Carlo Ancelotti, un campione a 44 carati: dalle vittorie in campo con il Milan di Sacchi alle tre Champions League vinte da allenatore.

Carletto, così viene chiamato affettuosamente oggi dagli amanti del calcio, inizia a tirare i primi calci nelle giovanili della Reggiana per poi mettersi in mostra nel Parma alla fine degli anni ’70.

Si accorge delle sue qualità la Roma  di Liedholm, Falcao e Pruzzo dove Ancelotti prova il piacere delle prime gioie da giocatore, uno scudetto e per quattro volte vince la Coppa Italia, e la prima vera grande delusione, la finale di Coppa dei Campioni persa contro il Liverpool nel 1985, anche se  al tempo non scese in campo. Lascerà la Roma, da capitano, qualche anno dopo.

Ancelotti passa così al Milan di Berlusconi allenato da Arrigo Sacchi e circondato da chi, insieme a lui, avrebbe fatto la storia del club italiano. Ancelotti vince tanto e tutto, tranne quella Coppa Italia che aveva già vinto abbondantemente ai tempi della Roma. Centrocampista col vizietto del gol, viene schierato spesso e volentieri a sostegno dell’attacco, dietro le punte o esterno, ruolo che occuperà  anche nella finale di Coppa dei Campioni vinta contro il Benfica.

Carletto gioca anche 26 partite nella nazionale italiana segnando un gol, ma riesce a portare a casa solo un terzo posto ai mondiali del ’90 disputati in Italia.

Ed è proprio con gli azzurri che inizia a fare l’allenatore, come vice di Sacchi, nei mondiali a stelle e strisce del ’94.

Torna nuovamente alla Reggiana e poi al Parma, ripercorre quindi da allenatore quel cammino che lo fece diventare uno dei giocatori italiani più vincenti.

La prima panchina doc sulla quale si siede è quella della Juventus. E’ il 1999, ma Ancelotti, che sostituisce Lippi,  si becca l’etichetta di eterno secondo, vince solo una Coppa Intertoto in due stagioni.

Torna quindi al Milan, stavolta da allenatore, dove finalmente inizia a vincere.

Ben tre sono le finali di Champions che lo vedono protagonista: una vinta contro  la Juventus, e due contro il Liverpool che, nella finale del 2005 riuscì a rimontare uno 0-3 in poco meno di un quarto d’ora e a vincere la Champions ai rigori. I rossoneri si presero la rivincita qualche anno dopo, vincendo 2-1.

Tra i meriti tattici ottenuti con i rossoneri, Ancelotti ha indubbiamente quello di aver trasformato Pirlo da trequartista a regista, come già un altro Carletto, Mazzone, aveva provato a Brescia, e il modulo ad “albero di Natale” che fece la fortuna del Milan di Shevchenko e Kakà.

Soddisfatto e in cerca di nuovi stimoli, Ancelotti nel 2009 lascia il Milan e prova l’esperienza all’estero accasandosi al Chelsea dove, tanto per cambiare, vince subito la Premier League. E vincerà anche in Francia allenando il PSG qualche anno dopo, diventando il secondo allenatore più pagato al mondo, secondo solo a Josè Mourinho.

Parentesi agrodolce invece quella sulla panchina del Real Madrid. Ancelotti infatti non riesce a sfondare in campionato nonostante una rosa eccellente e ottiene solo un terzo ed un secondo posto in due anni.

Ma poco importa perché Carletto verrà sicuramente ricordato per aver portato il team madrileno a vincere la sua decima Champions League nel 2014, perché Carletto, in campo da giocatore o in panchina da allenatore, alla fine vince sempre.

LASCIA UN COMMENTO