L’11 Giugno 1984, alle ore 12:45, scompare il politico Enrico Berlinguer, colpito da emorragia cerebrale.
Segretario generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 Enrico Berlinguer, viene a mancare in un albergo di Padova, annientato dal coma e successivamente da un emorragia cerebrale. Berlinguer giunse a Padova il 7 Giugno, dove in vista delle  prossime elezioni, pronunciò un comizio elettorale in Piazza della Frutta; proprio in quella occasione, in diretta televisiva, venne colpito da un ictus, nonostante ciò proseguì il suo intervento fino alla fine e solo allora, palesemente in condizioni critiche, venne trasportato in ospedale urgentemente.
Per decisione dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, la salma venne trasportata sull’aereo presidenziale. Emozionante fu la cerimonia per l’ultimo saluto il 13 Giugno, alla quale partecipò circa un milione di persone, a testimonianza del grande impatto che aveva lasciato Berlinguer nel cuore del popolo italiano.

Le grandi doti diplomatiche e mediatrici dello statista vengono messe alla prova per la prima volta tra il 1964 e il 1966, a causa di un importante scontro interno al partito, che vede schierata la parte di Amendola contro l’ala radicale capeggiata da Pietro Ingrao. Il successo personale di Enrico Berlinguer all’XI congresso del 1966, il quale si propone interprete principale delle esigenze di entrambi gli schieramenti, è confermato nelle elezioni del 1968 in cui è capolista del Lazio. Nel 1972 il noto esponente politico assume la carica di segretario del PCI e al XII congresso riprende la formula usata precedentemente da Togliatti della collaborazione tra le grandi forze popolari del paese: cattolica, comunista e socialista.
Con queste premesse, dopo le elezioni del 1976, il Partito Comunista Italiano entra nella storia con il primo governo di solidarietà nazionale; le grandi aspettative dell’innovativo progetto politico vengono però deluse.
Nel Gennaio 1978 Enrico Berlinguer incontra il leader della DC Aldo Moro, a cui chiede di agevolare l’entrata dei comunisti al governo; ma gli oppositori sono numerosi, troppi dententori del potere avvertono il pericolo nel cambiamento e nel programma  innovativo dello statista, e la cattura di Moro con relativo assassinio da parte delle Brigate Rosse due mesi dopo, metterà la parola fine al governo di solidarietà nazionale e al progetto politico dell’esponente comunista.
Nel 1981, in un’intervista a Eugenio Scalfari, Enrico Berlinguer solleva la cosiddetta “questione morale”, accusando una classe politica ormai decadente di corruzione, facendo mostra della preoccupazione di un possibile rifiuto da parte dei cittadini i
Il ritratto di una personalità elevata come quella dell’ esponente del PCI mostra non solo la necessità di un impegno costante per  migliorare la politica italiana e rendere protagonisti di questa i cittadini stessi, oltre che alla determinazione e al coraggio indispensabili per portare avanti le proprie convinzioni, ma anche come Enrico Berlinguer si possa considerare l’incarnazione della speranza, quella speranza che è stata in grado di vincere negli anni della resistenza, che ha mandato avanti il popolo italiano nei difficili anni della ricostruzione del paese e che è riuscita a sopravvivere al terrorismo; ma soprattutto, speranza che sia ancora possibile con la politica cambiare la vita delle persone e vincere contro le ingiustizie, realizzando una “catena umana” di solidarietà comune, perchè, come diceva il noto esponente politico “ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”.
