Il 13 ottobre 1894 si aprì ufficialmente il “caso Dreyfus”, l’ufficiale ebreo dello Stato Maggiore dell’esercito francese Alfred Dreyfus venne sottoposto a ispezione con l’accusa di essere una spia per i tedeschi

L’affare Dreyfus  scoppiò in Francia alla fine del XIX secolo, e divise il Paese dal 1894 al 1906, a seguito dell’accusa di tradimento imputata al capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus, il quale era totalmente innocente.

L’Affaire costituì lo spartiacque nella vita francese tra i disastri della guerra franco-prussiana e la Prima Guerra Mondiale: lacerò l’esercito francese, costrinse ministri a dimettersi, creò nuovi equilibri e raggruppamenti politici, spinse a un tentato colpo di Stato e portò la paranoia che condusse alla quasi catastrofica guerra Anglo-francese nel 1898. L’affare Dreyfus  accentuò le profonde divergenze esistenti all’interno della stessa società francese. Si crearono e scontrarono, nell’arco di due decenni, due campi profondamente opposti: i “dreyfusardi”, che difendevano l’innocenza di Dreyfus, e gli “antidreyfusardi”, partigiani della sua colpevolezza.

La condanna di Dreyfus fu un errore giudiziario, avvenuto nel contesto dello spionaggio militare, dell’antisemitismo imperversante nella società francese e nel clima politico avvelenato dalla perdita recente dell’Alsazia e di parte della Lorena, subita da parte della Germania di Bismarck.

Il caso scoppiò nel 1894 quando Alfred Dreyfus, un ufficiale di artiglieria ebreo alsaziano, assegnato allo Stato Maggiore dell’esercito francese, venne accusato dai servizi segreti, il 6 ottobre, di spionaggio a favore dell’Impero Tedesco, che indicano in lui l’autore di una lettera indirizzata a Maximilian von Schwartzkoppen, addetto militare tedesco a Parigi, nella quale si annuncia l’invio di documenti militari. Righe che odorano di spionaggio. Quella lettera verrà chiamata «bordereau». Dreyfus, 35 anni, è un ricco ebreo originario di Mulhouse, inAlsazia. Dopo la sconfitta della Francia con la Prussia, nel 1870, e la cessione dell’Alsazia ai tedeschi l’anno successivo, ha optato per la nazionalità francese. Decise di lasciare l’industria di famiglia per dedicarsi al mestiere delle armi, cosa abbastanza insolita per un ebreo dell’epoca. Sogna la «Revanche», la rivincita contro i tedeschi, ed è certo di rivedere un giorno la bandiera della Francia sventolare nuovamente sull’Alsazia. Ha da poco terminato la Scuola di Guerra classificandosi tra i primi, nono su ottantuno partecipanti al corso. Dal 1º ottobre sta effettuando uno stage presso il ministero della Guerra con altri giovani ufficiali. È uno dei pochi ebrei che sono riusciti a sfondare il muro dell’ostracismo antisemita molto diffuso nell’esercito francese – di forte impronta clericale – e contro i quali si scatenò due anni prima lo scrittore e polemista Edouard Drumont, con una serie di articoli sul suo giornale «La Libre Parole». Dreyfus è ricco, ha una bella moglie, figlia di un ricco commerciante di diamanti, due bambini, una bella casa e amici.

Sabato 13 ottobre, un sergente di servizio al ministero della Guerra si presenta all’abitazione del capitano al 6 di Avenue du Trocadero. Deve consegnare un ordine di servizio. In assenza del capitano, si rifiuta di lasciare il documento alla giovane moglie, Lucie Hodamard. Il militare ritorna alcune ore dopo. Alfred Dreyfus è in casa e sigla, con una certa sorpresa, la ricevuta che il sergente intende fargli firmare. È la prima volta, a sua conoscenza, che il ministero ricorre a «una procedura così burocratica». L’ordine di servizio è breve: il capitano dovrà presentarsi lunedì 15, alle ore 9, al Ministero della Guerra, per un’ispezione generale dal Generale Auguste Mercier.

Due giorni dopo l’ispezione, il 15 ottobre, Dreyfus venne arrestato e a dicembre il processo lo condannò ai lavori forzati.

Nel settembre 1899, dieci giorni dopo il verdetto di condanna, Dreyfus fu graziato dal Presidente della Repubblica Émile Loubet.

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