Dopo aver conquistato il suo ultimo titolo mondiale, Cassius Clay lascia il mondo del pugilato chiudendo una glorioso carriera che lo ha visto cinquantasei volte vincitore.

Uno dei volti più noti del panorama sportivo di tutti i tempi, un’icona intramontabile per appassionati di pugilato e non; Cassius Clay, ad oggi Muhammad Ali dopo la conversione all’Islam nel 1964, il 26 giugno del 1979 annuncia il suo ritiro dal ring.

Cassius Clay è un atleta dalle mille sfaccettature, un personaggio provocatorio, enigmatico, amato per il suo stile di vita irriverente, odiato perché costantemente contro corrente. Il successo del suo personaggio, infatti, va ben oltre le sue capacità sportive: Ali è un’icona, un modello la cui vita ha sempre 26 giugno 1979: Cassius Clay si ritira dal pugilatoattratto l’attenzione dei media. Siamo nell’America degli anni Sessanta dove lo sport è considerato un vero e proprio spettacolo; gli atleti sono amati e venerati allo stesso modo di attori di Hollywood, si indaga sulla loro vita, si viene a contatto con le loro abitudini, si festeggia insieme per una loro vittoria e si piange abbracciati per una sconfitta. Un fenomeno mediatico che non ha certo escluso Muhammad Ali.

Dalla conversione allo Stato dell’Islam, al rifiuto di combattere in Vietnam, fino al gesto plateale del 1960 quando getta nel fiume Ohio la medaglia d’oro vinta alle Olimpiade di Roma come segno di protesta contro un’America invasa dal razzismo e dalla discriminazione. Tante sono state le occasione in cui Ali ha fatto parlare di sé.

Dopo l’annuncio del 1979, Muhammad Ali ritorna l’anno successivo tentando di riconfermare il suo titolo mondiale, ma con scarsi risultati. L’ultimo combattimento in assoluto risale al 1981, anche questa volta senza successo. Sarà tre anni più tardi che gli diagnosticheranno il morbo di Parkinson, con il quale tutt’oggi convive.

26 giugno 1979: Cassius Clay si ritira dal pugilato

Lo ricordiamo all’apertura delle Olimpiadi di Londra nel 2012, quando commuove tutto lo stadio portando la bandiera olimpica, mostrando i chiari segni della malattia. Un’interminabile scroscio di applausi lo accompagna fino all’uscita, proprio come quando, nel pieno dei suoi giorni di gloria dopo aver messo K.O. l’avversario, scendeva dal ring per salutare e ringraziare il suo pubblico.

A cura di Margherita Romano.

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