2 Agosto 1990: scoppia la 1° Guerra del Golfo

La 1° guerra del Golfo (2 agosto 1990 – 28 febbraio 1991) fu il conflitto che oppose l’Iraq ad una coalizione composta da 35 stati formatasi sotto l’egida dell’ONU e guidata dagli Stati Uniti, che si proponeva di restaurare la sovranità del Kuwait, dopo che questo fu invaso dall’Iraq.

Il 2 agosto del 1990 il presidente iracheno Saddam Hussein invase il vicino Stato del Kuwait non solo per le sue grandissime riserve di petrolio, ma anche per bloccare i capitali kuwaitiani sulle piazze americane, asiatiche ed europee. Il Kuwait fu colto di sorpresa e, solo dopo una prima indicazione dell’avanzata delle forze irachene da parte di un aerostato radar, i militari del Kuwait si opposero come poterono, ma la loro inferiorità numerica non permise una difesa adeguata.

Il 3 agosto 1990 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condannò l’invasione irachena del Kuwait e chiese il ritiro incondizionato di tutte le forze dell’Iraq dispiegate nel piccolo stato emirato. La richiesta non conseguì i risultati sperati ed il 3 Gennaio, a Washington, venne messa ai voti la decisione di Bush di usare la forza contro l’Iraq: Camera e Senato la approvarono. Il 16 Gennaio 1991, alle ore 8:00 (ora locale a Baghdad), scadde l’ultimatum delle Nazioni Unite ed il 17 gennaio le truppe degli Stati Uniti, supportate dai contingenti della coalizione, penetrarono in Iraq, dando inizio all’operazione Desert Storm, la più imponente azione militare alleata dal 1945 in poi. Le operazioni di aria e di terra furono chiamate “Operation DesertStorm” (Tempesta nel deserto). Gli aerei della Coalizione colpirono diverse basi militari distruggendo le forze aeree irachene. Le ostilità continuarono fino a fine febbraio e il 25 di quel mese il Kuwait fu ufficialmente liberato dall’Iraq. Durante l’occupazione irachena, circa 1000 civili kuwaitiani furono uccisi e più di 300000 residenti lasciarono il paese.

Tra le varie risoluzioni ONU, la più importante fu la numero 678, approvata dal Consiglio di Sicurezza il 29 novembre, dove era stabilito l’ultimatum per la mezzanotte del 15 gennaio 1991 Eastern Standard Time (altrimenti ore 08:00 am del 16 gennaio 1991 ora locale dovuta a una differenza di 8 ore tra Washington Eastern Standard Time e Baghdad) per il ritiro delle truppe irachene ed erano autorizzati “tutti i mezzi necessari per sostenere e implementare la risoluzione 660”, una formula diplomatica per l’approvazione dell’uso della forza.

Gli Stati Uniti per la guerra del golfo assemblarono una coalizione di forze contro l’Iraq. Essa era costituita da 34 nazioni: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Bahrain, Bangladesh, Brasile, Canada,Cile, Colombia, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Grecia, Honduras, Italia, Kuwait, Marocco, Nuova Zelanda, Niger, Norvegia, Paesi Bassi, Oman,Portogallo, Qatar, Regno Unito, Senegal, Spagna, Sudafrica, Corea del Sud e gli stessi Stati Uniti d’America

Alcune nazioni furono restie nell’unirsi alla coalizione; alcune convinte che la guerra nel golfo riguardava una questione interna del medio oriente ed altre preoccupate dall’aumento dell’influenza statunitense in Kuwait. Infine comunque molte nazioni si convinsero delle intenzioni belligeranti dell’Iraq verso gli altri stati arabi e offrirono aiuti economici.

L’Italia ha partecipato alla guerra del golfo schierando sin dall’inizio dell’invasione del Kuwait una forza navale nell’Operazione Golfo 2 e partecipato ai bombardamenti con dei cacciabombardieri Tornado IDS. Al termine delle ostilità alcuni cacciamine hanno continuato a operare per bonificare le acque da mine navali.

 A cura di Linda Pacifico.

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