26 aprile, disastro nucleare di Chernobyl

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Era il 1986, quando si verificò quello che fu in seguito riconosciuto come il più grande disastro nucleare mai verificatosi nella storia.

Siamo a Chernobyl, una piccola cittadina di 12.000 abitanti situata a circa 130 chilometri da Kiev, in Ucraina, allora ancora appartenente all’ Unione Sovietica.

Era il 26 aprile, quando uno dei quattro reattori, che componevano la centrale nucleare Lenin I.V., esplose poco dopo l’una di notte, a causa di alcuni errori compiuti da operatori, che stavano effettuando un esperimento su un turbo-alternatore, violando tutte le norme di sicurezza. Lo scoppio generò danni almeno 400 volte superiori a quelli provocati dalla bomba di Hiroshima, sprigionando la violenta fuoriuscita di una nube di fuoco e fumo. Nonostante il lavoro senza sosta dei militari e dei vigili del fuoco, la centrale continuò a bruciare per i dieci giorni successivi, contaminando pesantemente circa 200.000 chilometri quadrati del vecchio continente.

In un primo momento il governo bielorusso non fece trapelare nessuna notizia, sottostimando la portata del disastro per giorni; furono alcuni operai svedesi infatti, che si insospettirono quando, nella centrale dove prestavano servizio, scattò improvvisamente l’allarme ai rilevatori di radioattività e così, accertatisi della salubrità del proprio posto di lavoro, iniziarono a ricercare le cause altrove, fino a giungere all’Unione Sovietica. Nel giro di pochissimo tempo la notizia fece il giro del mondo.

Nel corso degli anni successivi sono state formulate due tesi differenti riguardo le responsabilità del disastro: da un lato c’è chi sostiene che le colpe sarebbero tutte attribuibili agli operai della centrale, dall’altro però in molti sostengono che il problema fosse intrinseco al meccanismo stesso su cui si basava il funzionamento della centrale. Allo stesso tempo inoltre, sembrerebbe che gli operatori non fossero a conoscenza dell’alto grado di rischio del reattore, volontariamente tenuto nascosto al pubblico e trattato come una sorta di segreto militare.

Migliaia sono le persone che per anni sono state esposte a elevate dosi di radiazioni, che hanno compromesso pesantemente la loro salute. Così, se le vittime ufficiali subito dopo l’incidente furono 31, le stime oggi parlano di un valore che oscilla tra i 4.000 e i 200.000 morti a causa del disastro.

Nonostante le ricerche, le inchieste e le indagini, a distanza di quasi trent’anni, ancora oggi sono molte le domande che restano senza risposta sulle causa dell’incidente, che ha lasciato dietro sé i resti di una città fantasma che, a detta degli esperti, non potrà essere ripopolata prima di 20.000 anni.

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