa filosofia. Stesso principio del nuovo MacBook. Una strada che percorreranno anche per il futuro e per ora i numeri danno loro ragione: vendite record di iPhone negli ultimi tre mesi, 34 mila smartphone venduti all’ora per i due terzi del fatturato, segno che nonostante la concorrenza abbia provato più volte a creare notizie false (bendgate), alla fine se un prodotto vale si vede e la gente lo capisce.

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Ma come si fa a migliorare continuamente, nonostante le critiche e una concorrenza spietata? Creando il giusto ambiente lavorativo. Apple, come Google, usa dei nuovi approcci agli spazi lavorativi e ai gruppi di lavoro, allargati nel numero e, soprattutto, meno specializzati. Le persone, si combinano l’una con l’altra al punto di non poter dire più chi lavora dove. Questo permette un interscambio continuo di idee, insomma non è più l’intelligenza del singolo che vince su l’altro, ma è un unico cervello che ragiona ed elabora contemporaneamente alla massima potenza. Ne è un esempio il nuovo campus di Apple, lo spaceship, pensato per agevolare gli incontri nei corridoi, una chiacchierata fuori dalla propria stanza è più importante dal punto di vista produttivo e innovativo di ore e ore passate dentro un cubicolo a lavorare. Questa filosofia è fondamentale per tutte le sfide a cui Apple dovrà far fronte in futuro: si parla di un’autovettura, settore molto complicato, di una TV (forse uno smartTV), un sistema già esistente ApplePay che già sta rivoluzionando il modo in cui pagheremo in futuro e chissà cos’altro ancora. Solo il tempo potrà dircelo, fatto sta che se l’ultimo keynote è un esempio di quello che ci aspetta, ci sarà sicuramente da rimar stupiti.

Apple però non è solo tecnologia, rispetto ai tempi di Jobs ha deciso di aprirsi alla filantropia e alle battaglie sui diritti civili con il coming out di Tim Cook oppure con l’investimento di 1,7 miliardi di euro per rendere i data center irlandesi totalmente green. Altro passo in questa direzione è legato a un annuncio dato durante questo keynote, l’introduzione di ResearchKit, un insieme di API dedicate ai ricercatori in campo medico che permetteranno di accedere a un insieme di dati statistici con cui si potrà aiutare a velocizzare la ricerca su varie malattie come il parkinson oppure il cancro.

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