Rom, la risposta a Salvini in un dossier dell’Associazione 21 luglio

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In Italia quattro rom e sinti su cinque vivono in regolari abitazioni, studiano, lavorano e conducono una vita come quella di qualsiasi altro cittadino residente nel nostro Paese.

L’Italia è al primo posto in Europa per quanto riguarda i sentimenti antizigani: dai risultati della ricerca del PeW Research Centre emerge come circa l’85 per cento degli interpellati abbia espresso un’opinione negativa nei confronti di queste minoranze etniche.

Oggi, 8 aprile 2015, in occasione della giornata internazionale dedicata al popolo rom, è stato presentato a Roma il primo Rapporto Annuale rom e sinti. il documento è stato redatto da Associazione 21 luglio: un’organizzazione no profit indipendente impegnata da diversi anni nella tutela e nella promozione dei diritti dell’infanzia a livello nazionale, e nella lotta contro qualsiasi forma di discriminazione e intolleranza verso le “diversità”.

Dalla lettura emerge che nel nostro Paese vivono circa 180mila rom, di cui circa la metà possiede la cittadinanza italiana e quattro su cinque conducono una vita paragonabile a quella di ogni altro cittadino residente in Italia: hanno una fissa dimora, studiano e/o lavorano.

Il Rapporto è stato inoltre presentato alla presidente della Camera Laura Boldrini, la quale ha preso parte a un incontro privato insieme a una rappresentanza dell’associazione e a un gruppo di dodici donne rom. La presidente ha inoltre colto l’occasione per rispondere alle pesanti parole rilasciate oggi stesso da Matteo Salvini, il quale ha dichiarato che, dipendesse da lui, raderebbe al suolo tutti i campi rom presenti nel nostro Paese.

“Parole inquietanti di sola propaganda”. Così Laura Boldrini commenta le dichiarazioni dal leader della Lega, promettendo inoltre che il governo si impegnerà quanto prima a intraprendere una politica abitativa più adeguata, che possa dare maggior dignità a tutti coloro che si vedono costretti a vivere in questi “campi”.

La questione abitativa risulta essere quindi il centro focale di tutto il Rapporto; malgrado i reclami e tutte le buone intenzioni, negli ultimi tre anni sono sorti diversi nuovi campi su tutto il territorio italiano: a Roma, Milano, Giugliano, Carpi e in altre diverse cittadine del Centro-Sud. Infatti, in Italia, a tre anni dal suo avvio, il varo della Strategia Nazionale, che si impegna a promuovere la parità di trattamento e l’inclusione economica e sociale della comunità RSC, con particolare riguardo nei confronti dei minori, ancora tutt’oggi presenta enormi lacune relative all’identificazione degli obiettivi, alle difficoltà nel reperimento delle risorse per l’attuazione, nonché all’assenza pressoché totale di un meccanismo di supervisione.

“Nella maggioranza dei ‘campi nomadi’ italiani sono molteplici gli elementi di criticità che sono stati riscontrati e che li hanno resi luoghi di sospensione dei diritti umani”, evidenzia il rapporto. Tali politiche, si spiega, “hanno una ricaduta sulla qualità della vita di un minore che vive all’interno dell’insediamento segnando profondamente il suo futuro. Un ‘figlio del campo’ avrà possibilità prossime allo zero di accedere a un percorso universitario, mentre le possibilità di frequentare le scuole superiori non supereranno l’1 per cento.

In un caso su cinque non inizierà mai il percorso scolastico. Soprattutto in tenera età avrà fino a 60 volte la probabilità – rispetto a un suo coetaneo non rom – di essere segnalato dal servizio sociale e di entrare in contatto con il sistema italiano di protezione dei minori. La sua aspettativa di vita risulterà mediamente più bassa di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione mentre da maggiorenne avrà 7 possibilità su 10 di sentirsi discriminato a causa della propria etnia”. È questo il  risultato che emerge con forza dalla lettura del Rapporto.

Ciò che si augurano le associazioni è che si concretizzi, quanto prima, la volontà da parte delle istituzioni e amministrazioni locali italiane di voler superare in modo definitivo l’emergenza rom nel nostro Paese, cercando allo stesso tempo di sensibilizzare l’opinione pubblica al fine di condannare definitivamente qualsiasi forma di discriminazione razziale.

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