24 aprile, centenario del genocidio armeno

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Si commemora il 24 aprile il centenario del genocidio armeno, in un clima di tensione per il protrarsi del negazionismo turco.

“Non vi è famiglia armena ancora oggi, che non abbia perduto in quell’evento qualcuno dei suoi cari: davvero fu quello il “Metz Yeghern”, il “Grande Male”, come avete chiamato quella tragedia.”

Sono queste le parole che ha usato Papa Francesco, il 12 aprile scorso, durante la nomina a Dottore della Chiesa di San Gregorio Narek, per ricordare il genocidio armeno avvenuto nel 1915. Immediata e furiosa la risposta della Turchia, tanto da anticipare la commemorazione dell’Anzac Day per la vittoria di Gallipoli durante la Grande Guerra, per oscurare il ricordo del centenario.

In Turchia, in cui non vi è stato un effettivo cambio di regime rispetto a quello dei Giovani Turchi che governavano a inizio ‘900, infatti, è ancora considerato illegale parlare di genocidio armeno. Secondo gli storici turchi le vittime sarebbero state duecentomila e quasi tutte accidentali. Inoltre, non sarebbe corretto il termine genocidio in quanto il criterio di espulsione era più geografico che nazionale: si voleva, cioè, liberare territori per l’espansionismo ottomano più che fare pulizia etnica. Niente genocidio armeno, quindi, bensì “i fatti del 1915”.

Ben diverse sono le cifre riconosciute dall’Unione Europea. Nonostante un riconoscimento piuttosto tardivo (in Italia, ad esempio, è stato riconosciuto soltanto nel 2000) e limitato, appena 21 paesi, il genocidio armeno è indicato come il primo dei genocidi del XX secolo e il primo basato sul criterio della nazionalità compiuto da un paese, la Turchia, che si dichiarava moderno. Anche le vittime stimate sono molte di più: almeno un milione e duecentomila armeni.

Il genocidio del 1915 fu preceduto, alla fine dell’800, da un vero e proprio pogrom anti-armeno. Le violenze raggiunsero l’apice fra la notte del 23 e del 24 aprile 1915, mentre il resto dell’Europa era occupata nei combattimenti della Prima Guerra Mondiale, quando le truppe turche iniziarono i primi arresti di intellettuali armeni, per poi espandersi a tutti gli strati della società. Nelle fasi successive del genocidio armeno furono centinaia di migliaia le persone che furono massacrate.

Il genocidio armeno si compì lungo la strada della deportazione, nelle cosidette marce della morte, dove molti morivano di fame e di stenti, e, altrettanti, venivano trucidati dalle milizie curde e turche, come si può vedere nelle foto di Armin T. Wegner. A queste marce, inoltre, presero parte degli ufficiali dell’esercito tedesco come supervisori, data l’allenza fra Germania e Turchia durante la Grande Guerra. Non è un caso che le marce della morte torneranno durante la Shoah.

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