Sono passati 35 dalla strage di Ustica e ancora oggi porta con sè strascichi di disillusione dalla giustizia, sgomento e dolore da parte dei familiari delle vittime.

Era il 27 Giugno del 1980 quando partiva dall’aeroporto di Guglielmo Marconi di Bologna il volo Itavia 870 con destinazione Palermo; a bordo dell’aereo sono presenti 81 persone, di cui 64 passeggeri adulti, 13 minori e 4 uomini d’equipaggio. Durante il volo, di cui l’arrivo era previsto per le ore 21.15, non vengono segnalati problemi, ma poco prima delle 21 si perdono le tracce radar del DC 9. Il mattino seguente i media si scatenano riportando la notizia della tragedia, iniziando a fare le prime ipotesi sull’accaduto; passano i giorni, ma le autorità tacciono.strage di Ustica

Sulla strage scende un lungo silenzio che viene interrotto volontariamente da personalità quali Stefano Rodotà, Francesco Ferrarotti, Antonio Giolitti, Pietro Ingrao, Francesco Bonifacio, Adriano Ossicini e Pietro Scoppola nel 1986, tramite un appello al Presidente della Repubblica in cui si chiede che “qualsiasi dubbio sull’eventualità di un’azione militare lesiva di vite umane e di interessi pubblici primari sia affrontato”. Intanto viene fondata l’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica.

il 16 Marzo 1989 il primo collegio peritale consegna al giudice istruttore Bucarelli la sua relazione. I sei periti lasciano una dichiarazione in cui pur concordando sull’intromissione di un missile, esploso in prossimità della zona anteriore dell’aereo, non fosse possibile precisarne il tipo, la provenienza e l’identità. Il collegio riceve dal giudice il compito di proseguire le indagini al fine di identificare il missile, ma le forti pressioni fanno vacillare le iniziali affermazioni: due periti su sei non sono più certi del missile; poi, a seguito di uno scontro con l’allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giuliano Amato, Bucarelli abbandona l’indagine che viene affidata a Rosario Priore.

Nel mentre l’opinione pubblica si rende protagonista di un’ampia mobilitazione che porta il Parlamento stesso ad interessarsi della vicenda con la Commissione Stragi presieduta da Libero Gualtieri. Nei primi mesi del 1994 vengono resi noti i risultati delle perizie ordinate dal giudice Priore; queste, che dovrebbero essere le fondamenta della perizia conclusiva, inizialmente escludono l’esplosione di una bomba, per poi cambiare idea alla fine di Luglio; ma per i PM Coiro, Salvi e Rosselli il lavoro dei periti è affetto da molteplici contraddizioni, motivo per cui molti sono stati estromessi per indegnità. Le indagini sulla strage si concentrano allora sul radar, chiedendo la collaborazione della NATO.aereo della strage

A fine Agosto del 1999, il giudice Rosario Priore, concludendo la più lunga istruttoria della storia giudiziaria italiana, può sentenziare che “l’incidente al DC 9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento”. Una strage quindi, compiuta ai danni di 81 vittime innocenti, in cui per certi versi molteplici aspetti non sono stati chiariti. Si sono dibattute nel corso degli anni principalmente le ipotesi di un coinvolgimento internazionale, nello specifico francese, libico e statunitense.

Nel 2007 l’ex Presidente della Repubblica Cossiga ha attribuito la responsabilità della strage a un missile francese destinato ad abbattere l’aereo su cui si sarebbe trovato il dittatore libico Gheddafi, tesi poi confermata dalla Corte di cassazione al processo per il risarcimento ai familiari delle vittime. I vertici dell’Aeronautica indagati per alto tradimento, vengono assolti in prescrizione.35 anni dalla strage

Nel corso delle lunghe indagini sulla vicenda della strage di Ustica, i familiari delle vittime non si sono arresi e hanno cercato di far luce sugli eventi, nello sforzo mai interrotto di una ricerca assidua della verità assoluta, forse mai veramente raggiunta. Nella celebrazione del trentacinquesimo anniversario dalla strage, è Franco Battiato a rendere omaggio alle vite irrimediabilmente danneggiate, con un concerto nel Giardino della Memoria, a rimarcare il legame ormai indissolubile nel pensiero collettivo, tra Bologna e la Sicilia.

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