Tutto si può dire del locale milanese Derby, tranne che fosse gestito da gente che non conosceva il suo mestiere. Tra i protagonisti assoluti della “rivoluzione del Derby”, c’è Massimo Boldi.

La squadra di comici che ha esordito su quel palco quattro decenni fa non è praticamente mai tramontata. Difficile stabilire in quale momento della carriera Boldi, 70 anni boldioggi, smetta di essere un caratterista per diventare un protagonista del nostro cinema. A differenza di altri suoi colleghi, la sua carriera sembra poco interessata a evoluzioni sostanziali, segnata dalla fedeltà ad una comicità semplice e lineare. Forse è una bestemmia ma non si tratta neppure di una vera comicità “milanese”, quanto di un umorismo immediato e molto fisico. In ogni caso, una formula che ha garantito il successo.

Nato a Luino il 23 luglio 1945, inizia prestissimo a fare i lavori più disparati. Esordisce nello spettacolo come batterista, in un complesso fondato insieme al fratello Fabio: i Mimitoki. Nel 1968 inizia ad esibirsi come comico al Derby. Grazie alla sua formazione musicale, eccelle nella canzone satirica in stile Jannacci. Problemi familiari lo costringono a rallentare molto l’attività artistica. Si sposa e gestisce un bar a Milano.

A metà degli anni ’70, il salto definitivo: esordisce in tv a Canzonissima accanto ai già famosi Cochi e Renato, con il personaggio del folle cuoco toscano Mario Vigorone. Nella seconda metà del decennio è tra i volti di punta dell’avventura della nuova tv commerciale,  con Non lo sapessi ma lo so, in coppia con il vecchio amico Teo Teocoli, su Antenna 3 Lombardia, la rete fondata da Enzo Tortora. Piaccia o no, molti “disturbatori” e intervistatori più o meno satirici sono in discreto debito con il suo anchorman psicopatico Max Cipollino.

Iniziano le prime apparizioni cinematografiche, come in Di che segno sei? (1975) di Sergio Corbucci. Nel 1976 Salvatore Samperi lo inserisce nel cast di Sturmtruppen, non raffinatissimo ma efficace affresco di satira anti-bellica tratto dai celebri fumetti di Bonvi.

Boldi si ritaglia il ruolo di “spalla ingombrante”, di comprimario con il vizio di insidiare la scena al protagonista, con Pozzetto in Sono fotogenico e Il ragazzo di campagna, con Abatantuono in Eccezzziunale… veramente, con Villaggio in Fracchia, la belva umana. Con I due carabinieri, Carlo Verdone ha l’ennesima geniale intuizione registica: prendere in blocco il personaggio Boldi così com’è, una maschera logorroica e fracassona, e immergerlo nella tragedia. Il risultato parla da sé.

Gli anni ’80 sono quelli del trionfo televisivo, soprattutto con Drive In, in cui perfeziona il suo ruolo di disturbatore ossessionante e generatore di caos, e dei primi ruoli da protagonista Boldisul grande schermo, con I pompieri di Neri Parenti (1985). L’anno successivo, con Yuppies – I giovani di successo, di Carlo Vanzina, nasce il sodalizio artistico ventennale con Christian De Sica. Negli ultimi due decenni Boldi e De Sica, insieme prima e da solisti poi, sono gli artefici del fenomeno dei cine-panettoni, nati sotto l’egida di Neri Parenti e dei fratelli Vanzina. Negli anni 2000 l’attore lega il suo nome anche a molte fiction televisive di successo, in cui si concede una comicità meno fragorosa e uno sguardo più ironico e leggero.

L’unico ruolo a tutti gli effetti drammatico di Massimo Boldi è tuttora Festival (1996) di Pupi Avati, in cui interpreta un comico in disarmo che rilancia la sua carriera e la sua vita con un ruolo impegnato che viene candidato a Cannes. È decisamente ora di ritentare.

 

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