Il 6 Novembre 1962 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva la risoluzione 1761, che condanna le politiche segregazioniste di apartheid del Sudafrica.
Era  il 6 Novembre del 1962, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di intervenire attivamente contro le politiche segregazioniste del Sudafrica, condannandole definitivamente e chiedendo a tutti gli stati membri dell’ONU di interrompere ogni rapporto diplomatico e militare con il paese, nello specifico  a seguito del massacro, avvenuto nel 1960, di dimostranti disarmati a Sharpeville, nei pressi di Johannesburg. L’apartheid fu poi dichiarato crimine internazionale da una convenzione delle Nazioni Unite votata nel 1973, e quindi successivamente inserito nella lista dei crimini contro l’umanità .
L’ apartheid, letteralmente separazione in lingua afrikaans, è l’emblema di una politica di segregazione razziale istituita nel secondo  dopoguerra dal governo di etnia bianca del Sudafrica, rimasta in vigore fino al 1993.  Il termine apartheid fu utilizzato, in senso strettamente politico, per la prima volta nel 1917 dal primo ministro sudafricano Jan Smuts, ma solo dopo la vittoria del Partito Nazionale nelle elezioni del 1948, l’idea venne trasformata in un sistema legislativo compiuto. I principali ideologi dell’apartheid furono i primi ministri Daniel Malan, Johannes Strijdom e Hendrik Verwoerd.
L’idea segregazionista sfociata nella politica di apartheid, seguiva essenzialmente due principi base: la separazione dei bianchi dai neri nelle zone abitate da entrambi, in particolare in merito all’uso di mezzi e strutture pubbliche, insieme all’istituzione dei Bantustan, territori semi- indipendenti in cui migliaia di persone di colore furono costrette con la forza a trasferirsi. In Sudafrica gli abitanti di etnia bianca si dividevano in coloni di origine inglese e afrikaner; questi ultimi, che costituivano la maggioranza della popolazione bianca, erano da sempre favorevoli ad una politica di stampo fortemente razzista, accentuata poi a seguito della seconda guerra mondiale, quando un gruppo di intellettuali afrikaner, influenzati dall’ideologia nazista, completarono definitivamente la teorizzazione del progetto di apartheid.
Nel 1956 la politica segregazionista viene estesa a tutti i cittadini di colore. Negli anni ’60, 3,5 milioni di persone denominate bantu, vengono sfrattate con la violenza dalle loro case e deportate nelle “homeland del sud”, private in definitiva di ogni diritto politico e civile. Gli si consente di frequentare esclusivamente l’istituzione di scuole agricole e commerciali e in ultimo, diventa obbligo l’uso di uno speciale passaporto interno per potersi muovere nelle zone occupate da abitanti di carnagione bianca.
In un primo tempo si organizzano proteste contro l’apartheid, in genere brutalmente sedate dalle forze di sicurezza governative. Nel 1975, la situazione va peggiorando, poichè i burocrati decidono  di far rispettare una legge per lungo tempo dimenticata: non solo ogni norma doveva necessariamente essere scritta in lingua afrikaans, ma si imponeva che nelle scuole le lezioni fossero tenute per metà in lingua inglese e per la restante metà in lingua afrikaans.
Successivamente alla condanna dell’apartheid da parte dell’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite, avvenuta il 6 Novembre 1962, la comunità internazionale decide di varare una serie di sanzioni contro il regime segregazionista sudafricano; perfino gli stati inizialmente ostili a tali misure, come Gran Bretagna e Stati Uniti, i quali optano inizialmente per una strategia denominata “constructive engagement”, a metà degli anni ottanta si allineano con la strategia intrapresa dagli altri paesi. Un segnale forte proviene anche dal mondo dello sport: a causa della politica di apartheid il Sudafrica è escluso fino agli anni ottanta dalla partecipazione alle olimpiadi.
La liberazione di Nelson Mandela dopo ventisette anni di prigionia e la sua successiva elezione a Capo dello Stato decretano non solo la fine di anni di politiche fortemente segregazioniste, ma l’inizio di una nuova era per tutta la popolazione sudafricana. L’anniversario delle elezioni tenute nel 27 Aprile 1994 viene celebrato come “festa della libertà ”.
