Trenta anni fa il giornalista napoletano Giancarlo Siani veniva ucciso in un agguato organizzato dalla camorra.

Giancarlo Siani nacque a Napoli il 19 settembre 1959. Ottimo studente, iniziòa lavorare come giornalista mentre frequentava l’università. I primi giornali a pubblicare i suoi articoli furono Il lavoro nel Sud, organo di stampa della Cisl, e Il Mattino, quotidiano di Napoli, come corrispondente dal comune di Torre Annunziata. Inoltre, assieme ai giornalisti Antonio Franchini e Gilo De Stefano, Siani costituì il Movimento Democratico per il Diritto all’Informazione, che si batteva per la tutela della libertà di stampa. siani

Giancarlo Siani, fin da subito, iniziò a occuparsi con interesse e coinvolgimento delle famiglie che appartenevano alle classi sociali più basse, capendo che proprio per la loro condizione di miseria esse erano costrette ad avere rapporti con la criminalità organizzata locale, cioè la camorra, a cui si affidavano per migliorare la propria condizione. Siani approfondì la conoscenza sulla criminalità organizzata del suo territorio collaborando con l’Osservatorio sulla Camorra, un periodico diretto da Amato Lamberti.

Con queste attività Siani diventò un profondo conoscitore della camorra e dei modi utilizzati dai suoi affiliati. In particolare, gli articoli di Siani attaccavano Valentino Gionta, un boss locale che, da semplice pescivendolo, si era fatto strada attraverso il contrabbando di sigarette, per poi arricchirsi con lo spaccio di stupefacenti, controllando l’intero territorio torrese-stabiese.

Nonostante le denunce seguite a queste rivelazioni scottanti, Siani non si fermò e continuò a pubblicare e denunciare le azioni della camorra, accrescendo la sua posizione di giornalista scomodo. L’articolo che provocò più scalpore fu quello del 10 giugno 1985, in cui il giornalista rivelava un patto segreto tra due clan: i Nuvoletta e i Bardellino, che si erano accordati per eliminare dal panorama criminale il boss Valentino Gionta, denunciandolo segretamente ai carabinieri. Si trattava di far arrestare Gionta in modo da garantire la pace tra i due clan, finora in guerra tra loro.

La scoperta di Siani suscitò turbamento all’interno dell’ambiente camorrista, poiché veniva dimostrato che il clan Nuvoletta aveva trattato con le Forze Armate, contravvenendo al codice d’onore rispettato dai mafiosi.

Giancarlo Siani aveva dimostrato ai camorristi la sua bravura di giornalista, e per questo doveva essere eliminato. Il 15 agosto 1985 Angelo e Lorenzo Nuvoletta, capo clan, decisero di far uccidere il giornalista, cercando un luogo lontano affinché non si sospettasse della loro famiglia.

Alle 20:50 del 23 settembre 1985, mentre Giancarlo Siani rincasava, i killer ingaggiati dai fratelli Nuvoletta, Ciro Cappuccio e Armando del Core, si avvicinarono e gli spararono, abbandonando la scena del crimine a bordo di una moto.

Siani venne raggiunto all’interno dell’auto da dieci colpi di pistola che lo colpirono alla testa.

Dopo il suo omicidio, sia i mandanti che gli esecutori vennero arrestati e processati. L’ultima sentenza ha condannato definitivamente sia gli uni che gli altri all’ergastolo.

L’impegno di GiancarloMehari_Siani Siani per la difesa della libertà di stampa e per la lotta contro la criminalità organizzata non è stata dimenticata.

Nel 2004 è nato il Premio Giancarlo Siani, a cui partecipano i giornalisti che si occupano di cronaca, mentre a partire dal 2005 ogni anno il Teatro Diana presenta lo spettacolo Ladri di sogni, che rappresenta le vittime delle mafie e dove uno dei personaggi è appunto Giancarlo Siani.

Il 23 settembre 2013, nell’anniversario della sua morte, la macchina dove Siani si trovava al momento del suo omicidio è stata posta al centro della Rotonda della Legalità, a torre Annunziata.

In suo onore e ricordo, il comico Alessandro Siani ha scelto il cognome del giornalista come nome d’arte.

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