Di Massimo Girotti si è scritto poco. Un grande attore che, per il suo carattere così riservato e la sua straordinaria bellezza, non ha mai avuto il riconoscimento che gli spettava. “Massimo Girotti. Cronaca di un attore” di Roberto Liberatori rende giustizia
È stata una delle ultime persone a intervistarlo prima della sua morte. Lo scrittore Roberto Liberatori, autore del libro “Massimo Girotti. Cronaca di un attore” (edito da Teke Editori in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia), ha potuto così chiudere la sua ricerca, durata anni, su uno degli attori più importanti del cinema italiano. La sua monografia su Massimo Girotti assume una doppia valenza: da una parte riaccendere l’attenzione su un artista tuttora poco valorizzato, dall’altra offrire nuovi spunti di lettura visto che, a oggi, sono soalmente due i libri a lui dedicati: un saggio in Francia, mai tradotto in Italia (“Massimo Girotti: un acteur aux cent visages” di Michel Azzopardi) e la raccolta di conversazioni “Il corpo gentile” di Giulia Alberico.
Massimo Girotti, fin dai suoi esordi, fu notato per il suo fisico atletico e per la sua profonda bellezza, tanto da essere soprannominato il Tarzan italiano. Un soprannome che si porterà dietro per tutta la sua lunghissima esperienza attoriale. Infatti, nonostante i suoi lavori d’autore con registi come Antonioni, De Santis, Pasolini o Visconti, il suo nome è rimasto popolarmente associato alla prestanza del suo corpo. Eppure l’opera di Girotti percorre l’intera cinematografia italiana, dagli anni ’40 fino al 2003, anno della sua morte: dai film di genere a quelli di denuncia sociale, dalla propaganda fascista al neorealismo.
Attore estremamente prolifico (parliamo di più di cento film), Girotti non si dedicò unicamente al cinema. Infatti, lungo tutta la sua carriera, recitò molto anche a teatro con ottimi risultati di critica e di pubblico. Teatro che fu, spesso, un rifugio dal mondo cinematografico nei momenti di delusione. Inoltre trovò nel mondo della televisione un nuovo terreno fertile in cui potersi esprimere, tanto che fu voluto come Fra’ Cristoforo per “I Promessi Sposi”, probabilmente lo sceneggiato più ambizioso e importante della RAI.
Una carriera a dir poco straordinaria. Eppure, tranne che in rare occasioni, Girotti non ha mai avuto il riconoscimento che meritava. Liberatori, in “Cronaca di un attore”, ipotizza implicitamente che questo sia avvenuto per due motivi principali: per il fatto che, troppo spesso Girotti fosse identificato unicamente con la sua bellezza e non con le sue doti recitative e, in secondo luogo, per il suo carattere riservato e umile, se non proprio insicuro nelle proprie capacità , che lo teneva lontano dal divismo e dalla possibilità di una carriera internazionale.
Questo è probabilmente il pregio maggiore di “Cronaca di un attore”: Liberatori restituisce l’immagine di un Girotti, non solo come attore ma come persona, con tutte le sue luci e ombre. Nonostante alcune volte rischi di sfociare nell’elenco sterile della sua filmografia, Liberatori compie uno studio competente e appassionato, che non scade mai nel pettegolezzo (fatto che Girotti avrebbe approvato con vigore, considerando la sua riservatezza). Ripercorrendo le sue opere, si delinea l’immagine di un uomo malinconico, ma profondamente vitale.
A impreziosire un’edizione estremamente curata, inoltre, vi sono più di cento foto su carta patinata di grande formato. Si rende così visibile il percorso umano e cinematografico di Girotti, partendo dalla sua figura iconica in “Ossessione” di Visconti, con canottiera e borsalino, fino agli ultimi ruoli di gentiluomo, distinto e meravigliosamente fragile. “Cronaca di un attore”, quindi, sia per la ricerca amorevole e rigorosa di Liberati, sia per l’attenzione dell’edizione, rende finalmente giustizia a uno degli attori italiani più importanti del Secondo Dopoguerra.
di Samuele Petrangeli
