I femminicidi nella Turchia “di donne e diritti”

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Le storie di femminicidi e violenza di genere mostrano il preoccupante dilagare del fenomeno, anche nella Turchia del post-elezioni.

Ancora femminicidi tra i temi “caldi” di questo inizio d’estate. Nelle ore in cui i risultati delle elezioni turche mostrano la perdita di maggioranza assoluta e consensi per Erdogan e il suo partito islamico Akp, a favore dell’Hdp di Selahattin Demirtas (“hanno vinto democrazia, donne, diritti”, ha commentato il leader curdo), non passa inosservato un nuovo episodio di violenza di genere. È di pochi giorni fa la notizia riguardante una “sentenza un po’ originale” in cui un giudice della Corte Penale di Ankara ha condannato una donna che aveva precedentemente sporto denuncia verso il marito per le violenze subite. Una storia di violenze domestiche, urla di rabbia – quelle di lui – e dolore – quelle di lei – che hanno portato i vicini a chiamare la polizia. Non è bastato il trasferimento della donna e dei suoi bambini in un luogo sicuro per sfuggire all’uomo, che ha infatti perpetrato le violenze approfittando dei momenti di visita ai figli. Di fronte alla denuncia della polizia, la prima “sorpresa”: l’uomo ha sporto a sua volta una denuncia nei confronti della donna, rea di aver causato il rigonfiamento della mano che la picchiava. E proprio quella mano gonfia è, secondo il giudice, motivo di condanna per la donna, costretta – da “regolare” sentenza – a pagare una multa di tremila lire turche, al pari del marito.

La notizia arriva a meno di un mese da un altro caso di violenza di genere. Protagonista, questa volta, una 19enne curda finita in coma a seguito di una pallottola che l’aveva raggiunta alla testa. Mutlu Kaya aveva partecipato a un talent show (l’equivalente turco del format Got Talent) e, forse per questo motivo, forse per le braccia interamente scoperte durante la sua apparizione in televisione, è diventata un bersaglio. Ancora una donna; ancora una ragazza trasformata in vittima. Un altro, ennesimo, esempio di come violenza e femminicidi dilaghino nei racconti della nostra società.

Se in Italia i dati sono allarmanti (nel Gender Gap Report 2014 su 142 Paesi presi in considerazione, ci fermiamo al 69° posto) quelli della Turchia – e queste due storie lo confermano – non sono molto più positivi. Se già nel 2013 la Turchia non era un paese per donne, con più di 600 vittime di violenza registrate in quattro anni, solo nel 2014 i femminicidi registrati sono stati quasi 300. Donne uccise, in gran parte, per la scelta di prendere decisioni in modo autonomo. “The world is changing; society is progressing. Women evolve with the society” recita la piattaforma turca online Kadin Cinayetlerini nata con l’obiettivo di fermare proprio i femminicidi e difendere i diritti delle donne. L’aumento delle riforme in difesa dei diritti delle donne, dettate soprattutto dalla voglia di entrare a far parte dell’Unione Europea, non ha però cambiato la mentalità generale, mentalità che continua a generare gesti di discriminazione. E così, nei giorni in cui si registra in Turchia il numero più alto di donne elette in parlamento – 96 su 550 parlamentari – nel resto del paese continuano le storie di femminicidi, violenze e abusi nei confronti delle donne.

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